Adriano Galliani ci mancherà?

L’Amministratore delegato più influente di sempre della Serie A lascerà dopo più di trent’anni e 28 trofei

di Giacomo Rizzi

“Too big to fail” è ciò che pensa la maggior parte delle persone quando si tratta di Adriano Galliani, ma questa potrebbe essere davvero l’ultima sua stagione da Ad del Milan. “Dopo il closing, sarò solo un tifoso” aveva dichiarato. Da diversi anni la sua immagine è stata appannata dal dualismo con Barbara Berlusconi — le dimissioni del Novembre 2013, poi revocate — e dalla crisi societaria, ma quasi nessuno può immaginare un Milan senza di lui.

Qualcuno ha perfino ventilato l’ipotesi che potesse esserci lui dietro ai fondi d’investimento interessati all’acquisto della squadra, per tentare la scalata al vertice. Ipotesi poco verosimile, che Galliani ha negato categoricamente — “come dire che Trump è a capo dell’Isis” — la smentita appare esagerata, ma sembra impossibile che intenda fare qualcosa all’insaputa di Berlusconi.

Galliani lascia dopo 31 anni: cosa rimpiangeremo di lui e di cosa non sentiremo affatto la mancanza?

Il manager Galliani. Le vicende manageriali di Galliani sono strettamente legate a Silvio Berlusconi. Nel 1979 inizia la collaborazione per creare la prima tv commerciale italiana. Dal 1986 è Ad del Milan e successivamente diventa anche vicepresidente.

Se il Milan è diventato il club più titolato al mondo, il merito è soprattutto suo: ha portato a Milano 28 trofei — di cui 8 Scudetti e 5 Champions League — ed una lunghissima lista di campioni che hanno deliziato generazioni di tifosi rossoneri. Non è un fatto marginale che il Milan sia la squadra italiana più conosciuta — e tifata — nel resto del mondo.

Oltre ai successi Galliani ha grandi responsabilità per il bilancio del Milan, preso a cannonate dalle spese pazze di “figurine” che ha portato stipendi troppo gravosi per una società in astinenza di successi- dopo il 2004 solo 1 Scudetto e 2 Supercoppe. Per dare un’idea delle perdite, nel 2016 sono state di 75 milioni, 89 nel 2015 e 91 nel 2014 (per i dati precisi consultare il sito http://www.calcioefinanza.it/ ).

Il Galliani con le mani in pasta. Se sei professionalmente e umanamente legato a Berlusconi non è una coincidenza che tu possa sperimentare situazioni di conflitto d’interessi. Attualmente Galliani, oltre ad essere amministratore delegato del Milan, è membro del Cda di Mediaset, del Cda di Tele +, del Cda di Tele 5 — emittente spagnola — e presidente di Elettronica Industriale.

Noccioline rispetto al fatto che è stato dal 2002 al 2006 presidente della Lega Nazionale Professionisti e contemporaneamente vicepresidente del Milan. Nel 2006 finì il suo incarico da presidente di Lega in seguito al deferimento per Calciopoli, squalificato poi per 5 mesi perché aveva chiesto ad un suo collaboratore — Leonardo Meani — di fare pressioni all’arbitro dopo un gol annullato a Shevchenko. Dalle intercettazioni di Calciopoli si scoprirono anche le raccomandazioni per affidare il catering della fiera Expogoal alla M Enterprise, società di proprietà della figlia Micol.

L’inchiesta Football Leaks diffusa in Italia da L’Espresso ha fatto in parte luce sul “nebuloso” fondo maltese Doyen Investment Spa, attraverso il quale nel 2015 Mr Bee aveva trattato con Galliani l’acquisto del Milan. Si è scoperto, tra le altre cose, che Micol è stata consulente di Doyen dal 2013.

Per approfondire l’inchiesta Football Leaks, il sito che ha diffuso tutti i dati: https://footballleaks2015.wordpress.com/

Il tifoso Galliani. Adriano Galliani è un vero e proprio personaggio del calcio italiano. Simbolo dell’italianità nel suo essere quasi primitivo per genuinità e passione. Galliani è prima di tutto un grandissimo appassionato di calcio, che per lui è da sempre un’ossessione — si narra che da bambino fosse scappato fino a Genova, lui di Monza, per assistere ad una partita di calcio — e non si vergogna a manifestarlo, come se da amministratore delegato dovesse essere anche il primo tifoso.

Inutile negarlo, il tifoso Galliani piace a tutti:

Il Galliani polemista. Questo lato fa parte del Galliani tifoso, ma è troppo vario e consistente per rimanervi relegato. Il primo, enorme polverone che ha sollevato è datato 1991. Il famigerato black-out di Marsiglia che ha interrotto la partita dei quarti di finale di Coppa dei Campioni. Galliani furioso, si scaglia contro i francesi e decide per il ritiro della squadra, con la conseguente eliminazione dei rossoneri.

Il 25 Febbraio 2012 Milan e Juve si giocano lo scudetto con lo scontro diretto, il famoso 1–1 con il gol — regolarissimo — annullato a Muntari. Galliani cercherà di vendicare il torto ingaggiando un duello rusticano con Antonio Conte nel tunnel degli spogliatoi. A distanza di anni, dicendosi a favore della Var, dichiarerà: “Il gol annullato a Muntari, ce l’ho ancora sul telefonino”.

Decisamente surreale la polemica dopo Juve-Milan del 7 Febbraio 2015 — terminata 3 a 1 in favore dei bianconeri. Galliani è fermamente convinto che il gol di Tevez sia in fuorigioco e accusa la Juventus di manipolare i replay, attaccandosi al fatto che la linea della difesa — creata graficamente — fosse storta.

L’ultima polemica — sempre rivolta alla Juve — quella per il guasto all’aereo di Supercoppa e la ripartenza per Doha rimandata di un giorno. L’”Adriano furioso” minaccia di non presentarsi in quanto la sua squadra ha subito un “danno gravissimo” e che i bianconeri “sono già ad allenarsi al caldo dei 20° di Doha”. Il Milan ha poi regolarmente giocato e vinto la partita.

Le polemiche di Galliani sono sempre spropositate e poco fondate, lui stesso risulta odioso perché troppo poco oggettivo; il Galliani polemista è un tifoso frustrato che ama troppo la sua squadra per non difenderla, solo perché è debole e perdente. In un calcio al servizio delle tv, in cui le squadre sono marchi ed i giocatori un capitale da valorizzare queste cose potrebbero mancarci moltissimo.