Buffon ha ragione riguardo la Var?

Fact-checking delle dichiarazioni del portiere dopo Genoa-Juventus

Gianluigi Buffon ha criticato pesantemente l’utilizzo della Var nelle prime due giornate di campionato dopo la vittoria per 4 a 2 contro il Genoa. Sostiene se ne faccia un uso “spropositato e sbagliato”, che gli arbitri perdano libertà decisionale ed assegnino rigori troppo fiscali, ogni qualvolta vedano un contatto. Aggiunge che la Var favorisce le squadre più forti — quelle che attaccano di più e stazionano per più tempo nell’area avversaria — e che l’eccessivo supporto tecnologico non permetta di capire il valore e le capacità di un arbitro. Conclude che queste interruzioni rendono il calcio “simile alla pallanuoto” e facciano perdere ai calciatori il “feeling con il campo”.

Prima di vedere i dati reali è necessario premettere che la Var è uno strumento tecnologico il cui uso si basa sulla discrezionalità dell’arbitro. Non consente di avere un’infallibilità nelle decisioni, ma permette di ridurre il gap tra chi guarda la partita da tv, smartphone — e prende visione di decine di replay — e chi sta in campo. Non limita affatto la libertà dell’arbitro che deve comunque avere capacità interpretative e riuscire a seguire l’evolversi del gioco come era negli anni scorsi.

La tesi di Buffon secondo cui “ogni contatto diventa rigore” è smentita dal fatto che nelle prime due giornate di campionato ne siano stati assegnati 8; lo stesso numero della stagione precedente, anche nel 2015/16 e 2014/15 non si è scesi sotto ai 6. Non è vero che si assegnano molti più rigori. Che le squadre che attaccano di più abbiano più possibilità di guadagnare un calcio di rigore è lapalissiano, come dire che chi tira più volte ha più possibilità di segnare.

Per quanto riguarda le interruzioni è giusto precisare che una partita di Serie A prevede mediamente 57 minuti di gioco effettivo — l’anno scorso il record negativo sono stati i 46' di Sampdoria Cagliari — . C’è da chiedersi se ulteriori interruzioni si integrino in uno sport fisiologicamente “lento” o se siano la goccia che fa traboccare il vaso. L’ultima giornata di campionato è durata 23 minuti in più rispetto alla media dell’anno scorso, con recuperi ampi fino ai 10 minuti. A questo ritmo la stagione 2017/18 durerebbe circa 8 ore più del campionato precedente.

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