Bolsonaro non fa il sovranista con Trump

Il presidente brasiliano da l’ok alla fusione tra Embraer e Boeing: evitato lo scontro con Washington. Che ora deve fronteggiare la minaccia cinese

È bastata una decina di giorni a Jair Bolsonaro, il neopresidente brasiliano, per dare il via libera alla fusione tra la statunitense Boeing e la divisione commerciale della brasiliana Embraer. Il leader populista ha così rinunciato alla golden share nonostante i suoi dubbi sull’operazione. Temeva, infatti, danneggiasse alla sovranità nazionale. L’ok è arrivato dopo le rassicurazioni in merito alla divisione militare di Embraer, che produce i mezzi militari brasiliani, espresse dai vertici dell’esercito durante un incontro al Planalto, il palazzo presidenziale, al quale ha partecipato anche il ministro della Difesa, il generale Fernando Azevedo.

Boeing può quindi chiedere entro l’anno la fusione con Embraer. La mossa del colosso statunitense arriva in risposta all’alleanza tra l’europea Airbus e la canadese Bombardier: infatti, Boeing e Embraer sono società complementari nell’aviazione commerciale. L’azienda brasiliana è leader mondiale nella produzione di aerei per un massimo di 150 passeggeri; Boeing, invece, produce solo aerei con più di 160 posti. Sta per nascere, grazie alla fusione, un gruppo che avrà un capitale di 5,26 miliardi di dollari.

Evitato, quindi, lo scontro tra Bolsonaro, spesso definito il «Trump dei tropici», e Donald Trump «l’originale». Che dal 1° gennaio ha un nuovo segretario alla Difesa, dopo l’addio di Jim «cane pazzo» Mattis al Pentagono: Patrick Shanahan. Shanahan, 56 anni, vice di Mattis fino alla promozione che per ora è soltanto un interim, ha lavorato in Boeing dal 1986 al 2017 ricoprendo tra le altre cariche anche quella di vicepresidente e general manager del programma Boeing 757 della divisione commerciale. Due anni fa fu scelto da Trump per la seconda carica al Pentagono.

Ora però Washington deve guardarsi dalla minaccia della Cina, pronta ad aprire un nuovo fronte, dopo quello commerciale e quello sulle reti di comunicazione, della guerra agli Usa che tocca anche l’Europa. La compagnia cinese Comac punta, infatti, a rompere il duopolio della statunitense Boeing e dell’europea Airbus, che già soffrono per non essere state in grade di consegnare tutti gli aerei che avevano programmato nel 2018 per i problemi di produzione che le frenano nonostante l’aumento costante di domanda di aerei di linea. Aumento che è dovuto al mercato asiatico. Ed è proprio per questo che a Shangai sognano di inserirsi tra i due colossi. Rand Corp, come riporta il Wall Street Journal, ha messo il naso nelle tasche della cinese Comac e avverte: hanno soldi per sfidare il duopolio, dopo il lancio nel 2017 del C919, rivale dell’A320 e del 737. Ma soprattutto, il gruppo di Shangai ha un mercato interno in espansione, senza contare le possibilità nel resto dell’Asia, in Russia e pure Africa, dove il governo di Pechino sta cercando pian piano di sostituire la presenza statunitense.