Due fuoriclasse

Non ho ricordi diretti del primo. Si tratta solo di immagini sgranate, viste, riviste, citate: colpi di tacco, rovesciate e dribbling da fare impazzire e da imitare. E sigarette. Tante. Troppe. Non era l’epoca di Vimeo e YouTube per cui, per vedere qualche mossa, si doveva sperare in uno speciale celebrativo del calcio totale arancione o nella seconda visione del pluricitato documentario di Sandro Ciotti.
Della seconda ho ovviamente una vivida immagine che si estingue nel pomeriggio di ieri. La specialità non era atletica ma casalinga: polpette di pane al sugo e patate al forno. Una pietanza semplice ma inimitabile. Personalmente, ci provo ancora oggi ma le patate non sono mai croccanti come vorrei. E le polpette…beh, hanno il difetto di sempre: mai dure come le faceva, mai morbide come le impastava, mai perfettamente calibrate, dello stesso diametro, della stessa forma geoide.

Suggestionato dal primo, ho provato a imitare uno scarto di gambe in una epopea calcistica poco gloriosa (e terminata, per fortuna del calcio, all’inizio delle scuole medie): il proverbiale colpo di tacco di Crujiff si rivelò, nella mia versione sullo sterrato irregolare di un campo d’oratorio, una clamorosa cilecca, buona per riderci.

Invece, la cucina della seconda mi ha consegnato un record imbattibile. All’approssimarsi del primo esame della mia vita, quello di stato, una volta di maturità, mi sono rifugiato per quasi venti giorni nelle sue stanze. Per studiare, si. Ma anche per stare un po’ per i fatti miei. L’esito è stato questo: credo di essere l’unico al mondo ad aver preso quattro chili in periodo d’esame.

Il destino, credo si chiami così, ha unito improbabilmente Johan Crujiff e nonna Lilli. Insomma due cose in una da ricordare. Per sempre.