Il futuro, prima o poi, torna
Matteo Renzi
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Ciao Matteo,

Sono uno studente di 23 preoccupato e direi letteralmente spaesato. Frequento un’università all’estero, ho lavorato negli Stati Uniti e in Europa, e non so se il mio futuro sarà in Italia. Se non lo sarà mi ricorderò di te come uno di quei pochi politici che hanno tentato di rendere il nostro un paese migliore senza rinunciare alla civiltà, impresa ardua e - inizio a credere -impossibile.

Dal mio punto di vista, il problema principale dell’Italia sono gli Italiani e il loro vittimismo in particolare. Guadagnano consenso i politici che lo cavalcano, promettendo l’irrealizzabile e individuando cause esterne per spiegare le difficoltà del nostro paese.

Nel futuro più immediato, la differenza sarà tra i politici che fanno promesse realistiche e le mantengono e quelli che prendono impegni irrealizzabili e inventano scuse sempre più creative per giustificare i propri fallimenti.

Se questo sarà il contesto, ho tre piccoli consigli che, per quel che valgono, vorrei condividere con te.

  1. Non fare tu per primo promesse che sai già di non poter/voler mantere. La gente distingue tra chi racconta bugie e chi non lo fa, l’entità delle bugie non conta, conta il numero. Promesse del tipo “Se vince il No abbandono la politica” possono anche essere piccole, ma ti delegittimano forse più di quelle dei tuoi avversari - che di fatto sono più impegnative (“soldi dal cielo!”) — perché sono personali.
  2. Metti al centro della tua nuova agenda l’Europa. Non quella che c’è adesso ma quella che concretamente vuoi realizzare. In questo, non sentirti vincolato dall’appartenenza del PD al PSE. Può darsi che la tua visione sia più vicina a quella dell’ALDE, perché non prenderne atto subito?
    Gli Italiani sono sempre più Euroscettici perché non colgono i benefici concreti dell’appartenenza all’Europa, e perché non sentono di averne il controllo. Ma le decisioni più importanti per il nostro futuro saranno sempre più spesso prese a livello internazionale, con o senza il nostro consenso. Chiarito questo punto, quale sarà il ruolo dell’Italia nell’Europa che vogliamo? Saremo sempre quelli che non crescono se non con il debito pubblico?
    Ho sempre apprezzato il tuo insistere sulla speranza e sull’opportunità più che sulla paura, ma oggi l’accento deve essere sulla concretezza.
  3. Sciogli il PD. Dulcis in fundo. 
    Il paradosso della politica, almeno in Italia, è che l’avversione a una parte politica è più forte dell’adesione ad un’altra. Le persone che ti voteranno sempre per il solo fatto che ti candidi alla guida del PD sono molte meno di quelle che non ti voteranno mai proprio perché, per farlo, dovrebbero votare il PD. Io stesso ti ho votato ad entrambe le primarie, ma il PD di Bersani non l’ho mai votato, perché non mi ci identifico e perché credo che la coerenza che conta sia quella con le proprie idee. 
    Gli Italiani che voterebbero te ma non condividono le idee di Bersani, D’Alema, Fassina, Speranza e “i comunisti” sono tanti e non hanno tutti ottant’anni.
    Se correre con il PD e tentare di cambiarlo aveva senso quando non avevi una reputazione forte, farlo adesso non più che danneggiare te e la visione che vuoi portare avanti. 
    Non sei riuscito a trasformare il PD in Renzi, scioglilo prima che sia Renzi a trasformarsi nel PD. 
    Quei tre o quattro che devono andare più a sinistra ci andranno, ma separarti chiaramente da loro e dalla loro storia ti permetterà di raccogliere il supporto dei tanti riformisti che con quella sinistra non vogliono avere a che fare. 
    Hai detto bene non molto fa: i voti che servono per governare vanno strappati alla destra. Vanno strappati anche ai 5 Stelle, aggiungo, e sarà più facile farlo senza un partito carico di scandali, scandaletti e personaggi equivoci che con te non hanno niente a che fare.

Prodi sostiene che l’Ulivo non sia un esperimento irripetibile, e che sia possibile, se non auspicabile, riunire tutte le sinistre. Tu hai tentato di ridefinire cosa è di “sinistra” e cosa non lo è, secondo me hai fatto bene, ma così facendo hai chiarito che alcune di quelle vecchie sinistre sono incompatibili con il tuo progetto e con le idee che i tuoi elettori condividono.

Non tornare indietro: “il futuro, prima o poi, torna”, ma bisogna saperlo distinguere dal passato.

Gli esempi di grandi politici che sono tornati più forti di prima dopo una sconfitta netta come quella del referendum sono pochi. Non voglio illudermi, ma non mi vergogno nemmeno se dico che per come la vedo rimani l’unica speranza per l’Italia - o almeno per quell’Italia in cui vorrei vivere. Forse l’ultima.

Buona fortuna e buon lavoro!

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