…sul sedile non vedo Enrico; vedo Aldo Moro…

«Sono le 2 e mezza di notte. Per la seconda volta in pochi giorni ho portato Berlinguer all’appuntamento con Moro, a casa di Tullio Ancora, vicino a piazza Istria. È la primavera del 1978, si tratta la nascita del primo governo appoggiato dal Pci. Un compagno accende la lucetta sopra l’ingresso: è il segnale che il capo sta per scendere. La portiera è già aperta. Mi volto, ma sul sedile non vedo Enrico; vedo Aldo Moro, che è salito per sbaglio sull’auto del segretario del Partito comunista. Gli sorrido e gli dico che si è sbagliato. Moro chiese scusa mille volte. Dopo raccontammo la scena a Berlinguer, che si divertì moltissimo…».
«Con il maresciallo Leonardi, il caposcorta di Moro, eravamo amici. Ci invidiava le auto blindate, che al presidente della Dc erano state negate. Berlinguer aveva avuto la prima macchina blindata d’Italia: gli operai di Pisa ci avevano dato il vetro, i compagni di Roma avevano messo le lastre d’acciaio alle portiere. A lui non poteva accadere quel che accadde a Moro: oltre alla blindata e all’auto della polizia, c’era sempre un’altra macchina del partito, ogni volta diversa per confondere le Br, che ci precedeva o ci affiancava. E se fossero riusciti a rapirlo, i compagni l’avrebbero trovato, avessero dovuto setacciare tutta Roma. I poliziotti di scorta erano iscritti al partito: uno di nascosto, l’altro apertamente. Lo trasferirono a Udine per punizione. Allora intervenne Pecchioli: “Almeno mandatelo a casa sua”. Così fu trasferito a Lecce. Comunque le Br ci pedinavano. Nelle loro carte avevano annotato le abitudini di Berlinguer, compresa la sosta ogni sera in latteria per comprare un litro di latte».
La scena dell’agguato su via Fani, a Roma, dove il 16 marzo 1978 le Brigate Rosse rapirono il presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, uccidendo cinque uomini della scorta
«Il 9 maggio mi telefonò: “Abbiamo avuto una segnalazione. Vai in via Caetani, c’è un mio amico che abita al primo piano: sali da lui, affacciati alla finestra e dimmi cosa vedi”. Gli descrissi la scena del ritrovamento del corpo. A un tratto sentii che non parlava più: mi aveva attaccato il telefono, come non aveva mai fatto. Era disperato: capiva che con Moro era morta la sua politica».

Alberto Menichelli, In auto con Berlinguer. Quindici anni con il segretario del PCI, Wingsbert House, 2014, https://www.ibs.it/in-auto-con-berlinguer-quindici-libro-alberto-menichelli/e/9788898689965#

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