“Il fattore Borges” spiegato da Alan Pauls

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Il mito di Borges si libera dei luoghi comuni

È la prima volta che il Festivaletteratura di Mantova ospita Alan Pauls, definito dall’Internazionale «il più grande scrittore sudamericano di tutti i tempi». Tra i suoi tanti lavori, l’argentino Pauls è autore di una trilogia — Storia del pianto,Storia dei capelli e Storia del denaro — dedicata alla questione della perdita, uno dei temi più cari a tutta la cultura argentina. L’incontro tra Alan Pauls e il giornalista Carlo Annese si focalizza soprattutto sul suo ultimo libro dedicato al padre della letteratura argentina, Jorge Luis Borges. Il fattore Borges, pubblicato da SUR nel 2016, è un saggio di lettura, un manuale di istruzioni per orientarsi nella sua labirintica letteratura. Considerata la complessità di un autore come Borges, un’impresa di certo non facile.

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L’obiettivo, spiega Pauls, era proprio quello di sgretolare il mito di Borges, un autore «più citato che letto» e spesso ritenuto troppo erudito e troppo complesso. Il libro non rappresenta solo la ricerca di quel “fattore” che costituisce il marchio di fabbrica dell’autore argentino più grande di sempre, ma è anche un tentativo di avvicinarlo a tutti i lettori. Capitolo dopo capitolo, Pauls procede nella distruzione dei principali dieci luoghi comuni su Borges, partendo proprio dalla sua impressionante erudizione. È così che Borges cade dalla sua torre d’avorio e diventa più umano — da «padre severo a zio scapolone», spiega l’autore ridendo.

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Parlare di Borges vuol anche dire parlare di letteratura, argentina e non solo. Pauls racconta di ciò che l’autore di Aleph e Due fantasie memorabili ha lasciato alle generazioni di scrittori successive. Si tratta di una lezione non tanto di scrittura — «dopotutto, cercare di imitarlo sarebbe un’operazione suicida» — ma di lettura. È Borges che ha insegnato a tutti un nuovo modo di leggere basato su una maggiore attenzione ai piccoli dettagli e sul piacere di stabilire connessioni tra elementi apparentemente lontani tra loro. È sempre lui che ha capito l’importanza del contesto e del lettore, per ogni autore e per ogni opera. Borges, insomma, prima che uno scrittore è un filosofo della letteratura. «Avrebbe anche potuto non scrivere nulla che sarebbe stato comunque straordinario», dichiara Pauls. Forse è proprio questo il grande “fattore” Borges.

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