La vita è “dall’altra parte”.

Non so se questa attitudine sia innata o indotta, ma sono certa sia abbastanza diffusa.

Altra cosa che non so è se io ne sia forse nel profondo molto invidiosa.

Insomma si parlo di questa capacità di fare economia del dolore.

Rimarsene sempre li in quel limbo del:

del quasi amore,

del poco parlare,

del figuariamoci difendere,

del che ansia rischiare,

riassunto: del mai vivere sul serio.

Avrò avuto forse 7 anni ed ero con mia mamma ad un Capodanno in montagna, cosi un paio di giorni per farmi vedere la neve.

Arriva la mezzanotte e tutti noi ragazzini eravamo in piena fibrillazione per uscire e fare questo benedetto pupazzo di neve, rotolarci e giocare.

Io, allora gracile bambina, avrò si forse avuto qualche linea di febbre e quindi mia madre mi impedi di uscire e giocare fuori.

Ecco io la sensazione di allora, di me con il naso schiacciato sul vetro che osserva un mondo ed emozioni in movimento a pensarla oggi mi fa dire che io quella gente che vive cosi per una esistenza intera no, non posso invidiarla, forse a tratti la vedo meno convulsa delusa ed incazzata addirittura serena di me , ma difficile che la veda vivere sul serio.

Delle volte, per alcuni, bisogna rischiare di buttarsi cosi, senza difese, con una camicia in pieno Dicembre, delle volte l’azione è un dovere e la ribellione pure.

Dietro al vetro non ci si ammala, aveva ragione mia madre , ma non si vive, la vita è “dall’atra parte”.

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