#Brexit: storia della mia vita scelta da altri (oggi sono ancora più vuota e impaurita)

Ho come la strana sensazione che tutta la mia vita, o almeno gran parte di essa, sia il risultato di scelte di ripiego, scelte che sono solo reazioni a decisioni prese da altri, decisioni con cui, peraltro, non mi sono mai trovata d’accordo.

Un’amara sensazione. La sensazione di non avere il controllo sulla vita, di subire invece che scegliere, appunto.

Ancora una volta questa mattina. Mi sveglio, allungo la mano sinistra sul comodino, afferro il mio iPhone, apro Facebook: 48% a 52%. Brexit ha vinto.

E ha vinto grazie ai “leave” di persone che hanno dai 50 anni in su, molti dei quali probabilmente ricorda periodi migliori, periodi in cui l’immigrazione era controllata e ben voluta in Inghilterra — dopo la seconda Guerra Mondiale il Governo inglese invitava gli uomini appartenenti agli Stati del Commonwealth a sbarcare sull’Isola per far occupare a loro posizioni di umile manodopera, vacanti a causa dello sterminio che la guerra, appunto, aveva fatto di uomini inglesi “purosangue”.

E molti di quelli che hanno votato a favore del “leave” forse credeva che si potesse tornare (in qualche modo che mi è poco chiaro) a quei bei tempi.

La verità, temo, è che forse un giorno le cose andranno meglio, ma quel meglio non sarà mai quello di una volta per un solo motivo: le condizioni di partenza sono totalmente e irrimediabilmente diverse.

È come sperare di vincere 2 volte la stessa partita, cambiando però non solo tutti gli avversari, ma anche il terreno di gioco. E chi gioca a tennis, a calcio o a pallavolo sa bene quanto cambi per il risultato finale giocare sulla terra, sul prato, sul cemento, sulla sabbia e chi sta dall’altra parte. Non ho mai fatto l’Erasmus, ho viaggiato poco (o meglio troppo poco per quello che sognavo sarebbe stato un certo periodo della mia vita), ho lavorato e studiato in Italia, ma in fondo al cuore è sempre rimasto quel mio piccolo grande sogno: andarmene via (l’Inghilterra era una tra le mie prime scelta, non l’unica), andarmene non perché non ami l’Italia, non perché non gli sia grata, tutt’altro.

Andarmene perché sono cresciuta sentendomi “cittadina italiana nel mondo”, sempre troppo stretta tra i confini dello stivale, desiderosa di parlare, conoscere, respirare altre persone, religioni, culture, semplici abitudini o cibi. Sono cresciuta con la certezza che quando il momento sarebbe arrivato, quando avrei voluto, il mondo era lì ad aspettarmi.

Non succederà nulla a breve, se davvero l’Inghilterra uscirà dall’UE verranno fatti accordi per tutelare gli stranieri là, gli inglesi qua, chi vorrà provare a rifarsi una vita lì e chi vorrà invece tentare qui.

Quello che mi spaventa è sentirmi, ancora una volta, privata di qualcosa che avevo e che ora, per cause indipendenti da me, non avrò più nella stessa forma.

Non è bastata la crisi, una parola che dal 2008, mio primo anno di università, mi balza in testa almeno un paio di volte al giorno. Non sono bastate le difficoltà, no anzi i salti mortali per trovare lavoro. Non basta vivere la quotidianità con il tarlo di una assenza di progettualità di vita che non riesco a eliminare, perché fino a qualche mese fa la mia vita cambiava ogni 3–6 mesi.

Non è bastato niente di questo.

E la mia paura è che sia l’inizio di un domino tra Stati che, e questo mi consola almeno un po’, non parte dai giovani, da chi deve costruirsi un futuro che con il “remain” ha chiaramente fatto capire deve essere disegnato dalle parole mobilità, diversità, ricchezza dell’altro, aiuto sociale.

La mia paura è che il domino lo inizi chi è così ingenuo (perdonate l’arroganza) di credere che sia possibile tornare agli anni del “si stava meglio quando si stava peggio”.

Anche a me piacerebbe, ma credo di aver capito che tornare indietro non porta mai al risultato di partenza senza pagare severe penalità (io giocavo a Monopoli, voi?).

Si può e deve andare avanti, correggendo il tiro su diverse cose, ma si può solo andare avanti.

Oggi mi sento ancora più povera, vuota e molto più impaurita per il mio futuro.

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