11. Le storie digitali sono un concetto variabile

Come il digitale ha evoluto il concetto di ‘storia’ intesa nell’accezione di ‘narrazione’.

Da una semplice ricerca su Google della parola ‘storia’ si ottiene una lunga e nutrita serie di definizioni, spiegazioni ed esempi. In questo post ci soffermeremo sull’accezione della parola intesa come nel significato descritto dal vocabolario Treccani (voce 3)“[…] séguito di vicende, personali o relative a un fatto particolare, d’interesse circoscritto, che siano oggetto di un racconto ordinato […] Più genericamente, vicenda, successioni di avvenimenti”. Ciò che è possibile definire anche con il termine ‘narrazione’, parola che il vocabolario online Treccani annovera fra i neologismi 2017 con il significato di “Forma di comunicazione argomentata tesa a conquistare consensi attraverso un’esposizione che valorizzi ed enfatizzi la qualità dei valori di cui si è portatori, delle azioni che si sono compiute e si ha in programma di copiere, degli obiettivi da raggiungere”.
In particolare siamo qui interessati a capire come le parole storia e narrazione siano interpretate nel mondo digitale, nei social e nelle nuove forme di comunicazione, compreso il sistema di storytelling Griot.

Prima del digitale
Le storie hanno sempre avuto grande importanza per l’uomo, sin da quando, incapace ancora di articolare suoni vocali strutturati, ha iniziato ad esprimersi attraverso il disegno, con racconti di scene di vita e di sopravvivenze
Sono storie e narrazioni quelle tramandate oralmente dalla personalità più autorevole e identitaria all’interno dei gruppi sociali. Figura che nella cultura africana più antica era il depositario della conoscenza, delle tradizioni e dei valori, responsabile dell’erudizione della sua comunità tribale, mentre nella nostra società occidentale più recente il narratore ha significati e mille sfaccettature in svariati ambiti, da quello ristretto a quello letterario.

L’importanza delle storie
Sin da bambini le storie fanno parte della vita di ognuno di noi, in famiglia prima e poi nel contesto scolastico. Costruiscono percorsi e aiutano a indagare la propria personalità. Hanno finalità didattiche, di conoscenza e di analisi. Le storie narrate, con un registro diretto o in forme fantasiose, come possono essere le fiabe, condividono la memoria e i valori, plasmano l’identità di chi le ascolta, attraversando la memoria personale e sociale. E le capacità acquisite dalle storie della memoria producono altre storie, si pensi alla letteratura, alle sceneggiature teatrali e al cinema.
Le storie sono fatte di contenuti. Per questo la narrazione è di fatto una pratica fondamentale anche nelle moderne tecniche del marketing. Al cliente non si raccontano prodotti ma esperienze dunque storie di successo, di qualità e bellezza.

Storie e narrazioni nell’era digitale 
I concetti di storia e di narrazione si sono rapidamente modificati con l’avvento del digitale, in particolare dei social network. Se con i siti e i blog essi avevano comunque una struttura costruita secondo le regole e le buone pratiche del racconto, letterario o giornalistico, reale o fantasioso, con l’avvento dei social network, storia e narrazione hanno assunto nuove forme dove non ve ne erano e una netta modificazione, tanto nella struttura quanto negli obiettivi.
La scrittura in forma di racconto è molto praticata anche nel digitale. Numerosissimi sono infatti i siti e blog dedicati alla scrittura, piattaforme nate con l’obiettivo della narrazione collettiva nonché pagine personali di giornalisti e scrittori molto noti, seguitissimi.
Ognuno a proprio modo racconta fatti, vicissitudini e traversíe, dà consigli e diffonde opinioni. In sintesi ognuno racconta delle storie. Ogni giorno, ogni volta che annotiamo un pensiero affidandolo ad un post che lanciamo in rete attraverso i social network.

I social network hanno dato la possibilità a tutti di pubblicare, imponendo regole nuove alle storie. Con l’invenzione della rete internet e, soprattutto, con la diffusione degli smartphone, le storie si sono trasformate in qualcosa di breve e rapido, fruibile in tempo reale, pronta all’uso di molti grazie alla condivisione sui social network.

Le caratteristiche di brevità e rapidità per creazione e condivisione di contenuti hanno trasformato il concetto di storia.

Consideriamo tre dei molti social network disponibili, i più noti e utilizzati: Facebook, Twitter, Instagram; e guardiamo al concetto di storia per ciascuno di essi.

Su Facebook, il social network degli ‘amici’ e dei gruppi, la storia corrispondente al contenuto minimo è il singolo post:
- un testo da solo o corredato da un’immagine o da una galleria immagini;
- un video;
- uno stato emotivo.
Elementi di base brevi, sintetici, rapidi, sia nella pubblicazione che nella fruizione, che da soli costituiscono una narrazione. Negli aggiornamenti del social network facebook gli elementi di base sono stati arricchiti ad esempio dalle dirette, i background, slideshow e stati d’animo. Modificazioni finalizzate alla fidelizzazione del pubblico ma che non cambiano le caratteristiche principali del social: rapidità; ampia divulgazione; fruizione real time.

Su twitter, il social network della sintesi, la storia corrispondente al contenuto minimo è il singolo tweet:
- un testo di 140 caratteri (280 dall’aggiornamento di novembre.2017);
- un’immagine;
- un video.
Elementi di base associati solitamente ad un hashtag ovvero un argomento su cui discutere. La collezioni dei tweet associati al singolo hashtag costituiscono la raccolta dei contenuti associati a quell’argomento ma ciascuno può essere letto indipendentemente dall’altro, anche in twitter senza una strutturazione della narrazione. La storia è il singolo tweet anche se collezionato in un Momento.

Su instagram, il social delle immagini, la storia corrisponde al singolo contenuto minimo ovvero una o più immagini associate a un breve testo facoltativo contenente anche più hashtag, fino ad un massimo di trenta per singolo post. Instagram ha da tempo la funzionalità denominata ‘storia’ e costituita da un breve video disponibile nel social per una durata di 24 ore. Ma ciò non cambia la base della narrazione su Instagram realizzata dal singolo visual post.

Per tutti questi social, il topic è la rapidità della pubblicazione per condividere le piccole storie brevi fra i follower, che raccontino momenti ed eventi. A tutti però mancano la conservazione della memoria e l’organizzazione dei contenuti per regolare la fruizione da parte degli utenti con l’obiettivo di dare alla storia uno schema narrativo di senso compiuto.

Manca la conservazione della memoria in quanto i post vengono impilati cioè il più recente è pubblicato in alto in posizione più visibile e, pubblicazione dopo pubblicazione i contenuti più vecchi si perdono nei meandri del web.

Non ci sono regole di fruizione né combinazioni logiche di contenuti che dinamizzino la ‘lettura’ degli stessi da parte degli utenti cioè i contenuti non sono organizzati poiché i singoli post sono svincolati gli uni dagli altri, quindi un ‘lettore’ può leggerli nell’ordine casuale che preferisce. Per la mancanza di regole e combinazioni logiche fra elementi, l’unico ordine di lettura definito è la sequenza di pubblicazione ma non è mandatoria per l’utente, il quale ha accesso a tutti i post indistintamente.

I social network, in particolare i tre menzionati sopra, sono molto utilizzati per costruire brand e fare marketing. Le aziende spesso rinunciano agli strumenti web come siti e blog per favorire il lavoro di comunicazione tramite la pagina facebook e l’advertising sui social.

Ma storia vuol dire anche trama di contenuti e conservazione della memoria, vuol dire narrazione di bellezze e di qualità.

Per questo nascono altre opportunità di comunicazione attraverso la strutturazione dei contenuti, la loro organizzazione e la possibilità di dare loro una combinazione logica che renda le storie dinamiche nell’evoluzione e interattive con l’utente. Come in Griot.

Per una panoramica sulle modalità operative e sulle opportunità di mercato leggi 19. Le 10 cose da sapere sulla tecnologia Griot

Su griot, la piattaforma delle storie, la singola storia è una combinazione di elementi multimediali immersi e organizzati in uno schema narrativo anche complesso, costruito liberamente a discrezione del singolo autore, il quale ha a disposizione funzionalità di interazione con l’utente e di dinamizzazione della fruizione. 
In questa accezione, la pubblicazione consente di collezionare le storie, anche customizzate per brand interessati ad una tipologia di marketing basata sui contenuti e sulle esperienze. La creazione delle storie coniuga la modernità del contenuto in formato post alle caratteristiche più classiche della narrazione.
Il post ovvero ciò che negli altri social è la storia finita, in griot è uno degli elementi organizzati per la composizione della storia, creata attraverso una molteplicità di contenuti multimediali di vario tipo, mescolati insieme, combinati logicamente fra loro e associati alle funzionalità a disposizione. 
Tutto si coniuga attraverso la facilità d’uso della piattaforma ad interfaccia grafica denominata storyboard, con la quale, senza la necessità di scrivere alcuna riga di codice, tutti hanno la possibilità di narrare nel canale mobile anche senza avere competenze informatiche.

Cari lettori,
se avete un profilo social, provate anche griot e fateci sapere quale modalità di narrazione vi piace di più!

Al prossimo post!
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Di seguito un piccolo indice degli articoli precedenti
10. La promozione degli eventi: come trasformarla in una storia coinvolgente
9. Musei italiani. Innovare la comunicazione digitalizzando contenuti e servizi
8. Call per Startup: com’è andata al Moleskine Innovation Day 
7. Sui travel blogger e sul patrimonio del lifestyle 
6. Storytelling del territorio. 10 e se … a partire dal Carnevale di Venezia 
5. Custom in 3 aggettivi sulla piattaforma digitale Griot 
4. Cosa fa la piattaforma digitale Griot?
3. Cos’è la piattaforma digitale Griot? 
2. Perché lo abbiamo chiamato Griot
1. Storytelling fra i bit e le stelle