20. Città Come Cultura II edizione

Il workshop organizzato dal Maxxi per approfondire la comprensione dei processi creativi e lo sviluppo delle evoluzioni culturali urbane.

http://www.maxxi.art/

In un consesso di operatori culturali istituzionali e privati, selezionati tramite un bando, si è svolta, fra aprile e maggio, all’Aquila e a Roma, la seconda edizione della Open Call #CCC Città Come Cultura, organizzata dal Museo Nazionale della Arti del XX Secolo MAXXI, nell’ambito della collaborazione con il MiBACT e grazie al finanziamento dei Fondi POAT (Progetti Operativi di Assistenza Tecnica).

In totale cinque giornate intense durante le quali si sono susseguiti interventi di autorevoli esponenti del panorama culturale nazionale e internazionale, dibattiti e brevi presentazioni delle novità progettuali in ambito culturale urbano, portate dai partecipanti. Fra i selezionati a partecipare gratuitamente al workshop, figuravano giornalisti e comunicatori culturali, architetti, figure professionali delle istituzioni che, a vario titolo, si occupano di sviluppare progetti in ambito culturale urbano, e startupper.

L’obiettivo del workshop, gratuito per i cento partecipanti selezionati, era capire quale valore abbia la rete e come svilupparla, nell’azione dello sviluppo di un processo culturale in ambito urbano.

19 e 20 Aprile 2018 — Auditorium del Parco, L’Aquila
Nelle prime due giornate, incentrate sul tema Analisi e politiche culturali, tra città e territorio, si sono susseguiti interventi sulle strategie culturali sviluppate in alcuni territori italiani, in grado di essere espressione delle reti culturali esistenti e di svilupparne le potenzialità, costruendo sinergie talvolta di difficile coniugazione.

Di estremo interesse le esperienze nella costruzione dei progetti per Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, illustrate rispettivamente dal Direttore di Matera 2019 Paolo Verri e dal Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, coadiuvato dall’Assessore alla Cultura Michele Guerra e da Francesca Velani, vice presidente della Fondazione Promo PA, coordinatrice del progetto Parma 2020.

Entrambi i progetti si titolano con la parola futuro.

Per la città lucana lo slogan è Matera 2019 OPEN FUTURE mentre Parma 2020 ha puntato su Parma Futuro Smart.
Entrambi i progetti hanno puntato sullo sviluppo della rete culturale del territorio, non soltanto della città titolare, focalizzando al meglio le peculiarità, le qualità e le competenze presenti, in una coalizione pubblico-privata imprescindibile nella costruzione di un brand territoriale che ha bisogno di tempo, costanza e contenuti, per ammorbidire i campanili e costruire un tessuto culturale nel quale tutti, grandi istituzioni e piccole associazioni, si riconoscano pienamente. È qualcosa tutt’altro che facile da realizzare poiché vanno costruiti una percezione e un immaginario, a partire da dettagli che, spesso, singolarmente sono pressoché sconosciuti gli uni agli altri.
Intramare un tessuto, dunque, su un progetto inclusivo, fortemente radicato nella pelle delle relative città in modo trasversale, non soltanto culturale in senso stretto. Ciò per prendere coscienza di una componente introspettiva della città, in modo da fare rete e sistema nel territorio, attraverso la convinzione delle proprie potenzialità.

In vista dell’apertura di una sede del MAXXI nella città dell’Aquila, in uno dei palazzi storici del centro storico, Palazzo Ardinghelli, le prime due giornate del workshop sono state utili anche a capire come un Museo di Arte e Architettura Contemporanea possa immergersi in una realtà in ricostruzione, com’è L’Aquila a seguito del terremoto del 2009, e avendo come sede un palazzo storico. È un caso di studio la necessità di integrare il patrimonio di storia e tradizione locale con il dinamismo e l’apertura di una istituzione dedicata alla creatività contemporanea.

3, 4 e 5 Maggio 2018 — MAXXI, Roma

Territorio, musei e rete 
La cultura come chiave per rigenerare le città 
Musei come luoghi di aggregazione e spazi della comunità

Sono stati questi i temi delle ultime tre giornate di workshop, svoltesi presso la sede del museo MAXXI di Roma. In particolare, nelle esperienze nazionali e internazionali raccontate dai testimoni più diretti, l’attenzione è stata rivolta alla capacità delle istituzioni, in particolare dei musei e degli spazi espositivi, di essere centri di attivazione culturale per la città e di attrattore per i cittadini, oltre che, al contempo, essere osservatori, promotori e attivatori delle trasformazioni urbane e della rigenerazione delle città. Durevoli e mutevoli al tempo stesso, anche in zone periferiche e problematiche. È il caso ad esempio dei Cantieri di Zisa di Palermo, trasformati in spazi culturali, e del Centro Internazionale di Fotografia (Palermo) diretto da Letizia Battaglia. Oppure ancora come il Museo del Bardo a Tunisi, colpito da un grave attentato nel 2015, con l’obiettivo di isolare la Tunisia e il mondo arabo travolgendo i luoghi di cultura, unica arma contro gli estremismi, secondo Moncef Ben Moussa, direttore del Polo Museale di Tunisi. Nel suo appassionato intervento ha illustrato la grande importanza dell’arricchimento culturale capace di cambiare le menti, unica arma contro l’ignoranza e gli estremismi. È un processo lungo e difficile che ha bisogno della rete e degli altri Paesi, principalmente di quelli affacciati sul Mediterraneo.

Nel workshop #CittàComeCultura
si è delineata la mappatura di quanto sta avvenendo in Italia
in ambito culturale urbano
in termini di progettualità e di criticità

Le presentazioni dei partecipanti
Ogni pomeriggio il programma prevedeva dieci minuti a disposizione di quanti, fra i cento partecipanti al workshop, hanno chiesto di illustrare i progetti nei quali sono coinvolti, per lavoro o per passione.
Si sono susseguiti racconti di esperienze diverse, dai recuperi strutturali alle manifestazioni in periferia, dalle rigenerazioni sociali agli eventi alle esperienze digitali. Tutti progetti interessanti ed essenziali nei luoghi in cui si sono sviluppati, e incentrati sul tema della tessitura culturale nelle aree urbane.
Noi abbiamo presentato il nostro progetto Griot per la creazione di piattaforme custom, in cui le trame dei progetti culturali urbani possano essere raccontate in maniera corale, sviluppando la rete di partecipazione alla promozione e alla comunicazione dei contenuti.

Qui per qualche dettaglio sull’innovazione narrativa e qui Le 10 cose da sapere sulla tecnologia

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Al prossimo post!
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Di seguito un piccolo indice degli articoli precedenti
19. Le 10 cose da sapere sulla tecnologia Griot 
18. Aggregazione di contenuti e innovazione narrativa 
17. Le macro caratteristiche del sistema digitale Griot 
16. Lo scenario digitale: dai dati all’empatia 
15. Il canale mobile ha superato il pc e le aziende si adeguano 
14. Idee per il turismo nel #2017annodeiborghi 
13. Ecosistemi digitali 2017: il laboratorio per il turismo del futuro 
12. Dare agli utenti quel che vogliono ma che non si aspettano
11. Le storie digitali sono un concetto variabile
10. La promozione degli eventi: come trasformarla in una storia coinvolgente
9. Musei italiani. Innovare la comunicazione digitalizzando contenuti e servizi 
8. Call per Startup: com’è andata al Moleskine Innovation Day
7. Sui travel blogger e sul patrimonio del lifestyle 
6. Storytelling del territorio. 10 e se … a partire dal Carnevale di Venezia
5. Custom in 3 aggettivi sulla piattaforma digitale Griot 
4. Cosa fa la piattaforma digitale Griot?
3. Cos’è la piattaforma digitale Griot?
2. Perché lo abbiamo chiamato Griot
1. Storytelling fra i bit e le stelle

I 100 partecipanti al workshop. Sullo sfondo l’Auditorium del Parco (L’Aquila)