Rodotà

“Parlando di diritti, bisogna sempre guardare lontano, frequentare il futuro, non rimanere prigionieri del passato. E bisogna avere in essi una fede appassionata, magari ingenua, che sostenga lo sforzo continuo di una costruzione dei diritti sempre incompiuta, sempre insidiata dai nemici della libertà” (Stefano Rodotà — Il diritto di avere diritti)

Ho sempre fatto tesoro di queste tue parole.
Ultimamente poi era come se ogni mattina, entrando all’Agcom, mi dessi il buongiorno.
Da quando ho notato in che numero civico sto lavorando non posso non pensare a quanto hai segnato i miei ultimi anni accademici e professionali.

Dal diritto privato al diritto costituzionale, dalla protezione dei dati personali a Internet.
Sei stato una guida che ho sempre cercato di imitare con spirito critico e i miei personali pensieri. Con qualche distanza certo, ma solo per non appiattarmi sul tuo pensiero. Per esserti un alleato e non una brutta copia mionore.

Al tuo 21-bis ho sempre cercato di aggiungere qualcosa di mio
Non per irriverenza ma per emulazione. Non per cancellare ma per aggiungere. Per stima e curiosità. Per la voglia di proseguire le tue battaglie facendole mie. Cercando di dare il mio contributo, modesto, ma appassionato. Non come spettatore ma come partecipante, scegliendo una posizione che fosse mia e sempre riconoscendo che è da te che sono partito.

Dove si arriverà domani non lo so. Ma so da dove tutto è iniziato e te ne sono grato.

Parlare di diritti significa parlare della vita, dell’uomo. 
E come per i diritti, nella vita bisogna guardare avanti, ma senza dimenticare le idee e le persone di chi ci ha preceduto.
E guardare avanti sarà più facile grazie a te che ci hai insegnato come fare. Grazie a te che rimarrai comunque con noi e nelle battaglie che porteremo avanti.

Grazie e buon riposo.

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