Woods

Pausa nella foresta. Pensieri senza briglie.

Ho da poco chiuso una telefonata con te. Sei fuori casa con amici. Succede spesso. È qualcosa che io conosco appena.

Mi fermo a riflettere. Mi fermo, completamente, e penso soltanto a te, a tutto quello che sei, alla molteplicità dei tuoi pensieri e delle tue preoccupazioni e dei tuoi sentimenti. Mi fermo a pensare alle tue sensazioni, al tuo modo di percepire il mondo. Mi affascina, come moltissime altre cose di te. Il tuo portamento, per esempio, e tutte le piccole cose che conosciamo soltanto noi due.

Oggi mi hai detto che sono annebbiata dall’amore. Non avevo ancora pensato alla cosa in questi termini ma, nel momento stesso in cui l’ho letta, sapevo già fosse vera. Perché mi piaci tanto. Mi piace quello che ti piace di te e quello che, al contrario, ti tormenta. Mi piace ciò che vedi di te tutti i giorni e ciò di cui non ti sei ancora accorto o che dai per scontato. Scioccamente, una volta l’ho messa in questi termini: “L’idea di te mi è congeniale”. Nella tua interezza, ti voglio esattamente così come sei. Se mi fermo, riesco a vedere ogni sfaccettatura della tua complessità, le tue contraddizioni, i tuoi pensieri cupi e il menefreghismo che s’insinua qua e là dove trova posto.

Vedi, la nebbia c’è, ma non è tra me e te, è tra noi e tutto il resto.

Non c’è cosa che non voglia conoscere di te, per quanto questa possa scavare in sentimenti marcescenti e lì da troppo tempo per essere ancora coltivati a dovere. Non c’è modo in cui vorrei schermarmi dalle ferite che mi infliggerai, incidentalmente. Nulla di ciò riuscirà ad allontanarmi. Sarò stanca e velenosa anch’io, come sarò pentita e paziente. Però voglio vivere tutto questo con te. Voglio costruire e sfasciare e fare piani all’ultimo minuto e correrti incontro.

Mi gira la testa. Una serie di immagini di te ripercorre la mia memoria come impressa su una pellicola che custodisco da qualche parte dietro lo sterno, cercando di proteggerla dalle intemperie. Sei bello in tutte. Mi soffermo sulle tue espressioni e reagisco con lo stesso entusiasmo della prima volta che ho avuto la fortuna di vederle.

Mi scrivi un messaggio. Sorrido. Mi batte più forte il cuore e le mani tremano leggermente. Immagino il tuo viso illuminato dalla luce fredda dello schermo nella strada buia da cui l’hai scritto. Immagino la strada stessa, forse vuota o poco popolata. Mi preoccupo un po’ di meno per la tua sorte, stasera, forse.

Perché, vedi, tutto questo pathos, o patetismo, come preferisci chiamarlo, creato dai sentimenti che nutro nei tuoi confronti, pesa sulla mia nuca. Mi porta a pensare a tutto e tu conosci la natura dei miei pensieri, delle mie preoccupazioni. C’è tanto buio, dentro di me, e me ne dispiaccio. Vorrei nascondertelo ma so che non posso e non devo, per entrambi. Do peso alla mia sincerità con te molto più che con chiunque altro. Non che menta sempre agli altri, sarebbe sciocco, ma curo in modo particolare la nostra comunicazione. Ma tu questo lo sai già.

I tuoi capelli sono castani, scuri, quasi sempre nella stessa posa. Passarvi una mano attraverso non cambia quasi nulla. Non ti piacciono ma a me sì, posso fingere di scompigliarli per un tempo indeterminato senza dovermi preoccupare del risultato finale. Le tue sopracciglia, assieme al piccolo neo, hanno una forma così particolare, più di una volta mi sono ritrovata a guardarle incuriosita, cercando di imprimerle nella memoria. E poi i tuoi occhi, con le ciglia lunghe e il taglio simile al guscio di una mandorla, dritti, se non a volte con gli angoli esterni leggermente volti verso il basso. Le tue iridi sono castagna e verde sottobosco, scure. Le avresti preferite nere. Le tue orecchie finiscono sempre sotto le mie dita, quando ti afferro il viso per baciarti, e le accarezzo volentieri, distrattamente. Il tuo naso è il migliore amico dei nostri baci, mi piace giocare a lasciarlo sfiorare con il mio per farti aspettare, prima di premere le mie labbra sulle tue per un attimo soltanto. Le tue labbra, così morbide e soffici, rosse per tutti i baci, ad incorniciare un sorriso soddisfatto mentre mi guardi negli occhi.

A volte cammini come se il mondo fosse tuo. Mi chiedo se succeda più spesso quando sei al mio fianco. Mi piace anche questo e un po’ spero sia così, spero di significare anche questo per te. I tuoi vestiti e i loro colori e la tua scelta di questi sono un fenomeno che mi piace contemplare, distraendomi da qualunque cosa stessi facendo. La tua cura per i dettagli arriva oltre il singolo bottone della camicia e non posso che ammirarla.

Le tue gambe sono scolpite nel marmo, le tue braccia mi ricordano le forme impresse nei bronzi. A te non piacciono affatto, eppure io ho esattamente in testa tutte le linee che compongono il tuo corpo, affusolate e possenti. Adoro la tua fisicità e quanto questa riesca ad essere irruenta, pur non volendo. A volte crea delle scenette comiche, altre mi lascia senza fiato, rapita dal movimento eseguito.

Non hai nulla che non vada, tonto. E se questa rappresentazione di te ti pare esagerata è perché lo è. Sei iperbolico per natura ed io mi sono limitata ad osservarti. Non vedo l’ora di poterlo fare di nuovo.