Ubik


Dick è molto più che uno scrittore di fantascienza: i suoi libri sono viaggi attraverso i misteri della vita e della morte, certo più esistenzialisti di tanti altri.

Ubik non fa eccezione, e può essere riassunto in poche parole: qual è il vero confine tra vita e morte? Questo confine è reale o immaginario, definito come tale soltanto per la limitatezza dei nostri sensi? La risposta non è univoca, starà alla sensibilità del lettore trovare quella che più gli aggrada (o che più lo rassicura).

Personalmente ritengo che i libri non debbano tentare di condurre il lettore ad una meta precisa, ma che debbano confonderlo, ispirarlo, fargli cercare risposte a domande che l’autore nemmeno si pone. Da questo punto di vista Ubik è perfetto: Dick si diverte a divagare, creare confusione, senza la pretesa di riportare tutto ad un ordine predefinito.

La conseguenza è che la vostra libera interpretazione farà la differenza, come se vi trovaste di fronte ad un libro sacro. Ubik è considerato una pietra miliare della fantascienza ma con la fantascienza a poco o nulla a che fare: parla della vita vera, delle nostre paure più vive, di quelle che ci rifiutiamo di affrontare, dei quesiti a cui non siamo mai pronti a rispondere.

Assolutamente da leggere, se quel che cercate non è necessariamente linearità e macchine parlanti.

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