Internet è radioattiva

Fedez ha infiammato la Rete negli ultimi due giorni con la proposta di matrimonio a Chiara Ferragni destinata a scrivere più di una pagina nella fenomenologia dei nostri giorni, per chi sta cercando di parafrasare quanto sta accadendo nel mondo dei media, della comunicazione, dei social network, del branding, della mutazione sociale ed emotiva che stiamo attraversando.

Ma non voglio aggiungere una virgola a un tema che nelle prossime ore verrà ampiamente trattato da ben più autorevoli commentatori, dove incontreremo tutto e il contrario di tutto, e nessuno sarà in grado di certificare una verità assoluta, perché quei quattro minuti e trentadue secondi sono riusciti a sintetizzare gli ultimi dieci anni, nel bene e nel male.

Voglio scrivere di un’altra condivisione che ieri è rimbalzata tra i nostri display, moltiplicando la miseria giornalistica del solito Libero che cerca di evitare il baratro, ricorrendo alla goffaggine infantile del click baiting con lo sciacallaggio del trend topic di turno e l’immancabile esca di ambiguità, voyeurismo e ignoranza che moltiplica gli utenti unici al suo sito. E quella che si propaga è un’onda anomala, molto spesso spinta dallo sdegno dell’intelligenza collettiva che però finisce per fare da cassa di risonanza a un giornalismo malato di accessi e privo di alcuna rilevanza informativa.

Come quando condividiamo le pubblicità sessiste sulle nostre bacheche e involontariamente continuiamo a giocare la partita di chi vuole provocare il nostro sdegno intellettuale, ghignando sotto i pixel dell’ennessima “trovata” pubblicitaria legata a un anacronistico “purché se ne parli” che nulla ha a che vedere con la bontà contagiosa della condivisione intelligente che sempre più sta premiando le marche capaci di muoversi su matrici narrative di valore, rilevanza e credibilità.

Lunedì prossimo a Milano, il 15 maggio, con il patrocinio del MIUR e con tanto di Ministra in sala, verrà presentato il Progetto Condivido attraverso cui gli studenti di Cagliari, Matera, Trieste e Milano si uniranno nella maratona in diretta streaming della prima community italiana contro la violenza nelle parole per contrastare l’utilizzo e la diffusione di linguaggi ostili. Insieme a loro gli studenti e i docenti di centinaia di istituti scolastici di ogni ordine e grado che hanno aderito all’iniziativa e che si collegheranno da tutta Italia per condividere i principi del “Manifesto della comunicazione non ostile”, scritto grazie al contributo di tutti e presentato a Trieste lo scorso febbraio.

Ora si tratta di unire i puntini: cosa c’entra l’anello di Fedez con la volgarità di Libero, le pubblicità sessiste, il cyber-bullismo e le Parole Ostili?

C’entra l’atteggiamento con cui ciascuno di noi usa le onde della Rete. Che come l’energia nucleare possono contaminare o curare.

Stiamo davvero vivendo una trasformazione che non ha eguali nella storia dell’umanità. E per la prima volta nella storia dell’uomo, stiamo scrivendo in tempo reale le pagine di questo travolgimento. Non abbiamo precedenti a cui appellarci e abbiamo di fronte rischi e opportunità in egual misura. Per questo l’unico appello plausibile è quello da farsi alla responsabilità individuale. Ci sono venute a mancare anche le garanzie istituzionali che avrebbero dovuto vigilare su alcuni meccanismi come quello della privacy, dell’autodisciplina pubblicitaria o dell’ordine dei giornalisti. Stanno venendo meno alcune categorie fondamentali come la veridicità dei fatti, scombussolata dalla poetica delle fake news e davvero mi sembra che non abbiamo santi a cui votarci, se non quelli che possono guidare un sentire rinnovato, in cui decidiamo di costruire i nostri nuovi immaginari, tornando a valorizzare le parole che ogni giorno, a milioni, ciascuno di noi mette in circolazione.

Le parole sono sempre state la moneta intellettuale per la formazione di culture e civiltà. Oggi sono come gli atomi che producono reazioni nucleari. Possiamo scegliere dove indirizzare le nostre energie. Possiamo contaminare, riproducendo a catena lo scempio giornalistico di Libero, gli stupri sessisti di tanta cattiva pubblicità o la violenza gratuita di tante conversazioni in Rete. Oppure possiamo agire come “spazzini” digitali, con l’ambizione di bonificare la scena, annientando gli echi del livore, delle provocazioni di chi parla “alla pancia” e rincorre la protesta dei like, anziché argomentare con la dialettica.

Ho realizzato proprio nelle ultime settimane che abbiamo sulla punta delle dita l’arma più potente per agire una nuova etica digitale: l’indifferenza. Solo ignorando l’ostilità possiamo orientare l’agenda del pensiero sociale, culturale, economico e politico dei prossimi anni.

Anche il silenzio comunica. Quando la scelta migliore è tacere, taccio.

È il decimo Principio della comunicazione non ostile. L’ultimo. E forse possiamo partire da qui.