La cattiva notizia è sempre una buona notizia

Paolo Iabichino
Feb 22, 2014 · 3 min read

“Prova a bere più di me” — L’ultima follia sul web è la sfida mortale dell’alcol. Titolava così La Repubblica, martedì 18 febbraio, un pezzo di Massimo Vincenzi con tanto d’infografica e ritratti dei ragazzi morti, presi direttamente dai loro profili sociali.

Una pagina intera per darci la notizia del Neknominate, l’ultima puttanata importata direttamente dagli Stati Uniti, prontamente recepita anche in Europa e che ovviamente sta dilagando anche nel nostro Paese, a giudicare dal numero di video che cominciano a piovere anche sui nostri social network.

Per una volta, almeno nel titolo, la colpa non è di Facebook, il diavolo non è dentro Ask.fm, ma è solo l’ennesimo fenomeno di contagiosa stupidità che Internet contribuisce a propagare e che a un certo punto rompe la barriera del suono, fino a scomodare giornalisti della carta stampata e telegiornali.

E così, “la notizia” si amplifica ulteriormente, e questo vizioso cerchio paradossale non si chiude mai. Se poi c’è qualche morto di mezzo, tanto meglio. È così da sempre. Anche se a questo giro la pagina di Repubblica mi ha particolarmente colpito, per un dettaglio decisamente significativo: un piccolo box con la base di 9 centimetri e l’altezza di 10 che su Internet avremmo definito “notizia correlata”.

Uno di quei quadrotti di corredo alla notizia principale. In basso a destra. Una specie di accessorio. Se non sei un lettore attento può scapparti via. Quello che c’è scritto non sembra così importante.

E invece no. Il titolo di quel pezzo dice che in Rete spunta la gara dei buoni. Si chiama Raknominate, fa il verso al fratello scemo e Rak sta per Random Acts of Kindness. Atti casuali di gentilezza. Chi scrive il pezzo non merita neanche la firma in calce, ma solo le sue iniziali cifrate (e.m.). Eppure è lui/lei a dirci che “offrire caffè e brioche a un senzatetto, porgere un mazzo di fiori a uno sconosciuto, regalare palloni da calcio ai bambini di uno slum, oppure semplicemente donare il sangue” è l’idea di un ragazzo sudafricano, Brent Lidesque di Johannesburg, che dopo essere stato nominato da una catena Nek ha deciso di non ubriacarsi e di usare il web a fin di bene.

Raknomination.com ha superato in pochi giorni i 24.000 like su Facebook, ha già un sito gemello in Francia (SmartNomination) e dimostra che Internet e i social network possono essere usati “per fare la differenza”.

Il meccanismo è lo stesso. Solo che qui nessuno ci lascia la pelle, anzi. Devi registrare un video con il tuo gesto e nominare qualcuno che potrà proseguire questa catena di solidarietà e gentilezza.

Ecco, a me piacerebbe che anche il giornalismo provasse ogni tanto a fare la differenza. Tanto non riusciremo a togliere gli imbecilli da Internet, perché non è possibile toglierli neanche dall’offline. Però puoi fare in modo che l’imbecillità finisca confinata in 9 centimetri per 10, in basso a destra, lasciando il resto della pagina alla notizia contraria.

La gentilezza non è forse così sorprendente come una manciata di adolescenti depressi che si ammazza di alcol? Non è una bella idea quella di andarsene in giro per il mondo a girare video che raccontano piccoli gesti di amicizia disinteressata? Dev’esserci per forza la Coca Cola di turno per far diventare questa cosa “virale”, parlare di branded content e guadagnare la ribalta del mainstream?

Fateglielo sapere a quelli che scrivono i giornali che dentro l’Internet ci sono anche un sacco di storie positive. Che non tutti i nostri ragazzi se ne stanno in un angolo a insultare il compagno di banco in crisi. Ed è arrivato il momento di dare spazio anche ad altro. Possibilmente un po’ più di un rettangolino in basso a destra, di 9 centimetri per 10.

    Paolo Iabichino

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