L’ultimo patriota

Paolo Iabichino
Nov 16, 2014 · 5 min read

Tutti conoscono la storia triste di Italia.it, perché in Rete è facile far girare gli scandali, gli sprechi, i fallimenti, le miserie, le corruzioni che indignano, e scriverne molto spesso assume una funzione terapeutica.

Perché nella catarsi di un tweet o di un post sui propri social network molti espiano rabbia e frustrazione per un progetto che ha sperperato milioni di euro e che dopo dieci anni starebbe per dichiarare fallimento, non essendo riuscito a chiudere il bilancio 2013.

“Doveva essere la vetrina del turismo italiano, ma ora Promuovitalia spa, la società creata dal governo Berlusconi per supportare l’occupazione e lo sviluppo dell’industria turistica, rischia di finire in tribunale”.

Scriverne ancora davvero risulta grottesco, ma in tutte le storie piene di cattivi c’è sempre un buono che spunta a un certo punto. Spesso se ne sta in disparte, non veste i panni dell’eroe e ha una faccia bella come quella che hanno i putti dipinti su alcuni affreschi delle nostre chiese.

Il protagonista di questa storia ha 31 anni tra qualche giorno, non salverà il destino meschino del nostro portale nazionale e ha tutte le carte in regole per ingrossare la terribile percentuale che ormai sfiora il 45% per indicare il dato dei nostri giovani disoccupati. Solo che Marco un lavoro ce l’ha, perché è il responsabile dei canali sociali di Italia.it.

Lo studio compilato periodicamente da Robi Veltroni per conto di Giaccardi & Associati evidenzia risultati di tutto rispetto per la pagina Facebook di Italia.it che vanta il primo posto in classifica per Engagement Rate e una seconda posizione di tutto rispetto nell’indice di Talking About.

Ma il nostro eroe combatte la sua personalissima battaglia senza il becco di un quattrino per l’investimento media, ha le armi spuntate, lavora ogni giorno come dentro una trincea, in cui ha visto svanire una nutrita redazione di colleghi, traduttori e altre maestranze che come lui erano state ingaggiate per dar vita e voce al nostro ecosistema digitale. Ma lui è bravo. Bravissimo. I fan sulla nostra pagina si moltiplicano, il canale Twitter continua a racimolare follower, non so come faccia, ma da solo si barcamena tra Pinterest, Instagram e YouTube, arrivando a raggiungere oltre 170.000 follower e più di cinquanta milioni di visualizzazioni sull’account Google Plus di Italia.it.

A questo ragazzo dobbiamo dare un nome e allora lo chiameremo Marco, che non è un nome di fantasia. Ma è giusto che questa storia non inventi nulla per rendere giustizia all’assurdo paradosso di un professionista qualificato che passa le sue giornate a creare contenuti per un portale turistico stuprato dalle istituzioni e diventato paradigmatico del nostro malgoverno in questo settore.

Marco non prende lo stipendio da Aprile. Siamo a novembre.

Lo riscrivo: Marco non prende lo stipendio da Aprile eppure continua a postare ogni giorno sui canali sociali di Italia.it. Forse è prigioniero di uno strano meccanismo compulsivo. Forse, più semplicemente, sente di avere una qualche forma di responsabilità verso tutti quei like e quei follower. Perché essendoseli sudati uno per uno in maniera organica sa che dietro ciascuno di questi c’è una persona, non quegli strani sputa-click che ancora si vendono un tot al chilo dentro alcune campagne di social-recruiting…

A me piacerebbe che i signori di Promuovitalia, Enit, o chiunque altro dalle parti di Montecitorio sentisse un briciolo del senso di responsabilità di Marco, perché forse lui avrebbe uno stipendio e noi una presenza digitale degna di uno dei Paesi più belli del mondo.

La storia dell’ultimo patriota merita un lieto fine, ma io non sono sicuro che ci sia. Perché dal 26 settembre Italia.it è passato sotto la gestione dell’ENIT che ha provveduto a fare un contratto sotto-soglia a Unicity della durata di 2 mesi (Ottobre-Novembre) per assicurare la continuità del progetto. L’ENIT ha pagato un anticipo di 20,000 Euro, pari al 50% della somma dell’affidamento (40,000 Euro totali), ma i soldi potrebbero non arrivare mai a causa dei debiti contratti con le banche.

Le vicende finanziarie di tutte le società coinvolte sono di dominio pubblico e la messa in liquidazione di Promuovitalia rischia di far naufragare l’ultima speranza di Marco per recuperare gli stipendi arretrati.

Inoltre, da qualche giorno Marco ha iniziato a fare formazione a un team di persone provenienti da ENIT che Cristiano Radaelli (il commissario straordinario dell’ENIT) nelle sue interviste ha definito “esperti di comunicazione e web marketing” e quindi non si capisce in cosa dovrebbero essere formati, se sanno già come muoversi; ma in questa storia al peggio non c’è fine e forse il nostro eroe sta addirittura consegnando a una pattuglia di “social media manager” le chiavi del nostro ecosistema digitale per fare in modo che il suo lavoro di questi anni non crolli quando lui sarà costretto a lasciare la sua scrivania. Senza stipendio, senza liquidazione e con il peso di qualche causa civile per recuperare il dovuto.

Io racconto spesso ai miei studenti che questo Paese è pieno di esempi stupendi. Di storie positive e di gente che ce la mette tutta per cambiare le cose. Questa storia fa schifo. Ma Marco è una di quelle persone che non merita il finale orribile che altri stanno scrivendo per lui.

Per questo ho voluto raccontare gli eventi fino a qui. E lasciare che ci sia un altro finale da qualche parte. Scritto da chi ha intelligenza e sensibilità. Coraggio e dignità. Ma soprattutto una scintilla di amore per un Paese che non pensavo si riuscisse a deturpare anche a livello digitale.

Grazie Marco. Non ci fai la spesa con questo post, ma far girare questa storia può ripagarti almeno simbolicamente dei tuoi sacrifici. E poi chissà, magari c’è qualcuno che ha bisogno di un bravo professionista come te e allora potrai mettere le tue competenze al servizio di qualcuno che saprà essere più riconoscente di Italia.it.

    Paolo Iabichino

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