L’uomo e il mare

Sempre il mare, uomo libero amerai?

Baudelaire non poteva immaginare che un giorno i suoi versi sarebbero potuti diventare la cornice ideale per la parafrasi in controcampo di uno degli scatti finalisti del Wildlife Photographer of the Year 2017.

“Sempre il mare, uomo libero amerai! — Perché il mare è il tuo specchio; — tu contempli nell’infinito svolgersi dell’onda l’anima tua, — e un abisso è il tuo spirito non meno amaro. — Godi nel tuffarti in seno alla tua immagine; — l’abbracci con gli occhi e con le braccia…”.

Perché nella bellissima foto di Justin Hofman i nostri occhi sono costretti a un abbraccio impietoso, quello di un cavalluccio marino che avvolge parte del suo corpo intorno a un cotton fioc. Nessuno gode nel tuffarsi “in seno a questa immagine” e “lo specchio” del poeta riflette i riverberi del disastro ecologico che nega il primo dei suoi versi, quello che parla di un amore eterno con tanto di punto esclamativo.

È dal 1964 che il prestigioso concorso fotografico premia le foto naturalistiche più belle del mondo, ma Sewage Surfer — questo il titolo che l’autore ha scelto per la sua immagine — sembra voler urlare dagli abissi indonesiani l’emergenza del mare di plastica che per il 96% dei rifiuti galleggianti nei nostri mari è rappresentato appunto da questo materiale.

È un grido di allarme che usa la poetica fotografica come tramite.

E per questo arriva forte al cuore di chi osserva questo scatto meravigliosamente cinico. Un cotton fioc rosa si fa metafora della bulimia consumistica che rovescia in mare gli effetti smisurati della sua voracità. Il cavalluccio cavalca in quello che a me sembra un malinconico contrappasso che ribalta il nostro immaginario infantile: quando, prima di Harry Potter, un manico di scopa diventava il destriero fidato per le nostre avventure tra corridoio, cucina e camera da letto, mentre nella foto selezionata dai giurati l’animale cavalca l’uomo e gli effetti devastanti della sua economia.

Per chi fa il mio mestiere questo scatto raddoppia il senso di colpa, perché aggrava il ruolo di consumatore con quello del pubblicitario, di colui cioè che in questi anni è stato chiamato a promuovere — più o meno responsabilmente — la crescita dei mercati. La buona notizia è che il tema ambientale è finalmente entrato nelle agende economiche di tutto il mondo. E nella maggior parte dei casi non è un topic di facciata, bensì un impegno responsabile, un modo di stare sul mercato e definire la propria identità nei confronti di un pubblico e di un’opinione pubblica sempre più attenti a queste tematiche.

Forse abbiamo tradito il primo verso della poesia di Baudelaire, e se non riusciremo a recuperare l’amore delle origini per il più bello degli elementi naturali, dovremo almeno essere in grado di farci perdonare, affinché il Wildlife Photographer of the Year non debba più scegliere tra i suoi finalisti una foto di denuncia.

Così bella e così orribile.

(Editoriale Il Fotografo, Dicembre 2017)