Una lezione di Real Time Mktg

Che dev’essere prima di tutto “Real”


I fatti sono noti ai più, se non lo fossero basterà il post del diretto interessato a spiegarli per sommi capi.

È partita un’interessante discussione su Twitter alla quale ho partecipato con una manciata di caratteri, ma serve un pochino di spazio in più per fermare nero su bianco il mio punto di vista, ché siccome sto invecchiando malissimo, ho bisogno di scrivere per ricordarmelo quando qualche studente mi chiederà di quella volta che…

Premessa: non conosco Rudy Bandiera. So che viene definito “influencer”, ma non mi sembra Chiara Ferragni insomma. Mi sembra un professionista dei social media, uno di quelli che ci sta bene, con cognizione di causa, a cui il tempo ha regalato un network di contatti abbastanza significativo. E credo che il merito di questo sia di chi ha riconosciuto nella sua presenza online onestà intellettuale, spontaneità e intelligenza.

Che poi sono gli stessi atteggiamenti che chiediamo ai nostri clienti di manifestare in Rete.

Ah, altra premessa: Rudy Bandiera non è un brand, a dispetto del suo cognome. Mi sembra solo uno che si diverte a usare internet. A volte per far circolare conoscenza, a volte per puro divertissement.

Che poi sono gli stessi atteggiamenti che chiediamo ai nostri clienti di manifestare in Rete. Perché “I mercati sono conversazioni”, “I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici”, “Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana”.

Questo scriviamo nei nostri powerpoint, quando facciamo il cut and paste del Cluetrain Manifesto, no?

Poi succede che Smart Italia intercetta il post di Rudy.

Che a me sembra cazzone e disincantato. Qualche suo amico, di quelli un po’ più vicini, non di quelli che si mettono al traino degli hashtag, rilancia la cosa. Rudy dev’essere uno che in Rete ha un certo seguito. Quelli di Smart lo sanno. Rudy chiede un auto, perché la sua è incidentata.

Smart intercetta l’appello e risponde così.

L’avesse fatta Oreo, sarebbe stato Real Time Marketing. L’ha fatto Smart Italia ed è diventato mercimonio, riciclaggio, ricatto e altre amenità che hanno acceso i sorcini del web per un intero weekend.

Forse ha sbagliato Rudy a scrivere che si stava scrivendo una pagina importante di Social Media Marketing. Ma sicuramente stava accadendo qualcosa di mai visto prima. A me è successo qualche mese fa, precisamente il primo giorno di primavera: era un venerdì e il mio #followfriday andò in maniera del tutto spontanea al brand che proprio in quelle ore sbarcava su Twitter.

Non avevo studenti stagisti tra le fila del social media team, nessun amico tra i dirigenti di Interflora, solo un brand che appartiene al mio vissuto personale e che ho salutato con un omaggio all’interno del mio modesto network di follower su Twitter.

Dopo qualche ora ho ricevuto un bellissimo cadeau floreale in agenzia.

Non ho il seguito di Rudy e quindi mi sono risparmiato il mal di testa dell’influencer. Non ho scritto che eravamo di fronte a una case history di social media marketing. Perché era solo un caso. Un bellissimo caso.

I guru di oltreoceano ci avrebbero scritto un instant book e una decina di comandamenti per il Real Time Marketing.

Che poi, alla fine, ne basterebbe solo uno: provare a essere Reali.

Oppure, per dirla alla Elvis Presley: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda”.

E se Elvis non piace, si può sempre ripassare il Cluetrain Manifesto.

È la tesi numero 29. Ma nei nostri powerpoint non siamo andati più in là delle prime tre.