Prendiamo la diligenza

Il sistema e il costo del taxi si basa sul fatto che fino a poco tempo fa un passeggero, in una città che non conosce, doveva per forza spostarsi con il taxi, o al massimo con l’autobus.
C’era un limite fisico invalicabile, che garantiva clienti eterni e tranquillità assoluta ai tassisti, il Paradiso del trasporto passeggeri.

Ovviamente non poteva durare, e infatti il mondo è cambiato.
Un giorno qualcuno ci ha infilato internet in tasca sotto forma di smartphone, e questo ha scompaginato tutto. Ora il passeggero, prima di arrivare verso la città che non conosce e ritrovarsi costretto a prendere un taxi, può scegliersi un’alternativa in mezzo a mille altre. Uber è una di queste alternative.

È legale? È illegale?
Se ne può discutere, ma qualunque sia l’esito della discussione resta il fatto che non vendono armi o droga: danno solo passaggi alla gente, un servizio che è sempre esistito e ora ha cambiato forma, a causa del cambiamento del mondo di cui sopra.
Questo nuovo stato di cose esiste ormai da anni: non è più il futuro, è il presente, e qua stiamo ancora a litigare se si può fare o non si può fare.

Nessuno vede lo schema ricorrente?
Ci siamo già passati con la pirateria nei primi anni 2000: non si poteva fermare, le major discografiche non lo hanno capito in tempo, e hanno perso anni preziosi e miliardi.

Non è tanto Uber, ma ciò che Uber rappresenta, che non si può fermare, e i tassisti — e lo Stato che sta dietro ai tassisti — questo devono capirlo. Dovevano averlo già capito.
Chiuso Napster, all’epoca vennero fuori eMule, Bearshare, BitTorrent, e fu l’epoca d’oro del download pirata. Se dovessero chiudere Uber, ne verrebbero fuori altri dieci.

Il limite fisico che garantiva clienti e tranquillità ai tassisti non esiste più da un pezzo, e a una certa non è più colpa di Uber o del Taxi, ma di uno Stato che quando soffia il vento del cambiamento, invece di preparare una vela per sfruttarlo, preferisce montare le doppie finestre.