Il fatto del giorno

La vicenda di DJ Fabo mi ha ricordato che i dibattiti seguono la scia delle notizie di cronaca che rimbalzano sui media. Vale per l’eutanasia come per tutto il resto. Prendete un argomento di cui oggi non si parla, la mancanza di una legge sulla tortura. L’indignazione per questa assenza non è all’ordine del giorno. Manca la linfa vitale del dibattito, che non è la nostra memoria o l’importanza della questione, ma il fatto, la notizia, la novità. Come per l’eutanasia il fatto è la morte di DJ Fabo, per la legge sulla tortura i fatti erano le vicende della Diaz e di Bolzaneto. Di solito la vita del dibattito segue un ritmo scandito da picchi e silenzi che ricalca fedelmente il ciclo della notizia. Accade il fatto: se ne parla. Poi silenzio. Primo atto del processo: se ne parla. Silenzio. Silenzio. Sentenza di primo grado: se ne parla. Silenzio. Silenzio. Film sulla vicenda: se ne parla. Silenzio, silenzio, silenzio. Nuovo processo: se ne parla. Silenzio. Il film passa in TV: se ne parla per un’ora. Silenzio. Nuove sentenze. Nuove pene ridicole (proprio a causa del vuoto legislativo sulla tortura). In mezzo silenzi. E così via. Come se ne esce? Una soluzione, sperimentata con alterne fortune, è la giornata mondiale dedicata a un tema, per parlarne anche quando l’attualità riguarda tutt’altro. Solo che per la tortura e per mille altre cose (come l’eutanasia, che domani sarà dimenticata) servirebbe anche una giornata nazionale di sensibilizzazione, dato che l’Italia si distingue per la memoria corta. E questa giornata nazionale non dovrebbe avere frequenza annuale, ma come minimo settimanale. Il lunedì no, però, perché quel giorno tutti i riflettori sono puntati sulle lamentele per la fine del week-end.

dal mio facebookDJ Fabotorturasatira


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