Sono un buonista radical chic e me ne vanto

Sono nato in un paese ridente e accogliente dove tutti cantano, sorridono e sono felici, in perfetta armonia con una pittoresca fusione di sapori e musichette paesane. Scherzo, sono nato in Italia. Dopo la nascita sono stato vittima di una catena di eventi sfortunata, della durata di 44 anni, e mi sono ritrovato in un bar. Dentro c’era il classico barista che dava l’impressione di aver tentato per anni di aprire un night club senza riuscirci, perché sembrava stanco, senza desideri e quasi infastidito dai clienti. Per sua fortuna il bar era vuoto, perciò era infastidito solo da me.

I bar di questo tipo non ti deludono mai: c’è sempre un televisore acceso. C’era anche quella volta. Mentre pagavo il caffè, si sentiva il telegiornale. La notizia era qualcosa sui migranti. Il barista scuoteva la testa e parlava da solo, senza guardarmi. Rimpiangeva il duce e ce l’aveva con i migranti, con le ONG, con i comunisti, con i sinistronzi dimmerda, come li chiamava lui. I migranti li avrebbe uccisi tutti. Avrebbe affondato i loro barconi. Ce l’aveva anche con la vita e con me, perché ero testimone della sua rabbia, mentre pensavo alla birra che avrei bevuto in un altro bar, per digerire quel caffè che mi ero dimenticato di zuccherare. Ascoltavo lo sfogo del barista e non volevo dire nulla. E invece dissi una mezza frase, quasi senza rendermene conto. Dissi che quelle persone stavano scappando dalla disperazione. E lui ebbe una reazione strana, col tono di voce di chi ne aveva sentite troppe. Rispose che i buonisti radical chic come me erano la rovina l’Italia. Tanto avevo già pagato e sapeva che non sarei mai più passato da quelle parti. Poteva anche permettersi di offendermi. Erano tutti di passaggio nel suo bar.

Disse proprio così, buonisti radical chic. Me l’avevano già detta altre volte, questa cosa. Me la diranno altre volte. Dovrò farci l’abitudine. E pensare che non mi sono mai identificato in quell’etichetta. Altro che buonista. Altro che chic. Sono stronzo e bevo birra da due soldi. Ma meno stronzo di altri. Quel giorno il barista aveva la luna storta, ma anche io ero di cattivo umore. Avevo passato una brutta giornata, faticosa, piena di piccoli inconvenienti che sommati erano diventati una montagna. Gli dissi di fottersi e mangiarsi il ritratto del duce che sicuramente coccolava nella sua camera da letto. Andai via. E per la prima volta non mi dispiacque l’etichetta che il barista e quelli come lui volevano appiccicarmi addosso.Vuoi vedere che sono davvero un buonista radical chic? Esserlo non è poi così male. Dovrò cominciare a vantarmene. Perché sarò anche stronzo. Ma meno stronzo di altri. Meno di certi baristi. E forse buonista radical chic significa proprio questo.


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