#PrimoMaggio
@AndreaTorti90
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Che dire, caro @AndreaTorti90, io vengo da un paese con una cultura un po’ diversa rispetto al lavoro, per cui il festeggiare il #PrimoMaggio per un lavoro che si ha, o uno lavoro che si spera arrivi, non è nelle mie corde.

Vengo anche da una esperienza lavorativa piuttosto anomala: ho lavorato nelle FFAA, come informatico, ma proprio nel senso più lato immaginabile perché a quei tempi l’informatico era ancora il tuttologo del settore, allora non si sentiva ancora la necessità di avere specializzati in reti, in programmazione, in analisi pre progetto o analisi delle versioni beta. Allora uno faceva tutto e senza tanto discorrere :)

Parlo degli anni in cui, per un civile, il top dell’informatica era un Commodore 64 o uno ZX Spectrum, mentre per noi delle FFAA i computer erano grandi stanze piene di box rumorosi e si scrivevano programmi che andavano trasportati su schede perforate prima di poter chiedere l’assegnazione di un time slice per eseguirli. Ovviamente l’unico linguaggio di programmazione accettato era il buon, vecchio Cobol.

Lasciati i grossi centri di calcolo, raggiungendo la sede di Verona invece mi trovati a confrontami con macchine come la Olivetti Audit A7/90 oppure la Olivetti BSC 3030, poi un po’ alla volta sono arrivati i primi Olivetti M20 ed infine, dopo liti furibonde con le varie sedi dei piani alti, finalmente il permesso di usare PC compatibili, con risparmi enormi sui costi, quindi aumento di acquisti di PC e implementazione dell’informatizzazione in sempre più uffici e reparti.

Chiaramente allora ognuno correva per conto suo, per cui ognuno sviluppava la stessa cosa per il proprio uso, con spreco assurdo di energie e righe di codice. Ci vollero degli anni prima che si creassero delle strutture centralizzate che coordinassero il tutto: ormai eravamo circa negli anni ’88/’90.

Ti risparmio i passaggi a sistemi da centro calcolo e la scoperta successiva che un PC poteva fare lo stesso lavoro a costi molti più bassi e quindi maggior numero di utenti che potessero usare lo stesso applicativo. Alla fine sono iniziati i primi esperimenti di una internet militare: ancora ricordo gli unici tre nodi esistenti all’avvio: Roma, Bolzano, Verona.

Ma nel giro di pochi anni i nodi diventano migliaia e praticamente tutti gli enti e reparti erano collegati a questa rete chiusa. Quando me ne andai, nel 2000, eravamo ai primi passi dell’interconnessione con le altre reti internet militari della NATO e in contemporanea i primi timidi e tutt’altro che sicuri, affacci ad internet vera e propria.

Dopo il congedo è stato tutto un alternarsi: prima una azienda informatica aperta con alcuni amici, alcuni dei quali poi si sono dimostrati tutto, tranne che amici, poi altri periodo di lavori estemporanei, e poi di nuovo apertura di P.I. per lavorare per conto mio.

Insomma il mio passato lavorativo non si può certo dire monotono !!!

Poi è iniziata la malattia e le cose si sono complicate, ma in realtà complicate perché vivo qui in Italia, dove il tele lavoro, o lavoro in remoto, è sempre stato visto, e tutt’ora viene visto nello steso modo, come una opportunità per il dipendente, in remoto, di fottere la proprietà; perché è questo che la stragrande maggioranza dei titolari delle aziende pensano di chi lavora da casa.

Alla fine ho trovato un mio equilibrio, che visto il mio stato di salute o era così era così!! Io ho grosse difficoltà a camminare per cui andare in giro a cercare clienti o lavorare presso le loro sedi mi è molto difficile.

Quindi ho cercato, e ci sono riuscito, di generare una tipologia di lavoro che fosse un lavorare in remoto, ma che non fosse mai chiamato telelavoro altrimenti il cliente lo scartava a priori!

Adesso ho i miei clienti che seguo in remoto, ed alcuni dei quali non ho mai nemmeno visto in faccia. Questo però non comporta che non siano in ogni caso soddisfatti del mio lavoro, altrimenti non continuerebbero ad essere miei clienti da anni.

Tutto questo, lo riporto oggi, #PrimoMaggio, per due motivi:

  1. Per dare una risposta alla tua CallToAction innanzi tutto;
  2. Per cercare di far capire a certa gente che chi telelavora può farlo, e farlo bene, bene al punto di diventare un vantaggio per l’azienda che accetta questa modalità di lavoro.

Magari il #PrimoMaggio, prima o poi, riguarderà anche chi telelavora, finendola così di inquadrare chi lo fa come persone che in realtà giocano a fottere i datori di lavoro!!