Sulla persistenza dei dati
Marco Castellani
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L’apparente paradosso, l’avrete forse capito, inerisce alla attuale disponibilità di una macchina che legga il dato. Questo è esattamente il punto debole. La tecnologia di memorizzazione su nastro magnetico è stata molto usata fino agli anni ’80 dello scorso secolo, ed è ovviamente poi andata progressivamente a scomparire, man mano che il supporto digitale si imponeva in forza dei suoi indubbi vantaggi tecnici e di prestazione.

Purtroppo, caro Marco, questo è un problema più di vista ‘a lunga distanza’ che di tecnologica: se è vero che può essere prevedibile che certi tipi di supporti, con il passare del tempo, ‘ci saranno ma non ci saranno’, essendo io del settore, resto dell’idea che la responsabilità di questa mancanza di fruibilità resta di fu così miope da non capire, ad un certo punto, che il supporto andava aggiornato.

I sistemi hardware, in informatica, hanno sempre avuto, ed avranno sempre, un ciclo vitale, è sempre stato così; chi vive queste realtà sa perfettamente che è cosi.

Io per primo mi sono scontrato, più volte, con responsabili di settore che non volevano capire l’importanza di aggiornare i supporti su cui erano registrati dati, per loro, fondamentali; e si arriva immancabilmente al solito punto, che tu hai descritto nel modo più abituale in cui succede: «Oddio!! Non si possono leggere i dati perché non abbiamo più il supporto per leggerli.»

So che in certi settori, come il vostro ad esempio, i dati da trasferire potrebbero essere davvero tanti, ma sta a chi dirige decidere il punto di compromesso tra costi per l’aggiornamento e perdita dell’uso dei dai in questione.

Alla fin fine, sta tutto nella mentalità di chi gestisce: è purtroppo devo dire che in questo paese chi gestisce, troppo spesso, e non certo solo per una questione di età anagrafica, non riesce a capire l’importanza di questo tipo di decisioni.

Buon reperimento dati Marco!!