UNA VOCAZIONE ALLA SHORT STORY
IL COLOPHON
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Una interessante analisi Roberta, sulla vita delle storie brevi, un genere con cui mi sto confrontando, proprio in questo periodo attraverso una pubblicazione, qui su Medium.

Al momento non ho in programma la pubblicazione, quantomeno non cartacea, chiaramente voglio capire prima che reazioni ottengo da chi ha la pazienza di leggermi.

Ho comunque già scandagliato, via rete le eventuali possibilità di pubblicazione e, devo dire, che concordo con la tua analisi su una certa sete di questo genere per quelle categorie, di lettori, che hai così, con precisione, focalizzato.

Nel mio, chiamiamolo, studio, ho trovato proprio nei pendolari la categoria più interessata probabilmente per la loro condizione in costante movimento, ma sempre fermi in quel gap temporale che è lo spostamento casa, lavoro, casa e che li pone nel giusto atteggiamento mentale di lettore veloce.

Come dicevi tu, hanno poco tempo, ma voglia di essere estraniati dal loro trasferimento. La storia breve, secondo me, serve loro per isolarsi dal momento e dal luogo, qualcosa che li porti altrove, lontani dal brusio dei compagni di viaggio, dallo sferragliare del mezzo, dal quel sobbalzare, che rammenta loro che stanno percorrendo e ripercorrendo all’infinito quel viaggio quotidiano.

Diciamo spezzare quel movimento circolare e renderlo, per un breve periodo, un movimento lineare che schizza impazzito in una direzione diversa.

Cosa di meglio allora di un racconto breve per dissociarsi da questa realtà noiosa e monotona.

Alla fin fine il mio commento, al tuo pezzo, può essere visto solo con una conferma di quanto dici, ma mi piaceva condividere con te il mio parere in merito.

Grazie per il post.

JC