Come Superare una Separazione Dolorosa: “Dieci Minuti” al Giorno per Riavere Indietro la Tua Vita!

“Le va di fare un gioco?”

“Quale?”

“Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto. Una qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta.”

“E poi, dottoressa, alla fine che succede? Avrò indietro la mia vita?”

“Ne riparliamo fra un mese, Chiara. Intanto giochi, s’impegni e non bari, mi raccomando.”

Ho amato Per dieci minuti sin dal primo istante, non appena il mio sguardo si è posato delicato su quella copertina azzurro cielo che, quasi volesse imprimermi nuova vita, mi ha rubato un respiro profondo e liberatorio, riempendo subito il mio animo di lettore di attese che, sentivo, non mi avrebbero delusa.

Ho preso quel libro dallo scaffale come fosse la risposta a tutte le mie domande: forse perché i libri ci scelgono percependo il nostro bisogno più contingente? Forse… io, personalmente, lo credo da sempre.

Chiara, che cosa ti è successo Chiara?

Non è a lei che lo domando ma, mi rendo presto conto, a me stessa. Quante volte hai proiettato il tuo dolore su una storia non tua, ma che sentivi simile, se non uguale? Quante volte hai cercato consolazione e compagnia alle tue pene?

Un libro dice molte cose di sé, anche solo osservandolo mentre lo rigiriamo tra le mani: il breve riassunto della trama, lo scambio di battute riportato sulla quarta di copertina, la giovane donna ritratta a mezz’ aria, sospesa come sospesa è, talvolta, la vita di un essere umano.

Mi coglie una frenesia improvvisa: non so ancora come, ma sento che i “dieci minuti” di Chiara possono aiutarmi: lo intuisco e mi fido. È un richiamo inconsapevole, primordiale, suadente, lasciati andare anche tu.

Camminiamo insieme Chiara? Sì, facciamolo.

Trascorro insieme a Chiara le ore più disperate e felici di un lungo periodo di totale perdita e stordimento. E mentre piango e mentre sorrido, rientro nel naturale circolo della vita che si apre e si ricrea sullo scorcio di una Roma pre e post natalizia venata di un intenso potere evocativo.

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Per dieci minuti è il viaggio tra le macerie di una vita, la vita di Chiara, dissoltasi nel breve tempo di una telefonata, di un licenziamento sbrigativo, di una firma ad un contratto d’affitto di una casa che, in fondo al cuore, non si era mai desiderata.

Chiara è smarrita, soffre; vivere le è diventato insopportabile al punto che, ti confida:

“Andavo al letto e l’unico pensiero prima di addormentarmi era la speranza di non svegliarmi.”

Ma la vita continua a scorrere, a passare; la Dottoressa cui Chiara si affida le propone un gioco inizialmente poco comprensibile e non perché difficile da realizzare, ma perché dubbi sono i risvolti a cui può condurre.

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Sarà invece proprio il gioco dei “dieci minuti” a restituire a Chiara una nuova chiave di lettura della sua vita. Concedersi dieci minuti al giorno per fare una cosa che non si è mai fatta prima, anche la più semplice, come camminare di spalle sul marciapiede, significa, sostanzialmente, aprirsi a nuove e inaspettate possibilità di recuperare un Io disorientato e disperso.

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Perché un uomo, seppur chiuso nel suo dolore sordo e assordante insieme, rimane sempre invischiato nelle trame di una dimensione sociale che, per quanto respinta, torna a riavvolgerlo e risucchiarlo quando meno se lo aspetta. E non è solo con il prossimo che il gioco dei dieci minuti porta Chiara a scontrarsi: il gioco dei dieci minuti svela, in realtà, aspetti del suo essere che lei stessa ignorava.

Chiara ha vissuto per vent’ anni un’ esistenza scandita da persone, gesti e abitudini che non sono mai cambiati, che, se pur mutando veste, non sono mai usciti da uno schema di vita ordinato e ordinario. Così, la prima incrinatura del sistema si è ben presto trasformata in una voragine, dalla quale Chiara è risalita priva di qualsiasi protezione emotiva.

Il ritorno alla vita è lento, ma continuo, e la vita, inaspettatamente, concede piccole ma importanti sorprese. Sono le occasioni che Chiara si concede, sono i dieci minuti che, ogni giorno, le suggeriscono spunti e riflessioni dalle quali ripartire.

La bellezza di Chiara consiste nella totale assenza di maschere: Chiara non nasconde, Chiara non mente, Chiara è sempre e solo se stessa, anche quando desidererebbe di no.

È questa la forza e il motivo per cui Chiara viene percepita come persona, e non come personaggio o assoluta protagonista della storia, ed è ancora per questo che Per dieci minuti si configura come un viaggio introspettivo che, volontariamente o meno, ognuno di noi compie insieme a lei, pagina dopo pagina.

Concludo con la frase che, personalmente, ritengo essere il frutto del complesso percorso interiore di Chiara:

“Non resistere al cambiamento. Buttati.”

“Buttati”, scrive Chiara, e lei, e io con lei, certamente, lo abbiamo fatto.

Non resti che tu. Non c’è donna al mondo che non desideri essere felice, è un diritto inalienabile, ne devi essere consapevole e convinta.

Respira e torna a scontrarti con la vita. E raccontami delle tue battaglie, di quelle che hai vinto e di quelle che hai perso e che, nonostante tutto, ti hanno resa forte e determinata come sei.

Grazie.

IlariaLetterata