I chiarimenti della Cassazione sul principio di massima sicurezza tecnologicamente possibile.

Con la sentenza n. 3616 del 27 gennaio 2016, la Corte di Cassazione ha analizzato il principio di massima sicurezza tecnologicamente possibile sul lavoro e per la prevenzione di infortuni.

L’art. 2087 del Codice Civile prevede che il Datore di Lavoro si adoperi, nello svolgimento della specifica attività professionale, per garantire la massima sicurezza tecnologicamente possibile, adottando tutte le misure dettate:

  • dalle peculiarità del lavoro, in base alla quale devono essere individuati i rischi specifici
  • dall’esperienza, in base alla quale dovrà saper prevedere le conseguenze dannose sulla base di eventi già verificatisi;
  • dalla tecnica, in base alle nuove conoscenze in materia di sicurezza messe a disposizione dal progresso tecnico-scientifico.

La Cassazione con l’ultima sentenza, ha voluto stabilire che, qualora il Datore di Lavoro disponga di più sistemi di prevenzione, è obbligato ad adottare quello più idoneo a garantire il maggiore livello di sicurezza soprattutto nel caso si debba tutelare la vita e l’integrità fisica di un lavoratore.

La sentenza inoltre precisa che, qualora la tecnologia e lo sviluppo delle conoscenze portino all’individuazione di tecnologie più idonee, non è possibile pretendere che il Datore di Lavoro provveda ad un’immediata sostituzione degli strumenti di sicurezza con quelli più moderni, purchè i sistemi già in uso garantiscano comunque un livello di sicurezza elevato.

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