Siete sui social, ma siete terribilmente asociali.

L’altro giorno mi hanno aggiunta a un gruppo Whatsapp per organizzare una serata “tra donne”. La creatrice del gruppo è una vecchia amica, le invitate io e alcune sue conoscenze a me completamente nuove.

Mi sono inserita nella conversazione in modo educato, ho letto i vari interventi, ai quali ho risposto manifestando due necessità: possibilmente dopo cena e in centro città.

Cagata pari.

Cena al giapponese?” “Andiamo là al posto in Inculandia?

Ignorata, completamente. Nessuno che abbia detto magari che so… “Se qualcuno ha bisogno di un passaggio per Inculandia io ho l’auto” oppure “Optiamo per qualcosa più verso il centro così può venire anche questa misteriosa Carlotta”.

Non so, io mi sarei comportata in modo completamente diverso, si parla di buona educazione, ascolto dell’altro. Laurea non richiesta. Cittadinanza italiana nemmeno. Buonsenso magari sì.

Un po’ come quando nei post degli amici rispondo a qualche commento di sconosciuti, magari perchè mi fa ridere o perchè lo trovo interessante e non ricevo alcun tipo di feedback. Invisibile.

Il problema non sono i social network, sempre additati come il male assoluto.

Il problema sono le difficoltà che avete a comunicare, ascoltare, relazionarvi con gli altri. E no, la colpa non è dei social. Eravate così anche prima.

Io ho imparato a essere socievole quando le mie manine non erano ancora in grado di maneggiare uno smartphone e il mio problema più grande era ricevere la Barbie Sposa a Natale.

Me lo quoto da sola, perchè bisogna che ogni tanto ci si rifletta su certe dinamiche.

Troppo semplice dare la colpa al mezzo, “amici” miei. Senza un cervello che lo manovra, il mezzo non ha capacità decisionale, ancor meno ha capacità di decidere l’attitudine di un essere umano verso i suoi simili.

Vi lascio alle vostre considerazioni.

Carlotta