Paracul’Act: il metodo Renzi per il Quirinale

Come stanno lavorando Matteo Renzi e il suo cerchio delle fiducie per tenersi buoni tutti, in vista dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica?

Lo schema del Paracul’Act è il seguente. Renzi ha delegato i fedelissimi Lotti e Delrio ad occuparsi rispettivamente di alimentare l’autostima presidenziale di Pierluigi Castagnetti e Sergio Mattarella. A Bonifazi, invece, fa incontrare tutti i deputati peones, ai quali dice, rassicurandoli enormemente, che se passano con loro saranno rieletti.

Nel frattempo, Renzi ha promesso il Quirinale a una sfilza di personalità (leggi: Veltroni e Fassino) che appartengono al mondo ex DS (dove non trova sponda né in Sposetti né in D’Alema; il quale insiste che, in questa situazione così ingarbugliata, il miglior candidato potrebbe essere la Severino).

Così, Renzi tiene tutti in caldo, con le armi della rassicurazione e del doping dell’ego, abbastanza formidabili in un momento così depresso.

Obiettivo: che si abbassi la contestazione sulle riforme costituzionali, in particolare al Senato e segnatamente sulla legge elettorale, dove ci sono almeno tre emendamenti non allineati che potrebbero passare.


Il punto, però, è che metti caso che un Romano Prodi - cui Renzi ha promesso l’ONU (la quale, come abbiamo già scritto è assegnata alla Germania) - o un Castagnetti, un Fassino o un Mattarella scoprissero che il premier li sta prendendo in giro, si rischia non solo il caos per l’elezione al Colle, ma anche che saltino le riforme.

Da vero pokerista del palazzo accanto, Renzi gioca d’astuzia e d’azzardo. Maestro del Paracul’Act, sì, ma se qualcuno — questa volta — andasse a davvero vedere la sua puntata, il premier rischierebbe di bruciarsi e con lui tutti noi.

Paracul’Act, puntata II: il pupazzo di neve si scioglie