Renzi e Paracul’Act, parte II: il pupazzo di neve si scioglie

La puntata precedente: il cerchio delle fiducie di Matteo Renzi continua a lavorare alacremente perché il premier possa rabbonire gli animi dei candidati al Quirinale maggiormente convinti— da lui — di potercela fare.

Aggiornamento: il giro di Palazzo Chigi, questa mattina, parla con Gentiloni (se non ricordaste, attuale Ministro degli Esteri), chiedendogli, da una parte, di sondare le reazioni di Veltroni e Rutelli alla proposta del suo nome e, dall’altra, di fare lo stesso con gli ex Ds. In gergo renzianese, di cercare di avere un fidbek, insomma.

Ebbene, almeno una reazione è arrivata. Appena Fassino viene a sapere di questa novità, urla al suo già non straordinario autocontrollo di uscire da quel corpo, alza il telefono e dice al Presidente che è matto a pensare una cosa del genere; forte — il torinese — della sua capacità di mettergli contro tutti i comuni d’Italia o quello che ne rimane.

Ecco che succede quando, dopo aver illuso tutti, la musica del lento sfuma, finisce il tempo delle mele, e arrivano i primi disincanti. Oppure, come si dice in alcune culture non egemoni del Mezzogiorno d’Italia: allo sciogliersi della neve, si rendono visibili gli escrementi.

Paracul’Act, puntata III: Prodi, una mortadella a 5 stelle