Gianni Cuperlo parla al suo uditorio con accento fortemente milanese. No, non è che noi siamo di Battipaglia e tutti i settentrionali, anche i triestini molto carismatici come Cuperlo, ci paiono bauscia.
Cuperlo parla proprio milanese, con fare a metà tra il poliglotta compiaciuto della sua pronuncia e lo studente fuorisede che vuole sentirsi accettato dai suoi compagni di corso, milanesi purosangue figli di siciliani e una bresciana.
Da una parte, deve essere il suo modo tenerissimo di intercettare il consenso dei ceti produttivi; dall’altra è puro desiderio di essere accettato. Da chi, poi, non si sa.
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