Cominciare l’anno mappando il settore fintech italiano

$105 miliardi. E’ l’impressionante somma investita nelle aziende fintech di tutto il mondo. Cifra che diventa piccola se comparata al valore complessivo stimato del settore: $870 miliardi nel 2016, secondo un report di VentureBeat. Tuttavia, numerose voci autorevoli del campo già da qualche tempo predicono una frenata negli investimenti per il 2017, che però non arresterà la grintosa crescita del fintech.

L’Italia segue il trend globale, ritagliandosi una piccola ma interessante fetta: secondo una ricerca condotta da SmartMoney, le startup fintech italiane nel 2015 hanno raccolto un totale di €33,6 milioni di investimenti. Purtroppo non mi è stato possibile trovare dati attendibili più aggiornati, ma se si guarda ai soli round ottenuti da Moneyfarm e Satispay per un totale di 19 milioni di euro, penso non sia azzardato ipotizzare che nel 2016 abbiamo assistito ad un’ulteriore crescita dei fondi totali investiti nel fintech italiano.

Nonostante i nostri numeri siano piccoli quando comparati con altre realtà europee — per non parlare di situazioni extra UE, come Cina e USA — , sono convinta che questo settore abbia molto potenziale in Italia e possa contare su un pool di talenti e idee notevole. Una città come Milano, ad esempio, centro finanziario nazionale e casa di grandi aziende assicurative, offre un terreno fertile, ricco di esternalità positive, per lo sviluppo di startup fintech. Benché alcuni fattori, come la scarsa propensione al rischio, un’alta tassazione ed un mercato dell’equity piuttosto limitato, non si possano cambiare da un giorno all’altro, perché trasversali o intrinseci nella nostra società, credo si possa fare qualcosa per connettere i vari stakeholders e creare un ecosistema solido e coeso per supportare lo sviluppo del fintech.

E’ con questa idea che ho voluto lanciare a Novembre Fintech-up, il meetup del settore fintech, dove tutti gli operatori ed interessati sono invitati ogni volta a discutere temi diversi e novità, conoscendosi meglio davanti ad un bicchiere di vino. Per questa ragione, ho ritenuto necessario capire meglio quali fossero gli attori italiani del settore e non avendo trovato una mappa abbastanza esaustiva, ne ho creata una, che condivido con voi in questo post. Sono consapevole che nemmeno questa sia perfetta e che sicuramente manchino all’appello varie aziende che mi sono sfuggite. D’altronde, come si fa ad avere uno sguardo completo su un settore che evolve ogni giorno? Per renderla più esaustiva, vi invito a segnalarmi prontamente casi mancati o imprecisioni.

Ho suddiviso la mappa in sette subcategorie, che, da una parte, mi parevano le più rilevanti per descrivere la realtà fintech italiana e, dall’altra, permettessero di stabilire una base comune ad altre mappature internazionali. Ho identificato un totale di 109 piccole-medie aziende operative nel settore e con base in Italia. Come vedrete voi stessi, il crowdfunding, il fenomeno forse più stabilito, fa da re per numero di aziende attive, ma le cifre da esso transate sembrano troppo limitate per supportare una tale quantità di attori. Io scommetto che nel 2017 vedremo un consolidamento di questa categoria, a fronte di una crescita delle altre sezioni e mi prometto di rimappare il settore a fine di questo anno per tracciarne la sua evoluzione. Voi, invece, cosa prevedete accadrà?

Se siete a Milano il 2 Febbraio, vi invito a partecipare al prossimo Fintech-up sulle applicazioni blockchain nel fintech. Avremo modo di incontrarci e sarò felice di sentire la vostre previsioni fintecchiane per il 2017!

*L’articolo e la mappa sono stati aggiornati il 9/01/2017. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito con le segnalazioni!