FAKE NEWS (recensione)

Negli ultimi tempi sentiamo in continuazione parlare di Fake News. La maggior parte delle persone crede che le “fake news” siano semplicemente delle “bufale” ma, in realtà, la questione è molto più inquietante. Nel suo ultimo libro intitolato proprio FAKE NEWS, la giornalista Enrica Perucchietti ci svela, in modo accuratamente documentato, un mondo dietro questo semplice termine che i più non oserebbero nemmeno immaginare.

Fake News è un termine inglese che, tradotto in italiano, significa semplicemente “notizie false”. Chiarito questo viene spontaneo chiedersi: quand'è che definiamo una notizia “falsa”? Risposta: quando qualcuno viene a raccontarci un fatto che, in realtà, non è avvenuto. Facile giusto? Sbagliato.

Un esempio introduttivo

Immaginiamo di ricevere una telefonata dal signor Pinco Pallino che ci dice: “Hanno fatto esplodere il Colosseo!”. Noi, che in quel momento ci troviamo a Roma, corriamo sul luogo del misfatto e scopriamo che, invece, non è successo assolutamente nulla: quella che ci è stata comunicata è una notizia certamente falsa. In questo caso, il significato del termine che stiamo esaminando è molto chiaro e privo di incomprensioni. Ma adesso complichiamo un po’ le cose.

Ora immaginiamo di ricevere sempre la stessa identica telefonata ma questa volta, andando a verificare, scopriamo che effettivamente un’esplosione c’è stata ma ha prodotto, come effetto, soltanto un foro di una decina di centimetri in una parete esterna del monumento. In questo caso la notizia comunicata è vera o è falsa? Tecnicamente è vera perché, in effetti, qualcuno ha coinvolto il Colosseo in una esplosione ma, allo stesso tempo, nella pratica è falsa perché l’edificio è ancora lì, totalmente integro. Già questa semplice situazione potrebbe prestare il fianco ad un abile comunicatore che ha qualche interesse a far passare un significato piuttosto che un altro. Ma, ovviamente, escluso qualcuno fin troppo credulone, in linea generale la gente non penserà che il Colosseo sia “esploso”.

E se il foro fosse di qualche metro? Sarebbe certamente una notizia emotivamente più forte e alcuni inizierebbero a pensare che il Colosseo sia effettivamente “esploso” mentre altri lo negherebbero. E se invece fosse crollato, dopo una forte esplosione, metà dello storico monumento? Ecco, in questo caso certamente la maggior parte della gente affermerebbe senza ombra di dubbio che, in effetti, “hanno fatto esplodere il Colosseo”; eppure ci sarebbe sempre una parte pronta a negarlo “perché l’altra metà è ancora in piedi”. Soltanto, dunque, ad edificio completamente crollato si potrebbe affermare con certezza che la notizia che “è esploso il Colosseo” è vera e che quindi, di conseguenza, chi va in giro dicendo il contrario sta diffondendo notizie false e cioè Fake News.

Questa cambiamento di significato della stessa identica frase in base all'incremento quantitativo del fenomeno a cui stiamo facendo riferimento lo aveva già spiegato, qualche secolo fa, il filosofo Georg Hegel.

Dunque, data l’evidenza di tutto ciò, l’intero mondo culturale di una società — che va dai giornalisti professionisti agli accademici e dai liberi ricercatori ai politici — dovrebbe tranquillamente affermare che una notizia può dirsi con sicurezza “vera” o “falsa” soltanto quando rientra in uno dei due estremi del “range quantitativo” di cui abbiamo parlato, e cioè soltanto quando la notizia può, senza se e senza ma, essere dimostrata e, di conseguenza, confermata o negata. In tutti gli altri casi avremo a che fare, sempre e comunque e solo e soltanto con opinioni, che percepiremo come più o meno “giuste e vere” o “ingiuste e sbagliate”, e questo dipenderà da quanto la nostra natura si sentirà vicina e affine all'affermazione fatta.

Adesso, visto che quanto affermato finora ci porta a capire che, fatto salvo i casi accertati, la maggior parte di quelle che noi chiamiamo “notizie” sono in realtà opinioni — che possono essere più o meno vicine alla realtà e che, comunque, sono sempre soggette all'interesse personale (spesso inconscio ma non solo) — perché, allora, così tante personalità pubbliche e così tante istituzioni vedono “Fake News” ovunque? È a questo punto che il libro di Enrica Perucchietti arriva come un faro a portare luce in questa realtà oscura.

La struttura del libro

Una cosa che colpisce subito del libro FAKE NEWS (Arianna Editrice) è che segue come “mappa di riferimento” il capolavoro di George Orwell 1984, il romanzo distopico per eccellenza da cui è stato tratto il celebre concetto di Grande Fratello. Questa struttura permette di immergersi nel mondo orwelliano vivendo, così, l’esperienza “dall'interno”, come se si trattasse di un romanzo o un film. Il problema è che FAKE NEWS non parla di un mondo frutto di una mente molto creativa, ma della realtà che viviamo tutti noi ogni giorno.

Il Ministero della Verità

In 1984 gli eventi si svolgono intorno al potente Ministero della Verità che ha un preciso compito: fare in modo che tutti pensino così come vuole lo Stato. Com'è possibile fare questo? Modificando completamente la storia e le informazioni riguardanti il passato, in modo che tutto sembri progredire in favore della volontà dello Stato. Ma questo non basta. È necessario modificare anche le parole e, più in generale, creare una nuova lingua con cui si esprime l’individuo perché, per pensare, servono vocaboli e grammatica, e se quelli esistenti sono costruite in favore dello Stato, i cittadini non potranno che pensare a favore dello Stato. Ora, sembra suggerirci implicitamente l’autrice, immaginate che tutto questo sia quello che alcuni potenti, molto potenti, stiano facendo a voi ogni giorno nella realtà che state vivendo, senza che ve ne accorgiate. E se anche in questo caso vi state chiedendo come ci riescono, la risposta è questa: perché vi stanno “cuocendo” con un fuoco così lento che vi risulta anche piacevole, almeno fino a quando non sarà troppo tardi.

Neolingua e “politicamente corretto”

È a questo punto che è possibile avvicinarci alla soluzione del nostro quesito iniziale, e cioè alla comprensione del perché di tutto questo interesse per le Fake News. Scrive l’autrice:

“Il ricorso a sempre nuovi neologismi creati ad arte permette di far sì che non siamo più noi a pensare con le parole ma siano le parole stesse a pensare per noi.
[…] il politicamente corretto e la neolingua rendono sempre più difficile non solo parlare e scrivere, ma addirittura pensare.
La neolingua politicamente corretta è una costruzione artefatta, burocratica; è un linguaggio per i fanatici dell’ideologia, che sta contagiando il mondo intero, imponendosi attraverso gli slogan e l’assuefazione mediatica.” La costruzione della parola]

Insomma, se il Potere vuole controllare gli individui in modo totale, deve spostare ciò che viene definito “reale” dal piano tangibile e materiale (l’esplosione del del Colosseo del nostro esempio) al piano immaginario costruito attraverso un linguaggio creato ad arte. A quel punto, il “range quantitativo” hegeliano in grado di trasformare un fenomeno in “qualitativo” si muoverà sul piano immaginario costruito e, cioè, sull'ideologia dettata dal potere dominante identificabile attraverso ciò che viene ritenuto “giusto e savio” e, quindi, il politicamente corretto. Da questo punto di vista, diventa “ovvio” che quanto verrà affermato al di fuori dell'ideologia dominate e dal politicamente corretto verrà marchiato come “falso” o Fake News, in modo spesso automatico e inconscio, anche se in realtà, nei fatti, non si tratta altro che di una propria opinione dal valore qualitativo reale non diverso da quello del potere dominante.

Ci sarebbero moltissime altre cose da dire e su cui riflettere attraverso questo illuminante (e coraggioso) libro di Enrica Perucchietti, ma mi devo fermare qui. Vi invito a leggerlo perché vi condurrà su vette in cui è finalmente possibile respirare aria di libertà.

Michele Putrino