Abbiamo visto Blade Runner 2049.

L’amato fato ha voluto che noi della redazione di Giornalisti-per-il-Click non siamo andati a vedere (ancora) il nuovo Blade Runner, quello datato 2049, ma possiamo già fornivi la nostra accurata recensione, il nostro punto di vista, se vi va. Voi lo dimenticherete, ma qui non siamo seri. Voi quindi offendetevi, poi.

Ma iniziamo, con metodo. Quindi dal titolo.

Perché 2049? Lo stiamo pensando tutti: perché gli erano finiti i numeri, come le idee. Come quando nel basket che conta il 23, il 33, il 12, il 2, il 21 sono già presi e allora vai a pescare un qualsiasi 42. Vi preghiamo, no, non dite che è la risposta al significato della vita, basta.

E dopo il titolo, il più amaro degli interrogativi.

C’era bisogno, dunque, di questo Blade Runner 2? No, ovviamente no. Ci stanno sfiancando il portafogli con questi 2, con queste vendette. I 2 ripescati dopo più di venti anni sono come gli album dei Pink Floyd fatti dopo vent’anni, con i rimasugli dei lavori precedenti, la roba scartata. In questo caso i rimasugli sono le idee “nuove”, ma ripercorrendo le vecchie. Che bellezza.

Abbiamo visto Ghostbusters 2 e volevamo i soldi indietro, e davvero li abbiamo chiesti, uscendo dal cinema. Al botteghino, dopo immani polemiche siamo riusciti a ottenere un buono sconto del 20% al bar, per i successivi sei mesi. Era il minimo, soprattutto se hai un blog e puoi dire quello che vuoi, come su TripAdvisor.

Dobbiamo ammettere però che abbiamo visto anche Trainspotting 2 e lì ci siamo emozionati. Ma in quel caso la formula partiva vincente poiché erano passati vent’anni in maniera reale per tutti gli attori e per la storia stessa. Non era una rimiscelata cinematografica ma un vero “andiamo a vedere come se la passano quei quattro drogati scozzesi”. Per di più, girato e pensato in maniera intelligente ed emotiva. Chapeau. (noi giornalisti facciamo largo uso di “chapeau”)

Ma siamo qui per parlare male di Blade Runner 2049, senza nemmeno averlo visto. E siamo qui a dirvi che il vago dettaglio che Ridley Scott non abbia voluto esserne il regista la dice lunga sul coraggio (o la mancanza di) che deve aver sentito al momento di accettare tutto ‘sto carrozzone. Al posto suo, tale Villeneuve, ex pilota e regista di The Arrival, e quindi fresco dell’apprezzamento metafisico della sua più recente pellicola. Anche The Arrival l’abbiamo visto e, tra un’idea simpatica e l’altra (ma ci voleva un libro o una lezione di semantica, non una film) tendenzialmente abbiamo sbadigliato. Bella l’idea ma buonanotte.

Insomma, tornando a Blade Runner 2049 ci siamo, con la fantasia, messi comodi in poltrona e possiamo dirvi che il sonoro è stato forse la cosa che più ci ha preso. Il finale… sì, in dirittura d’arrivo, però. Immagini eccezionali, ovviamente, e se non le avessimo viste non avremmo avuto da ridire, col senno di poi. Si ride anche, alcuni personaggi secondari hanno forse più spessore di chi la fa da padrone sullo schermo per tutta la durata della proiezione.

Ma volevamo tutto questo? Non ci sono più nuovi scrittori, idee, registi a cui affidare le sorti di qualche milione di dollari? Il successo al botteghino, si sa, in fin dei conti è solo questione di pubblicità, di preroll su YouTube, di cartelloni pubblicitari sui fianchi degli autobus a due piani a Londra.

… Intanto il tempo stringe e noi attendiamo il prossimo 2, alla fermata dell’autobus.

(Philip, tu che hai scritto l’eccezionale “ma gli androidi sognano pecore elettriche?” e poi te l’hanno cambiato in BLAAAAAADE RUUUUNNNERRR!!! mettendoci supereroi e un titolo altisonante… perdonaci. Ci hai perdonato all’epoca? In punto di morte? E ora ci perdoneresti? Per fortuna che ci osservi da boh, Andromeda!, con i tuoi occhi pieni di anfetamine e d’immaginazione.)

ps. Chapeau!

(non sai più a chi credere? Nemmeno io, quindi leggi qui.)