Cinepanettone Delta Omega

Ivan Perilli
Dec 19, 2019 · 6 min read

Arrivo in aeroporto, ho il volo alle 11:30. Sono le 10, sono abbastanza in orario, credo. Devo fare ancora tutto, però, e di certo non è proprio come andare al cinema nel 1985. Quindi arrivo in aeroporto che sembro un maratoneta all’ultimo chilometro, in realtà. Scendo dal taxi, giro dietro una colonna, poi un’altra ancora ma questa la faccio veloce come una monoposto a Montecarlo, con il trolley che mi segue tutto sudato. Mi fermo, maledizione che mi fermo. Invece di entrare sono costretto a fermarmi. Sulla soglia, a bloccare le porte scorrevoli dell’ingresso PARTENZE, eccolo: un ammasso di zombie. Almeno una ventina, tutti sommariamente accatastati. Sembrano che siano stati messi lì, ma potrebbe pure sembrare che stessero uscendo tutti insieme e il primo fosse caduto, causando una reazione a catena di corpi putrefatti.

So che il mio autista non è subito ripartito ma aspetta di vedermi entrare, e non sono sicuro che i suoi connotati non siano stati già cambiati da qualche zombie particolarmente vorace. Lui, Michele l’Autista-OK, non è poi questo fulmine nel reagire alle situazioni… una preda facile per la quinta apocalisse di zombie dell’anno, nonostante il suo look tutto contro futuristico, occhialoni a specchio e porte dell’automobile ad apertura verticale.

Ma lui, l’esperto Autista-OK Michele Cerotto, non lo sa… e continua a guidare.

(È un amico d’infanzia, poi abbiamo intrapreso strade diverse. Mentre io andavo all’università, lui grigliava hamburger da McDowell. Ma lui invece ora sposta gente, e io costruisco viadotti.)

Ma ho nominato la quinta apocalisse dell’anno o sbaglio?

… dell’anno, e Dicembre, con tutte le incazzature prenatalizie, potrebbe farne marcire una nuova, ah!

Ora in ogni caso devo pensare a entrare o perderò l’aereo. La puzza acida di vomito inizia a diventare insopportabile e l’esercito tarda ad arrivare, come al solito. Potrei usare le pale date in dotazione dalla Protezione Civile ma mi sento stanco. Aspetto l’esercito.

Ci penso un attimo.

Sempre che arrivi, l’esercito. Sempre che non sia stato già deglutito e digerito nel parcheggio dell’aeroporto, in un bel minestrone nella cupola della torre di controllo.

A settembre i rinforzi arrivarono che la battaglia era già bell’e finita, nessuno rimasto nei dintorni e in piedi, in un modo o nell’altro. Cose dell’altro mondo.

Quando il mio caporedattore la smetterà di minacciarmi, forse ne scriverò un articolo in merito. Lui mi minaccia perché è un catastrofista e gli piacciono tremendamente questi exploit di zombie a cadenza bimestrale. Si mangiassero lui, gli intasassero a lui la strada sulla via di casa.

Ma io devo andare a casa, per Natale. Come diavolo faccio? Panettoni e trufoli che mi aspettano.

(“È una merda essere Scozzesi!” mi risuona in mente quella frase, mi tormenta.)

Prendo la rincorsa e grazie alle mie scarpe a propulsione Macro-Acro salto il mucchio di merda sub-umana. Queste scarpe sono state una grande invenzione e stanno vendendo alla grande.

Consegno il passaporto al check-in, tradizione che non ne vuole sapere di scomparire. La hostess, con un occhio che le pende dall’orbita, mi augura un buon viaggio. Qualcuno dovrebbe spararla in testa, altrimenti sai che bel Natale al banco accettazioni…

Il problema degli zombie sono le malattie. Loro alla fine sono come normali persone, solo lente e sbadate, un po’ come i marchigiani, ma come normali persone. Possono cercare di divorarti un braccio ma è un gioco da ragazzi spingerli via.

Se solo la polizia non avesse fatto quella tremenda cazzata di confiscare l’AIDS+ e distruggerlo… Poi è stato fin troppo facile, un gioco da ragazzi: falda acquifera, piante, mucche al pascolo e il virus in tavola.

Incontro Babbo Natale, anche lui di ritorno a casa. Quest’anno ha deciso di scioperare, lasciando il compito di consegnare i regali a Capitan America. Appena mi nota mi riconosce e mi prende in disparte:

“Sai cosa succede al tramonto? Escono i fantasmi. Esattamente al tramonto, quando il sole cala e le città si colorano di luce rossa e arancione. Tra le persone chi è fantasma continua a vivere e si prepara alla notte, mentre gli altri, le anime non tormentate, sono pronte ad andare a dormire.”

Lo guardo, capisco che è strafatto, mi sembra abbia pure una rivoltella da quattro soldi in tasca.

“Non mi credi? Non credi a Babbo Natale?”

Penso all’ironia della domanda ma non rispondo, e torno al mio gate. Babbo Natale è acqua passata, da quando mi riparò la lavatrice, qualche Natale fa.

Al banco accettazione sono costretto a spostare uno zombie che si era addormentato. Spostandolo gli si stacca un braccio, come un lebbroso. Anche a Natale si muore di lebbra, mentre ci sentiamo più buoni e facciamo cin cin. Non importa che tu sia povero o ricco, bianco o nero, lupo o falco, a Natale fai cin cin e il resto del mondo continuerà a non far parte di te.

“Spezzò il pane e rese grazie”, mi viene in mente quella frase. È passato qualche anno da quando la Cina, mettendo Stati Uniti e Europa sotto scacco, ha ottenuto il monopolio mondiale intellettuale e ha obbligato a ratificare l’accordo di Los Alamo a proprio favore. L’occidente è fritto.

Però certo io mica sto dichiarando chi prese il pane e lo spezzò.

Qualche metro più in là vedo un tale vestito da pesce, sembra una trota gigante. Si sta sbracciando per attirare attenzione, ognuno sotto Natale pretende attenzioni maggiori. Nota che lo sto guardando e mi grida “Sono la trota gigante di Natale!”. Capisco che vuole un Likey, gli mostro il tesserino e la fronte gli si illumina di blu per un secondo.

Ho mangiato panettoni e pandori indigeribili, ho raccontato la notte di Natale i miei segreti a donne delle pulizie a cui non andrebbe confidato nemmeno un segreto di Pulcinella, ho regalato scarpe da ginnastica spaiate, ho perso tradizioni e imparato novità come il Natale a novembre… ma mai avrei pensato di essere costretto dalla polizia a dover invitare a pranzo uno zombie, tutto irto e setoso, se avessi voluto partire. Soluzioni pratiche e comuniste, altra fregatura di Los Alamo.

Un gruppo di cinefili mi si para davanti, rimostranti. Dicono di aver inventato loro gli zombie, e mi piazzano dei cuoricini nell’aria. Sono come li avevo sempre immaginati, quasi fatti con lo stampino. Mi prendono in disparte, mi vogliono parlare del loro Natale, della loro Befana, del mercato delle arance. Dico loro che ho questa incombenza di portare via uno zombie e loro mi dicono che conoscono un metodo speciale per sbarazzarsene in un niente, sotto Natale. Mi dicono di rispedirlo ad Amazon. Ma io non l’ho ricevuto da Amazon, rispondo. Loro mi confidano che basta imballarlo in un sacco di cartoni inutili e Amazon si prende qualsiasi cosa indietro. Non ci credo, ma mi aiutano a farlo. I due più nerboruti prendono il fantoccio putrefatto e lo portano via all’ufficio postale. Poi m’invitano a pranzo da loro, vogliono che io sia uno di loro, mi hanno già accettato, e mi dimentico quasi che devo tornare a casa per Natale. Fortunatamente mi arriva una telepath-mail e mi ricordo di prendere l’aereo, posso prenderlo dallo spazio temporale. Li saluto, li rivedrò in videoconferenza per il mio compleanno.

Quando atterro trovo strade pulite, ReeGlou applicato sapientemente ovunque e quella pubblicità dove un tipo sprofonda comodamente nel suo tappeto di casa riprodotta su tutti i fantaschermi..

Ma dove mi trovo e che Natale mi aspetta? Un altro Natale ancora ambientato nel 2119?

Mi sveglio, sono tornato nel 2200, mi ricorda HAL.

Sipario, tranne il fuoco acceso, tra centottantuno natali.

(Notato riferimenti o citazioni? Cosa aspetti a elencarli qui tra i commenti? Chi nescova di più vince un panettone!)

Ivan Perilli
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