Il coast to coast americano (primo “passo”)

Ivan Perilli
Aug 9, 2017 · 7 min read

Nel 2015 ho attraversato gli Stati Uniti da costa a costa, da New York a Los Angeles, via treno, auto e bus, in 35 giorni, passando per Boston, Chicago, Nashville, Santa Fe, la Monument Valley, New Orleans e tanti altre città e scenari. Essenzialmente, l’esperienza più bella della mia vita. Durante i miei viaggi mi piace scrivere un irregolare diario che poi condivido (nudo e crudo, senza alcuna correzione posticcia) con i miei amici più cari. Eccone un breve estratto, ero sul treno partito da Albany (Stato di New York) in direzione Chicago, seconda settimana di viaggio. Quindici ore, a quanto pare.

“Sono sul treno Albany-Chicago. E’ partito con un’ora abbondante di ritardo e in due ore non avrà fatto più di 20 metri. Mi sembra come se il capotreno e il macchinista non si ricordino la strada perché sto treno spesso si ferma e fa pure retromarcia. Il viaggio è di quindici ore e io, dopo tre dall’arrivo, ho una partita di baseball dove ovviamente non gioco io ma dovrei vedere il derby di Chicago, Cubs-WhiteSox. Sto già considerando l’ipotesi di non farcela, salvo mirabolanti giochi di bagaglio lasciato alla stazione, taxi e stadio, e poi torno alla stazione e vado in ostello. Chicago è parecchio grande e questo non aiuta. Ma per distrarmi sono andato nel vagone ristorante a mangiare. Questo treno notturno pare un Orient Express di quelli decaduti. Stiamo tutti accampati, ok è un treno notturno, ma ci sono famiglie di indiani che hanno trasformato dieci-dodici sedili in casa loro. Comunque dicevo del ristorante. Ho letto che c’era la pizza (7.75 dollari) e mi sono sinceramente dove potesse essere sta pizza. Ho intuito che doveva esserci qualche microonde e ok, non siamo a Napoli. Allora l’ho chiesta e mi è stata microondata e consegnata al bancone forse la peggiore pizza che abbia mai mangiato e SIA CHIARO, io vivo spesso di pizze surgelate quindi sono già un intenditore del peggio! Tale pizza era della dimensione della mia mano e sopra era un macello di una cosa che chiamerei sponzarella. L’ho mangiata che il viaggio è lungo e così si tempra il carattere. C’era la birra pure e mi è venuta la tentazione però ho pure pensato che questa è l’occasione per fare 24 ore senza birra e dare un break al mio fegato. Me la prenderò dopo, lo so. Ho chiesto una bottiglia d’acqua e no, non hanno acqua. Hanno tutte le bevande zuccherate e gasate qui su questo treno ma l’acqua no. Gli Stati Uniti sono una nazione che trasforma il denaro in grasso, in cellulite, in sangue sugoso. La gente pare iniziare a innervosirsi, c’è una signora che si lamenta che ha una coincidenza con un aereo e si sta lamentando con il controllore che lui che può fare? Sfondare la barriera del tempo? Il controllore, grasso e cordiale, le sta spiegando che il viaggio è così lungo e la tabella di marcia è volutamente larga per permettere ritardi e riprese. La signora non capisce, dice che tiene la coincidenza con un altro treno, non un aereo. Ora ha chiesto al controllore di leggere il biglietto per lei. Sono piuttosto basito. Ha pure un tono di voce di merda. Ha appena chiesto quando potrà fumarsi una sigaretta e poi quando arriveremo a Chicago. Questa ha una coincidenza a Chicago, dopo già quindici ore di treno, e non sa stare senza fumare. Che meraviglia la gente, Bukowski ha sempre avuto ragione su tutto.

Un po’ spero che alla signora le neghino la sigaretta fino a Chicago, se ora sta già così nervosa, all’altezza di Cleveland inizierà a brutalizzare il vagone, sarà uno spettacolo.

(fuori è tutto nero, sono le 22 del 15 agosto. Sono su un treno che da Albany passerà attraverso lo stato di New York, un pizzico di Pennsylvania, e poi Ohio e Indiana per entrare nell’Illinois dritto dritto dentro Chicago, che è sul confine. A Chicago bacerò il suolo, berrò un bicchiere d’acqua del lago Michigan e trasformerò del pane in pesce e del vino in Gatorade)

Potrei parlare dei favolosi personaggi che s’incontrano quando si viaggia da soli, come anche la signora seduta qui al fianco che, non avendo molto da fare nella vita, ha fatto la bellezza di sette figli. Sul treno c’è pure una famiglia Amish e non mi va di scrivere cosa sono, andate su Wikipedia.

Perché tutto questo grasso in ogni città, finora? Tanti obesi, i negozi non contemplano le taglie M e S, si parte dalla normale L e ci sono sempre tante tante tante XL e XXL.

(sull’altro lato della mia fila c’è una signora di almeno 65 anni chiaramente hippie, con il marito chiaramente normale che le ha detto, appena saliti, che le rende la vita impossibile. Sta signora ha una treccia grigia grigia, di lato, che le arriva al culo — ovviamente largo uno sproposito)

(bambini gridano e ridono, sono le 22:08, sempre stesso treno, posto, persona, io, Ivan Perilli, che dico che mi piace viaggiare in treno.)

ore 22:10, hanno spento le luci. Ora entrano le spogliarelliste e lanciano speranze di coincidenze.

Oggi mi sono comprato per la prima volta nella mia vita, gli occhiali da sole. Mi raschiano dietro le orecchie. La signora dei sette figli mi ha preso per una persona da sottostimare dal punto di vista umano, temo che sto fatto di essere super abbronzato mi porterà a vendere burrito a Santa Fe.

Sto andando verso Ovest, ora davvero per un bel tratto. Andrò verso Ovest ancora da New Orleans a San Antonio e poi da San Antonio a Santa Fe. Poi da Denver a Las Vegas fino alle costa. Quando vedrò l’oceano Pacifico potrò dire di aver attraversato il continente.

è diverso questo viaggio, non è il solito Interrail. Mi sento più descrittivo, non voglio dimenticare nulla. Non ho bisogno di fantasticare, né di non so cosa altro. Ad Albany in albergo mi sono fatto due docce ultraterrene, per essere pronto a tre ostelli di fila per i prossimi otto giorni, che in ostello si sa, stanno i vermi sulle pareti e ti ammazzano ogni sera. Poi magari vengo assassinato a Nashville e queste mie profetiche parole rimarranno leggenda. Se mi succede qualcosa, in ogni caso, pubblicate tutto, poi decidete se fa schifo o meno, tanto io sarò morto quindi mi cambia nulla.

(vorrei cercare di fare una foto alla signora hippie. Ora è al computer e pare la Befana.)

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Passata la notte in treno, sono le nove e siamo alla stazione di Toledo, credo nell’Indiana. Il mio cappello con su scritto New York City mi fa sentire più straniero di quanto già non lo sia. Molti universitari su questo treno, all’altezza di credo Buffalo si è seduto vicino a me un ragazzo che pareva Malcolm X, un poco più magro e molto meno aggressivo. Studiava all’università Catholic Church qualcosa. (Ho sbagliato, Toledo è ancora nell’Ohio… sto treno non mi finirà mai). Beh sto tipo intorno alle 4 di notte è stato almeno due ore a scrivere al computer una cosa che sembrava la sceneggiatura di una rappresentazione teatrale. Scriveva davvero che pareva un bambino di cinque anni. Volevo dirglielo che i dialoghi, se devono essere dialoghi, non posso essere scritti bene. Nemmeno persone con problemi di depressione parlerebbero così minuziosamente o in maniera così corretta. Poi ho pensato che mi avrebbe preso per ficcanaso e soprattutto per indiano dall’accento italiano e si sarebbe posto dei dubbi sulla natura della mia esperienza, vaglielo a dire di andare a controllare su Amazon e che una volta ho vinto un terzo posto a un concorso letterario.

(Michela mi consiglia di leggere un libro di Nick Cave — io prontamente le ho risposto ironizzando sul titolo mortuario del bene noto artista allegrone).

Poco fa per coprire l’irritante discussione di un cafone americano con la signora ipertesa, mi sono ascoltato tutto Berlin di Lou Reed. L’album intero, come ormai pochi fanno più, con tutte queste compilation tematiche come “Rock divertente”, “festa in spiaggia con pochi amici”, “blues per serata in casa”. Io almeno ci metto un minimo impegno, ma la mia playlist “Psychedelic Room” su Spotify resta ignorata. Comunque Berlin è un album eccezionale, di quelli che sembrano un film.

Se arrivo, e spero non di più, con due ore di ritardo a Chicago, ho un’ora per andarmi a sedere sul mio posto prenotato allo stadio del baseball. Sfida d’altri tempi, il mio piano è lasciare tutto il mio zainone al deposito bagagli della stazione, andare in taxi allo stadio, vedermi sta dannata partita di baseball (i Cubs dovrebbero stravincere, sono in serie positiva 9–1) e poi tornare alla stazione (sarà un casino uscire dallo stadio tutto esaurito, sia io che lo stadio) e poi prendere i miei bagagli e andare in ostello, anch’esso distante non poco. Mi piacerebbe uscire la sera con qualcuno dell’ostello, che si trova a Wringley, zona pare “frizzante”.

FRIZZANTE. Ragazzi, sto scrivendo uno schifo. Sembro uno di quelli che scrive gli inviti per le feste e dice di portare tutta la vostra allegria per il festeggiato.”

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Se ti piacerebbe leggere altri estratti da questo diario, segui questo mio blog, dovrebbe esserci un tasto da qualche parte per non perderti nessuno dei miei prossimi articoli. Ah, se poi ti piace effettivamente come scrivo, prova questo colpo di fantasia oppure questa quasi-profonda riflessione. Poi ci sarebbero anche i miei libri su Amazon, ma non esageriamo. (Grazie per l’attenzione!)

Ivan Perilli

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20% author, 20% composer, 20% musician, 20% IT manager, 20% imagination. www.ivanperilli.com @IvanPerilli www.facebook.com/IvanPerilli e su Amazon e YouTube!

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