Non so più a chi credere.

Credo che Biagio Antonacci si ponesse questo interrogativo già durante gli anni Novanta (e la canzone non era niente male, quella portata a Sanremo). Nel 2013 iniziavo un articolo dove dicevo che tale domanda diventava ancora più precisa e dura, dopo vent’anni. Ora, nel 2017, quattro anni hanno confermato la mia facile previsione. Come potrebbe suonare questo dilemma tra qualcosa tipo un altro paio di anni? O tra un decennio? Inimmaginabile. Il discorso è davvero ampio ma cercherò di “confinarlo”, nei (miei) limiti dell’esposizione.
E’ orribile a dirsi, ma il concetto d’informazione è un concetto destinato a svanire. L’informazione come l’essere informati (in maniera blanda o approfondita), il sapere quel che sta succedendo in un determinato scenario locale o mondiale, il conoscere la vera versione dei fatti, al riparo da distorsioni della notizia: tutto questo svanirà nella forma in cui vi ci abbiamo sempre avuto a che fare. Fui portato a questa riflessione quando, appunto nel 2013, in Turchia si verificarono violentissimi scontri tra manifestanti da un lato e il premier turco Erdogan e la polizia dall’altro, scontri così duri che vi ci scappò più di un morto. I manifestanti protestavano contro l’approccio restrittivo (di radice islamica) che il loro premier stava somministrando in maniera esponenziale all’intera nazione. Detto premier, dal canto suo, tacciava le proteste accusandole di esagerazione e colpevolizzandole di mettere in cattiva luce la Turchia dinanzi gli occhi del mondo. Nel frattempo, per sottolineare il concetto, sommergeva i manifestanti di manganellate, gas urticanti e proiettili di gomma. L’Onu e gli Stati Uniti espressero seria preoccupazione. Siamo ovviamente tutti d’accordo che l’uso spropositato della forza da parte della polizia sia un crimine e che Erdogan stesse commettendo un grosso errore nel ordinare tutto ciò. Io, personalmente poi, ero anche d’accordo con i manifestanti (come suppongo milioni di persone lo fossero nel resto del mondo). Ecco però che mi apparve all’orizzonte il dubbio della strumentalizzazione, d’ambo le parti. La situazione era quasi paradossale qui, nel mondo occidentale, da dove ascoltavamo. I media turchi pareva stessero pesantemente censurando in merito alle proteste e le uniche vie per il popolo turco di mostrare quel che accadeva erano ovviamente i social network (e, in senso più ampio, Internet, YouTube inclusa). Da noi, nel “resto del mondo”, cosa arrivava? Solo quel che diceva la Rete. Noi non sapevamo quel che diceva la TV turca e, se lo sapevamo, ce lo diceva la Rete, probabilmente con una naturale esaltazione dei dettagli e delle probabili bugie, rivoltate poi a vantaggio dei manifestanti. E non vi è nulla di male, ognuno tira l’acqua al proprio mulino, sempre e comunque. La TV turca l’avremmo dovuta cercare col satellite e avremmo dovuto capire il turco. Il caso della Turchia era un caso ovviamente a favore dei manifestanti che, ripeto, avevano giustamente tutta la solidarietà del pianeta (in seguito poi Erdogan avrebbe fatto ben altro, come il celeberrimo “finto” golpe). Tornando genericamente a monte della domanda ora: se io però volessi teoricamente una fonte imparziale, di chi mi dovrei fidare, dove potrei leggere? I siti di protesta, di rivoluzione, che inneggiano contro le dittature (economiche e politiche) non possono essere attendibili, poiché propenderanno naturalmente verso il manifestante, anche solo emotivamente. I siti web, le testate giornalistiche più vicine al potere allora? Non ne parliamo neppure. Non è da escludere che non menzionerebbero nemmeno la mera cronaca degli avvenimenti. Facciamo un rapido e attuale salto allora. Pensiamo alla scena politica italiana. Grillo. Sinistra. Destra. Ognuno con i propri canali d’informazione. Li ascoltiamo tutti? Tutti dipingono impietosamente Grillo. Grillo dipinge impietosamente tutti. Tutti gli altri, tra loro, non perdono occasione per altri impietosi altrui dipinti. Io, facendo uno sforzo immane per leggere tutto senza alcun preconcetto, a chi dovrei credere? Dovrei fare le mie ricerche, per avere una mia idea. Questa è la risposta più corretta e diffusa. Quindi dovrei passare ore a documentarmi autonomamente, per ogni singola mia opinione, mandando al diavolo gli organi d’informazione. Ma purtroppo non ho neanche il tempo di leggermi più di due testate giornalistiche al giorno, forse una, certi giorni manco mezza. Non posso rinunciare ma un po’ devo demordere. Però la soluzione sta proprio lì. La risposta alla trappola dell’informazione pilotata (più o meno velatamente) sta nella ricerca personale che porta al ragionamento indipendente. Usiamo la ragione (o la ragione di qualcun altro risaputamente esperto e tecnico del settore) per analizzare qualcosa di appena letto e arriveremo alla verità o, quantomeno, a una verità che potremo definire nostra. Dopotutto, non è detto che la nostra ragione funzioni correttamente ma, almeno, sarà la nostra.
L’informazione, di potere o d’opposizione (la differenza non conta) deve inoltre fronteggiare un altro profondo nemico della verità: la manipolazione delle immagini. Non prendiamoci in giro, sappiamo benissimo come Photoshop et similia siano in grado di fare di un’immagine letteralmente qualsiasi cosa. Possono far dimagrire una modella o mostrare il volto di Bin Laden assassinato. Per poi scoprire che entrambe le foto erano taroccate. Va bene, poi lo si viene a sapere. Ma lo veniamo a sapere poi davvero sempre? E quanto basta a una foto taroccata per fare il giro del mondo? La smentita della foto arriva dopo settantadue ore ma la smentita farà nuovamente lo stesso giro del mondo? Chi inventa quelle testimonianze fasulle è probabilmente anche un esperto di comunicazione, sa già come e dove deve innescare lo scoop, tramite quella foto. Agenzie di stampa, giornali online, blog e soprattutto social network. Io, personalmente, non credo mai a foto sensazionalistiche. Se sto per crederci, aspetto. So che possono essere false. Se davvero me ne sta a cuore la veridicità, attendo qualche ora e poi faccio un piccolo giro nella Rete, dribblando decine di link ricopiati per poi magari scovare chi inizia già a parlare di “falso”. Da quel momento probabilmente è solo questione di altre poche ore. Purtroppo, il discorso si applica anche alle testimonianze video. Abbiamo visto Arnold Schwarznegger tramutarsi più volte in un robot, abbiamo visto carneficine in decine di film americani, astronavi atterrare e non vogliamo credere a filmatino fatto con un cellulare che testimonia, ad esempio, l’esecuzione capitale di un leader di una qualsiasi rivolta in Sud America? Immagini e video quindi sono sempre a rischio “manipolazione”. Vogliamo “infarcire” ancora di più il dubbio? Pensate alle foto riutilizzate. Cosa intendo? Non vi è proprio mai capitato di leggere una notizia a cui era abbinata una foto di repertorio, non proveniente dal “luogo del delitto” ma da un archivio fotografico? Se non vi è mai capitato, eravate solo disattenti. Ah, non aspettate che vi venga detto. Un incidente stradale o un UFO che sorvola un campo non hanno riferimenti temporali evidenti e la foto serve a gonfiare la notizia, a renderla più attraente. Sempre. Ora, tornando più all’origine del discorso, quello della “valutazione” della fonte, proviamo a portarlo su di un piano ben più comune, della vita di tutti i giorni, mettiamoci noi in gioco ora, lasciamo stare politici e dispacci d’agenzia. Vi è mai capitato di trovarvi nella fastidiosa situazione di essere spettatore di una “coppia che scoppia”? Qualcosa come un paio di amici che, dopo un periodo discretamente lungo di fidanzamento, decidono che la loro relazione è giunta al capolinea. Il distacco non è dei più facili e voi, anche se probabilmente nutrite un maggiore legame per uno dei due, siete “costretti” a sentire entrambe le campane. Sentite lui e, in fin dei conti, ha ragione lui. Poi sentite lei e notate che alcune cose lui non ve le aveva mica dette. Ecco che quindi, forse forse, lui un po’ di torto ce l’ha e lei, d’altro canto, non era come la dipingeva lui nella vita privata. O forse sì? Anche lei può darsi stia omettendo o, più gravemente, esaltando alcuni particolari favorevoli. Vogliamo rendere il tutto ancora più drammatico? Proviamo a sentire gli amici di lui e di lei, quelli non come voi che sono amici di entrambi. Si scatena uno scenario pazzesco di distorsioni, pettegolezzi e verità sbilanciate. Magari uno di questi amici ha pure una visione onesta della situazione, persino critica ma, in ogni caso, lui l’altra campana non ha possibilità di sentirla. La coppia è come se fossero due partiti opposti di un qualsiasi parlamento. Gli amici di parte possono essere i mezzi d’informazione. Anche voi siete mezzi d’informazione, se parlate. Anzi, voi sareste imparziali, avendo accesso a entrambi i lati. Ma se voi segretamente nutriste un debole per uno dei due della coppia? O vi ritrovaste con una situazione lavorativa fianco a fianco con l’altro? Quanto questo potrebbe influire sul vostro essere “persona imparziale e informata dei fatti”? Quanto difficile diverrebbe mantenere una forma onesta e coerente verso entrambi i vertici della disputa? L’unico modo per sapere cosa ha detto una persona o più semplicemente cosa pensa quel dato individuo è incontrarla, appunto, di persona. Ho sempre cercato di evitare di farmi un’idea precisa di qualcuno basandomi solo quel che potevo sapere da altri. Un’idea vaga è accettabile, un’idea precisa invece va verificata e ciò può accadere solo in maniera diretta. Il problema è che non puoi incontrare Pinochet, Gino Strada, Bill Clinton o Fabrizio Corona al bar. Sì, siamo d’accordo, su Gino Strada non abbiamo bisogno di conferme. E nemmeno su Pinochet. Ma rendiamo questo scenario un po’ più pepato. E se un giorno, non so come, mi ritrovassi in macchina con Berlusconi, a fare due chiacchiere? Giusto io e lui. Discorsi liberi, di quelli che si fanno quando si hanno da macinare trecento chilometri di autostrada. Ecco, ipotizziamo che io, per la prima volta, possa ascoltare “l’altra campana” in maniera davvero diretta (non tramite i suoi media, e nemmeno tramite i suoi oppositori). Solo lui e io. E se poi credo a lui? Se effettivamente mi rendo conto che aveva ragione Berlusconi? Significherebbe per me dover rivalutare e rivedere almeno gli ultimi dieci anni della mia vita da italiano fondamentalmente libero da preconcetti politici (non mi considero esplicitamente né di destra né di sinistra — sono uno di quelli che spera di valutare “caso per caso”). Andando avanti, poi dovrei anche dare spiegazioni ai miei amici e conoscenti, della mia chiacchierata. Mi crederebbero? Diventerei io stesso una nuova fonte d’informazione teoricamente autentica? Tempo fa ho posto a un mio caro amico la seguente domanda: “E se fosse che Berlusconi avesse ragione e siamo noi a non avere capito proprio niente, in tutti questi anni?”. Ho visto nei suoi occhi un tremolio di terrore all’idea, e non tanto per Berlusconi (che sto usando solo come facile esempio) ma tanto per lo scoprire di non aver capito nulla. Per anni. L’amico era un amico politicamente schierato a sinistra. Poteva accadere il contrario con un amico di destra e magari una chiacchierata su Bertinotti.
Chi tiene all’informazione, lo fa perché ha a cuore le proprie scelte e quelle degli altri. Prendere una decisione nel dubbio è spiacevole, doloroso e per scegliere bisogna credere o, meglio, decidere di credere a qualcuno o qualcosa. Non ci vorrà un altro decennio prima che avremo seri problemi, come individui, a essere creduti, noi stessi. Il mondo digitale, non limitato a Internet ma allargato a tutti i vari dispositivi di messaggistica e comunicazione, è già molto importante. Parliamo con tante persone, diciamo, scriviamo, ci esprimiamo tramite canali digitali, e sempre meno a voce in maniera diretta (ora anche personalmente in maniera differita). Estremizzando, il furto d’identità non sarà più qualcosa di limitato ad ambienti bancari, a codici di conti correnti, o qualcuno che ci ruberà la password del profilo su Facebook. Qualcuno distorcerà sempre più quel che diciamo, qualcuno potrà anche parlare per noi, postare foto per noi, far credere che noi siamo in un determinato posto. Scrivere un articolo di un blog e firmarlo a nostro nome. Potremo smentire tutto noi, dopo, anche magari adire ad azioni legali. Lo faremo sempre? Saremo sempre pronti a fare questo? E riusciremo a rettificare o smentire l’informazione a tutti coloro che avranno già ricevuto il falso? E cosa accadrebbe se noi dicessimo il vero e qualcuno, più “grosso” di noi, ci smentisse? La falsa smentita ci batterà, sconfiggerà la nostra iniziale verità. Sto parlando al futuro, supponendo che questo scenario più estremo possa verificarsi non proprio nell’immediato. Forse però accade già, magari accade da tempo. Politica, sport, pubblicità, economia. Forse accade già e nessuno ha avuto ancora i mezzi per smentire tutto. A patto di credergli.