Quando il tuo lavoro va oltre e non si ferma solo al risultato

Fare qualcosa perché ami la sensazione che provi mentre la stai facendo.

Fare qualcosa perché senti che, in qualche modo, il bagaglio che “trasporti” e ti accompagna può essere utile a qualcuno. Non importa a quanti, ma importa che ci sia qualcuno.

Quando mi hanno chiesto “Vorresti tenere un corso in università, per il primo anno di una magistrale in Scienze Politiche?” ho risposto “sì, io ci sono, contate su di me”.

L’ho fatto perché penso che restituire quello che si impara lungo il percorso è essenziale.

Sapere di poter condividere quello che si sta assorbendo sul campo, lavorando e sporcandosi le mani tutti i giorni, è qualcosa di emozionante, perché senti che c’è un’utilità in più in quello che stai facendo.

Senti che il tuo lavoro va oltre e non si ferma solo al risultato.

Senti che quello che impari può servire a qualcun altro per crescere professionalmente.

E quando ami il tuo lavoro, allora l’emozione di condividerlo è pazzesca.

“Ragazzi, c’è qualcuno di voi che seguendo questo corso ha cambiato completamente idea riguardo il lavoro che vorrà fare e, partendo da un punto totalmente differente, si sta avvicinando invece al mestiere dell’ufficio stampa e del digital pr specialist?”

Ho estratto questa domanda dal cappello delle mie curiosità qualche giorno fa, all’ottava lezione.

Sapevo che molti di loro erano indirizzati verso un lavoro nelle risorse umane, mentre altri nel settore organizzazione eventi.

Su una quarantina di studenti, quattro persone hanno alzato la mano con una spontaneità sincera, subito dopo aver ascoltato la mia domanda. Non era un’azione indotta, non era un’azione nata da un confronto con gli altri colleghi. Il loro gesto è stato incredibilmente spontaneo e veloce.

C’è chi ha alzato la mano anche dopo, è vero, ma la spontaneità di quelle prime quattro persone mi ha colpito tantissimo.

(Tanti? Pochi? Non importa.)

“Sì, pensavo di indirizzarmi verso un altro lavoro e, invece, seguendo questo corso sto scoprendo che questo mestiere, quello dell’ufficio stampa, mi sta piacendo tantissimopiù o meno le parole di uno di loro sono state queste.

E si capisce quando chi hai di fronte dice qualcosa solo perché pensa che sia una frase adatta a quel contesto o se, al contrario, si tratta di un pensiero reale, presente.

Quando accade questo, senti che qualcosa è arrivato.

Qualcosa, al di là di tecnicismi e informazioni, è stato trasmesso.

Passione, forse.

Amore per questo lavoro, che fonde intuizione, creatività, scrittura, racconto, curiosità, analisi.

Se c’è qualcosa che ho capito è che non puoi trasmettere la passione per il tuo lavoro, se non lo ami profondamente.

Si sente se non c’è quel sentimento, si sente se reputi ciò che fai solo un insieme di azioni fredde e noiose.

Quando sei legato al tuo mestiere, quando non lo vedi solo come un’attività che devi fare, ma lo vivi intensamente, perché ti stimola testa e cuore, perché ti aiuta a crescere e migliorare come persona, allora i tuoi gesti, le tue parole e i tuoi occhi riflettono con tutta la sincerità possibile ognuna di queste emozioni.

Il primo giorno di lezione ero stata molto trasparente: “NON sono una docente. Il mio compito è quello di portare qui, in quest’aula di informatica, quello che imparo tutti i giorni là fuori, in agenzia, sul campo, lavorando come digital PR specialist.”

E durante questi due mesi ho cercato di rispettare al 100% quanto promesso.

Mi sono fatta una semplice domanda: “Cosa vorresti sentirti dire e raccontare al loro posto? Cosa ti sarebbe piaciuto sentire in università?”. Sono partita da lì e ho provato a rispondere concretamente.

Ogni lunedì pomeriggio sono arrivata a Brescia, nella sede dell’Università Cattolica, con nuovi casi studio appena prodotti in agenzia, con campagne di digital PR appena lanciate, con riflessioni su alcuni aspetti pratici di questo mestiere.

Ma una delle soddisfazioni più grandi, che sto vivendo proprio ora, è vedere i progetti di questi studenti, che si sono suddivisi in gruppi e hanno creato da zero un’ipotetica strategia di digital PR per alcune aziende.

Vedere l’impegno e la dedizione che la maggior parte di loro ha messo in questo percorso e vedere che diversi gruppi hanno fatto molto di più di quello che era richiesto per l’esame, è fantastico.

E ancora, leggere i comunicati stampa che hanno scritto e pensare “Ok, ci siamo” è davvero una splendida sensazione, perché sono sicura di aver trasmesso delle competenze, un metodo di lavoro e — spero — una passione intensa per questo mestiere.

Non so se qualcuno di loro leggerà mai questo post, ma voglio fare un augurio sentito e forte a ognuno di questi studenti, affinché riescano a trovare la loro dimensione ideale e affinché il loro lavoro futuro possa coincidere con la loro passione.

…Un augurio affinché il loro divertimento sia una parte importante del mestiere che andranno a fare.

Io posso solo dire che questo primo corso in università (dall’altra parte della cattedra) per me ha rappresentato una sfida unica e viaggio meraviglioso ed entusiasmante.

E sì… Lo so, i lunedì a Brescia, mi mancheranno.

In bocca al lupo, ragazzi!