Cronache dalla Libya

La città natale di Gheddafi, Sirte, sta cedendo terreno alle truppe del governo centrale, grazie anche ai bombardamenti americani richiesti da parte del governo centrale di Al Sarraj.
La ragione di quest’intervento, sta nell’intento di bombardare l’ultimo avamposto dell’Isis, asserragliato in un quartiere di Sirte, una piccola città costiera posta ad oltre 450 km da Tripoli, dove il califfo contava discreto sostegno.
Nel 2014, fu nominata capitale della provincia libica dell’Isis, sostituendo la cittá di Derna, dove l’Isis aveva subito un’aspra sconfitta.
I tripolini, gente flemmatica e sostanzialmente pacifica(non per niente non furono loro , ma i ribelli Al Thouar a rovesciare Gheddafi, assieme a pochi altri), continuano a frequentare i caffè nelle vie del centro della loro città e sostengono che la loro gente non vuole questo stato di cose ed ambisce al ritorno alla vita tranquilla, aggiungono di essere certi che questo avverrà e che il califfato non potrà aver la meglio nel loro paese, diverso culturalmente da ogni altro della fascia mediterranea. Si dicono poi incapaci di tollerare una presenza massiva di un governo, tale quale quello dell’Isis, perchè il loro nazionalismo libico, cozza contro l’ideale panarabo del califfato, dove la scuola
Waabita dell’Islam prevale su ogni altra (i libici sono islamici di scuola Malikita, considerata non aggressiva). Mai accetterebbero perciò una bandiera diversa da quella della Libia, intesa come stato unico.
Ma di fatto, l’Isis era riuscito a superare le frontiere, che ricordiamo sono estesissime, perchè la Libia ha quasi 2000 km di coste da controllare ed è estesa come Italia/Francia/Germania e Spagna.
Chi furono questi primi seguaci dell’Isis in territorio libico ? Secondo le mie fonti, in maggioranza, furono tunisini entusiasmati dall’ideale Jihadista, armati dalla tecnologia saudita, guidati dagli emiri siriani ed iracheni. Un invasione cui mancò l’appoggio non solo da parte dei libici islamici malakiti, ma neanche di quelli d’impostazione più integralista, come i salafiti.
Fu scelta dunque Derna, dove proclamare il nuovo stato Islamico e non a caso. Erano infatti presenti aspri dissensi nelle tribù locali ed inoltre molte milizie integraliste, dopo la rivoluzione, si erano spostate in Siria, dove avevano allacciato contatti con esponenti di Al Nusra (“Fronte del soccorso al popolo della Siria)ed Al Qaeda, due gruppi che poi confluirono nell’Isis.
Ritornati in patria, assieme ai lealisti del Califfo, avevano supposto di trovarsi di fronte ua situazione simile all’Iraq del dopo Saddam.
In breve, però, le milizie autoctone di Derna, xenofobe, si erano riorganizzate sotto il nome Mujahideen Derna ed avevano sconfitto gli uomini del califfato, costringendolo a lasciare la città. L’Isis riparò allora su Sirte, dove il malcontento per la fine del Raiss ancora serpeggiava. Una fuga che, secondo alcuni esponenti delle milizie di Al Thouar, fu protetta dal generale Haftar, che avrebbe mantenuto sempre buoni rapporti col Daesh locale (ovvero il rappresentante dello stato Islamico). Al contrario di quel che si legge sui giornali, visto che questo generale sembrava accarezzare il sogno di autoproclamarsi l’“Al Sisi” libico (ovvero emule del cosidetto “Leone d’Egitto”, che lottò contro la deriva islamista).

Nel prossimo capitolo di questo diario libico, nato dalla volontà di chiarire e rendere noti fatti ed i motivi di una guerra così vicina e complessa, esamineremo le diverse ragioni che hanno indotto i seguaci dell’Isis a scegliere Sirte.

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