Il terreno mai sicuro dei luoghi di guerra, era diventato sicuro un paio di settimane fa, tanto che alcuni giornalisti italiani si erano preparati per recarsi in Libya. Avevo pensato che le autorità avessero permesso tale spostamento e che sopratutto ne fossero state informate, anche perchè, per entrare in Libya, occorre un visto speciale o essere invitati dal governo di Al Sarraj.

Ma adesso non ne sono più sicura, visto la reprimenda della Farnesina nei confronti della società che aveva inviato gli ultimi due operai rapiti, liberi di girare senza scorta; la preoccupazione del nostro governo sembra volta ad evitare episodi di rapimento a scopo di estorsione, considerando quest’ultima la ragione più plausibile.

E’ consuetudine che bande criminali agenti sul territorio, “scambino” i rapiti a guisa di merci pregiate, per raggiungere quel manipolo che, infine, ponga in essere il progetto di ottenerne un riscatto.

Il malcontento trapela dai comunicati della Farnesina, che esortano comunque le società operanti in quel paese a prendere serie misure di sicurezza.

In ogni caso, nulla di nuovo: quando a dover raggiungere la Libya dovevo essere io, lo scorso agosto, fu difficile ottenere l’assenso dei colleghi, tutti preoccupati di quel che poteva accadere.

“Non c’é solo Isis”, incalzavano, “Il pericolo dei rapimenti è costante, la criminalità organizzata rapisce proprio a scopo di lucro, poi sanno che il nostro governo paga…”. Che poi forse così non è, data la fine di due, dei quattro operai rapiti lo scorso anno.

Alla luce attuale potremmo dire che la ragione era dalla loro, anche se in effetti, mi chiedo se il nostro tasso di criminalità non sia altrettanto alto in alcune zone del nostro ben più tranquillo paese. In una terra così contesa come la Libya, con tante aziende che lavorano da anni indisturbate, mi sembra di poter considerare questo rapimento come un fatto non certo abituale.

Comunque, anche se le notizie che ci raggiungono da quei luoghi non sono confortanti, la pista che vorrebbe il rapimento come una ritorsione verso l’Italia, per il sostegno al governo di Al Sarraj, è una delle tante ipotesi: in una terra dove tutto fluttua, si è tentati di considerare ogni possibilità.

Ma vediamo in sintesi i fatti, visti dall’interno del paese.

Il luogo del rapimento, Ghat,è descritto come una zona relativamente tranquilla, ma situata in un crocevia pericolosissimo, all’ estremo sud ovest, al confine con l’Algeria, paese che, come ribadiscono in Libya, è noto per le recrudescenze Jihadiste. Viene menzionato anche Muktar Al Muktar, un capo Jihadista, qui ritenuto assai pericoloso, anche se non in relazione ai rapimenti, poi i Tuareg ed i Tebu, tribu’ che furono perseguitate durante la guerra civile per essere rimaste leali a Gheddafi.

Ma alcuni abitanti di Tripoli spiegano che può trattarsi anche di una banda di impreparati, che tenta l’azione, per poi rivolgersi ad altri per completarla.

Sperando che giungano notizie più confortanti, ci auguriamo che i due operai rapiti siano presto rilasciati e che facciano ritorno alle loro famiglie.

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