30 su 30, di Riccardo Pratesi

Un.Dici
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Dec 5, 2019 · 5 min read

Non è da tutti — almeno a queste latitudini — il privilegio di poter raccontare le 30 arene (su 30) in cui si svolgono le partite della National Basketball Association.
Che per la verità sono 29, considerando che ad oggi (ma probabilmente non per molto ancora) le due losangeline Lakers e Clippers, condividono lo Staples Center per le sfide interne.

Se siete appassionati di questo sport, e vi fermate un attimo a pensare cosa significhi un pellegrinaggio simile, avrete già capito quanto il lavoro editoriale del giornalista Riccardo Pratesi possa aver diritto di cittadinanza nelle vostre personali librerie. Perché si tratta di un’opera unica, ad oggi.
Nato a Siena nel 1975 e giornalista professionista dal 2002, Pratesi ha passato anni a seguire il calcio nazionale e non (con copertura anche dei Mondiali in Sudafrica, tanto per citarne una) come dipendente a tempo indeterminato per Gazzetta dello Sport. Probabilmente un traguardo sognato da gran parte degli appassionati di sport, che sgomitano per costruirsi una posizione in un mondo tanto complesso, a volte ingrato.
Nell’estate del 2014, Riccardo ottiene la risoluzione del contratto dal principale quotidiano sportivo nazionale, divenendo collaboratore fisso sempre per Gazzetta (ma anche per Sky Sport 24), ma recandosi direttamente in territorio statunitense.
La sua è una scelta di vita, divenendo beat writer per la Nba, seguendo in contemporanea anche la Nfl ed il College Basketball, ma soprattutto trasferendosi a San Antonio a seguito di Marco Belinelli, che accompagnerà anche la stagione successiva a Sacramento, stanziandosi poi in California da testimone diretto del fenomeno Golden State Warriors.

E solo questo è sufficiente per descrivere l’unicità della narrazione, soprattutto se avete iniziato ad appassionarvi al Basket statunitense molto tempo fa, quando tutto quello che abbiamo oggi a disposizione non esisteva.
Quando l’unico modo per conoscere i risultati delle gare aggiornate, era cercare la pagina di “altri sport” del Televideo Rai (a partire dalla tarda mattinata a pagina 230), potendo solo immaginarsi quei tabellini che non erano ovviamente riportati.
Quando internet non esisteva, e per leggere la cronaca e le curiosità della lega era necessario attendere l’uscita di American Superbasket in edicola (dapprima mensile, poi quindicinale), oppure le sezioni dedicate in Superbasket o gli approfondimenti periodici su Giganti del Basket.
Quando, che si trattasse di Telecapodistria prima o di Telemontecarlo poi, le partite in chiaro erano una alla settimana, trasmessa al sabato pomeriggio. Prima del passaggio nelle pay tv, antenate della Sky odierna (Telepiù 2), con la “rivoluzione” delle telecronache di Flavio Tranquillo e Federico Buffa.
In quei tempi immaginarsi un giornalista italiano dedicato per una copertura totale, era pura fantascienza, così come prevedere l’avvento di un odierno League Pass o delle selezioni su Youtube era più difficile che far 13 al Totocalcio (no, non esisteva neanche il Superenalotto).

Attualmente Riccardo è tornato a raccontare la pallacanestro statunitense dall’Italia (sempre attraverso le colonne virtuali e non di Gazzetta e del suo portale online), ma da un’esperienza tanto incredibile da poterla definire pionieristica , è nato “30 su 30, viaggio nelle arene della Nba” edito da Libreria dello Sport nel 2017.
Al suo interno sono racchiusi aneddoti unici, autentiche “chicche” per appassionati sfruttando anche le confidenze dirette degli Italiani che la Nba l’hanno vissuta in prima persona, come Danilo Gallinari, Gigi Datome, Marco Belinelli ed Ettore Messina, ma non solo.

Per ognuna delle 30 arene Riccardo Pratesi traccia un profilo utile a focalizzare il momento storico in cui le ha visitate, dettagliando poi le sue esperienze dagli spalti, negli spogliatoi, nelle conferenze stampa post gara, non dimenticando di descriverne il clima e le caratteristiche locali. Ne emerge uno spaccato capace di affascinare chiunque sogni l’on the road nord americano, non necessariamente appassionato dello sport che resta, comunque, il protagonista assoluto del volume.

Si, perché Riccardo molto spesso si muove con il suo maggiolone rosso vivendosi la strada, rischiando più di una volta, magari colto da eventi atmosferici imprevisti, o da impicci che disegnano le particolarità di un paese unico, anche nelle sue contraddizioni.
Chiaramente, chiunque acquisti il libro (disponibile anche in E-Book, in una versione tra l’altro aggiornata rispetto al volume fisico) sarà naturalmente tentato di iniziare la lettura dall’arena della sua squadra preferita, magari coincidente con la città che più lo incuriosisce.

Ma le parti più coinvolgenti sono sicuramente quelle relative alle città dove Pratesi ha vissuto, dove racconta i dettagli dei suoi trasferimenti, i rapporti con i colleghi beat writers, in cui accenna (senza ovviamente svelare) “segreti” e storie mai dette su spogliatoi blindati, come quello degli Spurs di Popovich. Un qualcosa che non può che destare curiosità negli appassionati.
Riccardo Pratesi riesce a raccontare la percezione statunitense dello sport, la passione coincidente con una narrazione che a tratti sfiora il mitologico, tratteggiando così profili che coincidono con le essenze delle città che visita, talvolta degli stati in cui appaiono raccolte.

Unico rammarico, almeno per il sottoscritto, l’assenza della Key Arena di Seattle: inevitabile, considerando che i Supersonics non esistono più da troppi anni. Talmente tanti che neanche Riccardo è riuscito a vederli evidentemente, pur essendosi recato dall’altra parte dell’Oceano a più riprese.
Insomma, tra le tantissime pubblicazioni esistenti a tema cestistico (presto arriveranno altre inevitabili recensioni, considerando le prossime letture programmate), 30 su 30 mantiene una sua identità, assolutamente unica per missione, condita da uno stile immediato, fatto di frasi secche, incalzanti. D’impatto.

Consigliatissimo da cercarsi, comprarsi e leggersi anche e soprattutto negli store online, se non riuscite a trovarlo nelle vostre librerie di fiducia.

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Un.Dici è l'universo di Julian Carax, doppio di Davide Torelli, che sarei io. Qualcosa in più su www.davidetorelli.com

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