T2 — Trainspotting 2017

Per entrare in clima T2 ecco il Remix di quello che, insieme a Lust For Life di Iggy Pop, è stato il pezzo simbolo del primo film: Born Slippy degli Underwolrd. Qui remixato da Mr.MeeRoy

Trainspotting, il film di Danny Boyle, è stato per me e per quelli della mia generazione una memorabile mazzata in testa. Un mix di ironia e realismo per raccontare un universo crudo, spesso immaginato o temuto. Una di quelle cose che scavano una distanza tra “la mentalità” del tuo essere adolescente e “la mentalità” dei tuoi genitori, spesso incapaci di capire o di cogliere quella linea sottile che fa l’occhiolino al black humor da una parte, e denuncia una conseguenza di un’azione dall’altra.

L’ho sempre pensato come un film con una morale soggettiva, o quantomeno deducibile ma non dichiaratamente lineare da essere comprensibile a tutte le classi di età: un lieto fine che eticamente è deprecabile; “Choose Life”, a un certo punto, a qualsiasi prezzo. Vita mia, morte tua. Ma anche pura e semplice ode al libero arbitrio, e alle sue conseguenze.

Un Choose Life modernizzato….

Entrai in contatto con il libro qualche anno dopo la prima visione di questo capolavoro, e ricordo esattamente che mi trovavo all’Isola di Ponza. Si trattava di una delle ultime vacanze estive fatte con i miei genitori, e in quei 10 giorni avevo divorato una roba tipo 5 libri. Mancava un giorno e mezzo alla partenza e non avevo più niente da leggere. All’edicola del paese, tra i vari libri di collane economiche in vendita, vidi la copertina verde di quell’edizione dell’opera più conosciuta del Maestro - della quale conoscevo già la storia- e la comprai quasi per noia. Lo divorai quel giorno stesso.

Da lì in poi ho letto e riletto ogni opera di quel genio Irvine Welsh: mi sono lasciato allucinare dal panico viaggio dentro Roy Strang e i suoi fantasmi in Tolleranza Zero, ho lacrimato alla riunione di Carl,Terry e Billy in memoria dell’amico Andrew Galloway nei passaggi finali di Colla (il libro più emotivamente toccante di tutta la produzione di Welsh, a mio avviso), ho visto mescolarsi le crew di Trainspotting e Colla nei libri seguenti, intervallati da monografici su altri personaggi a sé stanti, destinati poi a ritornare o a esser citati nelle storie pubblicate in seguito. Welsh è un mago nel mescolare e citare i suoi lavori precedenti, anche in prequel come SkagBoys, nel riproporre tratti già letti in passato nella sua produzione, a distanza di anni. Riesce così ad ottenere quell’effetto per il quale -ad esempio- nell’ultimo libro uscito appare un personaggio marginale di tipo un racconto di Acid House, e ti pare di conoscerlo, come si riconosce un conoscente dopo 20 anni.

Irvine Welsh. Il Maestro

Renton, Spud, Begbie e SickBoy li ho letti, riletti e ritrovati talmente tante volte, da immaginarmeli a volte come degli amici che ho avuto in passato. Le storie di Welsh in quello stile crudo, appuntito, ironico e sboccato me li hanno fatti “vivere” talmente tanto che qualche volta mi è capitato di sognarmi a far qualcosa, con qualcuno di loro. O forse stavo semplicemente immerso nella lettura (molto spesso ri lettura, perché ogni libro di Welsh io l’ho riletto minimo 3 volte. Per Colla e Trainspotting ho perso il conto).

Credo non ci sia niente di più bello dell’immergersi dentro un libro durante la lettura, nell’immaginarsi luoghi e facce mentre si gode dell’arte di chi sa raccontarti qualcosa per davvero, nell’esser risucchiato nello spazio irreale di un racconto, rendendolo reale nella nostra mente, tanto da vederlo fisicamente; parola dopo parola.

E in questo, oltre alla classe a mio avviso incalcolabile di Welsh, si deve render grazie anche a Danny Boyle. Perché se, all’alternarsi dei libri, sono riuscito a dar un volto a Rab Birrell o a Terry Lawson in base alle descrizioni dell’autore, i volti di Mark Renton, Spud Murphy, Francis Begbie e Simon Willamson sono sempre rimasti quelli visti nel film di Boyle del 1996. E lo stesso vale per tutti gli altri personaggi lì rappresentati: da Tommy a Johnny Swan, passando per Dianne o Alison.

Danny Boyle, Ewan McGregor e Irvine Welsh. Backstage del cammeo dell’autore in Trainpotting 1 (recita la parte di Mikey Forrester)

Proprio qualche giorno fa, alla vista dell’attrice Kelly McDonald nell’episodio numero 6 della terza stagione di Black Mirror, ho dovuto mettere in stop Netflix per cercare di capire chi fosse e dove l’avevo già vista: avevo quella sensazione che provi a rivedere — magari fuori contesto — una tipa che hai conosciuto di vista tipo alla scuola superiore, 10 anni dopo. Ebbene, dopo una rapida ricerca sullo smartphone e grazie al solito Wikipedia, mi son reso conto che quella non era nient’altro che Dianne di Trainspotting! Per lo stesso motivo -e per lo stesso film accompagnato dalle letture del Maestro Welsh- ritengo Ewan McGregor uno dei miei attori preferiti; ho visto gran parte dei film in cui ha recitato: può chiamarsi da copione come vuole, e alle anagrafe sarà pure Ewan, ma per me — in ogni dannato film in cui appare — lui è e resta Mark Renton. Il “mio amico” Renton. Quello con il quale ho sudato da tutti i pori durante l’astinenza in Trainspotting, quello pischello con cui sono stato a ballare la Northern Soul in Skaboys, quello che gestiva un club ad Amsterdam in Porno.

T-2

Porno, appunto. Il libro sulla qual storia si baserà il Trainspotting 2017 (o almeno ne trarrà evidente ispirazione, secondo regista ed autore). Un film ovviamente attesissimo dal sottoscritto che dovrebbe arrivare nelle nostre sale alla fine del Gennaio venturo.

Sarà un altro deludentissimo sequel, di quelli che spesso si trovano costretti a scimmiottare e riprendere e rigenerare quella realtà descritta nel successo di 20 anni prima (in questo caso)?

Ovviamente al momento non abbiamo i numeri per pronunciarci, ma io dico di no. E ne sono piuttosto sicuro, lasciandomi ovviamente il riserbo per poter uscire deluso dalla sala cinematografica a titoli di coda sullo schermo.

Ci sono un paio di ragioni a sostegno di questo mio pronostico:

1 Il trailer del film appena uscito. I protagonisti sono invecchiati e si vede; con il rinnovarsi della loro esperienza si sono anche rinnovate le “dipendenze” alle quale tendere, le droghe si sono evolute in 20 anni e pure i modi di fare i soldi, se si ha una certa attitudine. La frase narrante del trailer ne è la dimostrazione: una rilettura moderna di quel Choose Life che è diventato una sorta di must tra le citazioni, del primo e originale Trainspotting. Il sequel del 2017 inizia così:

“Choose life, choose Facebook, Twitter, Instagram and hope that someone, somewhere cares”

La dipendenza mentale verso l’aspirazione a un prolungamento quotidiano dei famigerati 15 minuti di notorietà predicati da Andy Wharol, con la quale direttamente o indirettamente ci scontriamo tutti, tutti i giorni, come surrogato moderno in sostituzione ai vari “lavoro/carriera/famiglia/maxitelevisore del cazzo” che furono.

Il Trailer di Trainspotting 2017

Nel 1996, il mito piccolo borghese di vivere per realizzarsi aveva delle basi tangibili anche da un punto di vista consumistico: scegliere la vita e sbattersi per ottenere quella posizione rispettabile che è sinonimo di “ottimo stipendio”, con la quale raggiungere uno status “rispettabile” anche attraverso l’acquisto e l’ostentazione di oggetti da “benestanti”. Un po’ la lotta –superata oramai visto lo sviluppo mainstream per tutte le tasche- per avere la macchina più bella del vicino, il televisore più grosso del collega d’ufficio, lo smartphone appena uscito sul mercato.

20 anni dopo il mito della realizzazione coincide con il concetto di “fama”; e alla fama si può accedere tutti –in modo apparentemente democratico e libero- attraverso i social: viviamo in un Occidente dove i Fashion Blogger guadagnano potenzialmente più di un assessore regionale, dove i video blogger partono da Youtube e arrivano nelle tv nazionali a condurre trasmissioni di successo, dove il roster del Festival di SanRemo comprende quasi solo ex partecipanti ai Talent Show (tendenza che sta, comunque, lentamente diminuendo. Per fortuna, dico io).

Martina dell’Ombra, geniale media influencer contemporanea https://www.facebook.com/martinadellombra

Contemporaneamente e fortunatamente un’epoca del genere produce anche personaggi come Martina dell’Ombra: e chi non sa chi sia, se la vada a vedere non limitandosi solo a guardare le foto, ma a dar un occhio su come si può fare opinione e stimolare la riflessione utilizzando in modo magistrale l’immagine personale, l’ironia e l’estremizzazione della provocazione.

Scegliere un Social, vendere se stessi e “sperare che a qualcuno freghi qualcosa”: un ottimo incipit per dimostrare che Trinspotting 2017 non si limiterà forse soltanto a riprendere la vita di potenziali ex tossici venti anni dopo, ma andrà sicuramente oltre, con la probabile ambizione di riprodurre un nuovo spaccato multi lettura di questa epoca storica.

2 Il fatto che il film si basi su Porno di Welsh, non certo uno dei suoi libri meno ispirati (probabilmente uno dei più geniali della sua produzione, legando insieme Trainspotting e i suoi protagonisti e mescolandoli con quelli di Colla, creando una nuova metastoria che permetterà all’autore di svilupparsi con riferimenti o semplici racconti monografici in mille diversi modi in futuro).

L’ultimo prodotto dello scrittore originario di Leith –The Blade Artist, l’artista del coltello- racconta proprio del futuro di Francis Begbie; di quello che il più temibile e temuto psicopatico di Leith (del quale possiamo ricostruire prima vita, seconda vita, quasi morte e miracoli se riordiniamo cronologicamente “SkagBoys”, “Trainspotting”, “Colla” e alcuni racconti usciti nel frattempo per mano del mio autore preferito) è diventato reinventandosi in maniera inaspettata in un altro continente, e in modo (quasi) anonimo. Provare a ripulirsi di quella violenza che viveva in lui, come una malattia, trovando sfogo in un’arte della quale sarebbe divenuto ricchissimo esponente: non dirò altro, ovviamente, ma si tratta dell’ennesima dimostrazione che Welsh, in maniera credibile e appassionante, prosegue a sviluppare il soggetto Trainspotting in storie collegate ma a sé stanti.

Se l’ispirazione non è mancata (Porno è del 2002, oggi è soggetto del sequel di Transpotting a 15 anni dalla sua uscita nelle librerie…) e continua a rigenerarsi, considerando che questo sequel troverà giustificazione su una struttura dalla quale si sono sviluppati almeno altri 2 libri dell’autore (non dimentichiamoci che SkagBoys è prequel di Trainpotting ma è ovviamente uscito dopo Porno), non c’è nessun motivo per dubitare della particolarità strutturale sul quale il film si baserà.

L’augurio personale è che questo nuovo film di Boyle possa rappresentare per le cosiddette generazioni attuali (Generazione Z ?) quello che è stato per la nostra ( Generazione X o post X, dipende dall’anno di nascita e dalla categorizzazione che vogliamo darne): considerando come sono andate le cose, non sarà certo utile a fermare quello che apparentemente può apparirci come un degrado etico/sociale progressivo (guardando sempre con gli occhi con cui il “neo vecchio esperto/criticone” storicamente si pone verso il nuovo), ma forse potrà offrire qualche illuminante chiave di lettura riflessiva per comprenderne meglio i rischi.

In altri contesti, se Trainpotting è stato un avviso per la nostra generazione –ed è stato recepito dai più, è chiaro- non ha certo potuto impedire il progressivo cammino di certe dinamiche sociali, che potremmo definire “cerebralmente erosive”. Forse però -mi piace pensarlo- ha reso semplicemente più evidente il fatto che il libero arbitrio è un potere nelle nostre mani, e che una volta conosciuti rischi e conseguenze potenziali in modo onesto, ogni scelta soggettivamente intrapresa può esser criticabile da terzi, ma legittima per noi stessi. Anche se “autodistruttriva”.