No, dottore. L’omeopatia non fa proprio per me

Arriva un momento in cui i genitori si trovano a dover scegliere il pediatra per il proprio figlio. Ho scelto un pediatra, che chiameremo Dr.X, poco incline a prescrivere medicinali con eccessiva facilità. Sento di medici che sembrano dare farmaci ai bambini come fossero caramelle e questo mi spaventa, per non parlare delle massicce dosi di antibiotici di cui troppo spesso si fa abuso anche per i più piccoli (date un’occhiata alle campagne informative promosse dall’Agenzia Italiana del Farmaco). Ecco, Dr.X è un medico oculato che non eccede con la chimica. Se da una parte questo è un criterio che ritengo essenziale, dall’altra mi ha messo di fronte a una realtà che non conoscevo e che mi ha parecchio destabilizzata.
Cominciamo dal principio.
Nei primi mesi di nido non si contano le volte in cui mio figlio è stato dal pediatra. In una delle prime prime visite, al momento di prescrivergli un rimedio per la tosse, Dr.X mi pose la seguente domanda:
“Usate farmaci omeopatici?”
Al mio secco “No” la discussione non proseguì oltre: pensai che Dr.X avesse svolto un’indagine conoscitiva della famiglia del nuovo paziente e preso atto della nostra mancata predisposizione nei confronti dell’omeopatia, pratica che al tempo sapevo avere più o meno a che fare con le piante.
Da allora alcuni rimedi naturali non meglio specificati per tosse, raffreddore o mal di denti Dr.X nel tempo me li ha prescritti; alcuni me li hanno consigliati pure il farmacista o varie amiche che li usano per i propri figli. Io mi limito a leggere che queste cose sono a base di camomilla, bella donna e altri principi dai nomi così rassicuranti e penso che in fondo male non posso fare: sono a base di piante! E anche se non stende come un Valium, un bel concentrato di camomilla qualcosa pure farà.
Un bel giorno mi trovo a chiacchera con la mia cara amica Sig.raY che fa abitualmente uso di cure alternative. Pazientemente mi spiega la differenza tra fitoterapia e omeopatia. La fitoterapia fonda la sua efficacia terapeutica nell’uso di principi attivi di origine vegetale, estratti dalle erbe medicinali, per intenderci. L’omeopatia, al contrario, si fonda sul presupposto (mai dimostrato) della diluizione estrema che per alcuni rimedi vuol dire niente principi attivi: solo zucchero o sostanze a vario titolo utilizzate come supporto neutro.
Rimango parecchio scettica. Non fatemene una colpa ma la mia forma mentis mi porta a dare fiducia soltanto a cose della cui esistenza sono disponibili prove oggettive e, ahimè, di prove oggettive e disinteressate che l’omeopatia sia più efficace di una zolletta di zucchero a oggi non ce ne sono, nonostante ci siano molte persone che ne sperimentano un’efficacia soggettiva non trascurabile.
E mi viene il dubbio: non è che senza rendermene conto ho dato rimedi omeopatici a mio figlio pensando di dargli invece dei principi attivi di origine vegetale? Corro in cucina, apro la scatola dei medicinali, guardo le confezioni per capire il contenuto di quelle supposte per il mal di denti: invece di trovare indicazione di quanta camomilla contengano (quanti milligrammi?) scopro strane sigle. E così per lo sciroppo, le fialette e i confetti. Ero stata indotta acquistare decine di euro di sostanze propinate come medicinali a base di erbe quando di erbe dentro, ma neppure di medicinali, non ce ne è praticamente l’ombra! Non concentrati di rilassante camomilla ma acqua o zucchero che dovrebbero, in un modo poco chiaro, veicolare il messaggio di quello che prima della diluizione estrema era camomilla.
Molte persone, tra cui la mia amica Sig.raY, nutrono grande fiducia nell’approccio curativo dell’omeopatia e io nutro grande fiducia nella loro testimonianza. Ma d’altronde l’effetto benefico non è da sottovalutare se uno crede nei principi un po’ magici su cui tale pratica si fonda. Se uno però non ci crede, perché tende a dare fiducia a fatti dimostrabili, a evidenze misurabili, e di conseguenza non ha aspettative positive a riguardo, per quale motivo dovrebbe accettare per se stesso o per i propri figli un trattamento che allo stato attuale è più assimilabile alla stregoneria che alla medicina? Per certe cose, praticamente per tutte quelle di cui non si riesce a dimostrare l’esistenza, bisogna nutrire una sorta di fede nei confronti dell’ignoto. E io purtroppo sono troppo razionale per credere che una pasticca di zucchero faccia un qualche effetto, al di là di quello sulla dieta. Inutile, dunque, che spenda soldi in cure omeopatiche. Così come non mi vedrete mai (mai dire mai!) a casa di quelle signore che si dice facciano passare le verruche grazie a strani riti, nonostante conosca persone che lo hanno fatto con risultati per loro soddisfacenti. Preferisco sfondarmi di cioccolato fondente per risollevare almeno l’umore.
A questo punto scatta la mia rabbia ripensando a quello che mi è successo: se escludiamo infatti chi a buon diritto si affida all’omeopatia perché nutre una fiducia incondizionata nei principi (non scientifici) su cui si fonda, quante sono quelle che invece, come me, si ritrovano loro malgrado a comprare costosissimi pseudo-farmaci, di cui farebbero volentieri a meno, se fossero realmente consapevoli di che cosa (o di che cosa non) sono veramente?
In mancanza di un sistema sanitario che offra una onesta e rigorosa informazione sulle cure alternative (come accade per esempio in Gran Bretagna) e che obblighi medici e farmacisti a fare altrettanto, una mamma Katia qualunque ha difficoltà a rendersi conto del tranello in cui può cadere: va in farmacia e si prende la tanto acclamata suppostina di niente, pensando di fare qualcosa di buono per il proprio bambino. E intanto paga. Finché un giorno non scopre per caso di essere stata inconsapevolmente coinvolta in un meccanismo scorretto e poco trasparente attorno a cui gira tanto, ma tanto bel denaro. Ecco come mi sono sentita: presa in giro e manipolata.
Al momento non ho alla mano dati ma ho l’impressione che con la scusa del naturale non siano poche le aziende farmaceutiche che si stanno arricchendo con l’omeopatia grazie alla disinformata buona fede di inconsapevoli consumatori, alla poca chiarezza e alla tradita fedeltà di medici e farmacisti verso il proprio ruolo e la propria formazione scientifica e alla superficialità di certe gestioni politiche, poco condivisibili, di ciò che è legato alla salute pubblica.
In fondo, chi non tenterebbe di tutto per far passare i dolori dei primi dentini al proprio bambino fregandosene di spendere un sacco di soldi in pastiglie di puro zucchero? Ecco, io ho smesso.