Una piccola critica alla geopolitica

Nei giorni scorsi a Genova c’è stato il quarto festival di Limes, la più nota rivista di geopolitica italiana. Titolo della rassegna era Chi comanda il mondo e fortunatamente ho avuto tempo e modo di assistere ad alcuni degli eventi in programma. Quasi superfluo dire che tutti gli interventi, tenuti da esperti, studiosi o persone che per lavoro hanno avuto a che fare direttamente con la materia trattata sono stati interessanti, stimolanti e arricchenti. Tuttavia, c’è una piccola riflessione che si lega nel caso particolare a una delle tavole rotonde a cui ho assistito, ma che credo si possa applicare a tutto il metodo della geopolitica, o almeno a come l’ho inteso io. Ma andiamo con ordine.

Il primo evento a cui ho assistito è stata, venerdì scorso, la chiacchierata tra Romano Prodi e Lucio Caracciolo, direttore della rivista. La tavola rotonda aveva l’intenzione di introdurre la tre giorni, con uno sguardo a volo d’uccello sui principali scenari geopolitici del pianeta. Si è parlato anche di Russia, in particolare del modo con cui l’occidente dovrebbe impostare i rapporti con essa. L’ex presidente del Consiglio è, come molti in Italia, sostenitore della necessità di una distensione nei confronti del Cremlino, che porterebbe vantaggi economici, strategici e quant’altro.

Da un punto di vista strettamente geopolitico, una visione del genere ha molto senso. E però, c’è stato qualcosa, nei sorrisi e nella benevolenza con cui si parlava dell’ amico Putin che mi ha messo un po’ a disagio. “Quando ero presidente della Commissione Europea — ha detto Prodi ricordando un suo passato incontro con il presidente russo — gli dissi che Europa e Russia sono come il Martini e la ciliegia (non sono sicuro abbia usato proprio questa metafora). Lui non era d’accordo, mi rispose che sono come la vodka e il caviale”.

Ecco, probabilmente è stata questa ostentata familiarità con un personaggio come Putin a farmi inarcare il sopracciglio. Di nuovo: Europa e Russia hanno innegabili interessi comuni, e una distensione dei rapporti internazionali è sempre una cosa auspicabile. Però, non vorrei neanche che questo portasse a chiudere del tutto gli occhi di fronte alla natura del regime russo. Un sistema che di democratico ha giusto il vuoto rito elettorale, ma che non esita a mettere a tacere, anche con estremi rimedi, chi gli mette i bastoni tra le ruote. Chiedere alla giornalista Anna Politkovskaya, uccisa nel 2006, al politico dell’opposizione Boris Nemtsov, trovato morto nel 2015, o ai pochi che ancora oggi trovano il coraggio di opporsi al regime, anche correndo gravi rischi personali. Tutte cose che non cancellano gli interessi che condividiamo con l’orso russo, ma che almeno dovrebbero essere tenute in considerazione, citate anche solo per un secondo quando si parla della natura del regime vigente a Mosca.

La geopolitica è una scienza che analizza le situazioni di conflitto effettivo o potenziale per il controllo di un territorio tra due o più attori politici, e si basa sul principio di realtà. Significa che, nelle proprie valutazioni, le coordinate di riferimento sono gli interessi e la forza (economica, militare ecc.) dei soggetti in campo, mentre poco spazio è concesso alle ideologie, alla natura dei sistemi politici o a valutazioni di carattere etico o morale. Siamo sicuri che sia sempre il modo migliore di indagare la realtà?

Intendiamoci, ogni scienza sociale compie delle scelte, e inevitabilmente lascia fuori delle lenti per interpretare la realtà a beneficio di altre. La domanda che voglio porre con questo post è se il principio di realtà sia sempre sufficiente a capire il mondo in cui viviamo, o se talvolta non possa essere utile affidarsi ad altri strumenti. La risposta la lascio a chiunque abbia voglia di rispondere nei commenti.


Originally published at lucalottero.wordpress.com on March 6, 2017.