IL LOMBALGICO

Il lombalgico lo riconosci a colpo d’occhio. Lo sospetti già nella sala d’attesa. Quando entra ne hai la certezza. La certezza che saranno venti minuti intensi, tosti.

Entra, si siede con difficoltà. A volte resta in piedi. Non sa neanche lui che fare di se stesso.

Negli occhi lo sguardo di chi a visto di tutto. Lo sguardo di sfida, sprezzante e convinto di essere un caso che nessuno, neanche uno sciamano siberiano con poteri magici, può porre rimedio.

Curare il lombalgico è un gioco da veri duri.

Essenzialmente ci sono due opzioni.

La prima. La facile. Quella sbrigativa e liscia. Prescrivi ciò che vuole e il tutto finisce in due minuti. Il più delle volte vuole cortisone o diclofenac/tiocolchioside. Rigorosamente iniezioni in muscolo perché “la sa dottor, la puntura funziona bene, le pastiglie non valgono niente”.

La seconda. La complessa. Una strada pericolosa e impervia. Implica fare domande di varia natura tipo “Soffre di altre malattie?” “Com’è comparso il dolore?” “La disturba anche di notte?” “POSSO VISITARLA?”

Come visitarla? Ma non vede che sto male? Cosa vuole visitarmi se non riesco a muovermi?

Lo convinci, lo spogli, lo visiti perché si, purtroppo è cosi, noi medici guardiamo anche con le mani, queste mani con cui comprendiamo i vostri disturbi.

Ti siedi e inizi a prescrivere la terapia che ritieni più opportuna.

Ma come? Ma non mi da il diclofenac che l’altra volta mi ha fatto tanto bene? No.

Ma come? Non mi manda dall’Ortopedico? No.

Ma come? Medicine in compresse? Ma l’altra volta la GM mi ha dato le punture che mi hanno fatto bene! No.

Le prescrivo il paracetamolo. — No, non mi fa niente.

Ma l’ha preso alla dose di 1000 mg ogni 8 ore? — Si, ma non funziona

Bene, allora le do l’ibuprofene. — Aaaah, lasci stare che mi ha fatto mal di stomaco che pensavo di morire.

Forse non l’ha assunto col gastroprotettore. Ha mai provato la nimesulide? — Non me ne parli che mi buttava giù la pressione!

Un mondo di sogni infranti.

Cosa diceva di aver preso l’ultima volta?!

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