Esperienze sensoriali al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna

LabUNDER
LabUNDER
Sep 8, 2018 · 5 min read

Nel corso dell’ultimo anno ho avuto la possibilità di conoscere un museo che parla di narrazioni di uomini, imprese, prodotti, innovazione tecnologica, scoperte e formazione: il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.

Ricordo la prima volta che lo visitai, circa due anni fa. Ero alla ricerca di un’istituzione museale bolognese che fosse intrinseca, nella collezione e nell’edificio, di storia e che venisse raccontata, in veste anche insolita, per poterla trasmettere nel contemporaneo. Scoprii, nella prima periferia della città, in via della Beverara, l’ex Fornace Galotti “Battiferro”, di circa 3000 metri quadrati, che dal 1997 conserva il patrimonio industriale cittadino e appena vi entrai ne rimasi assolutamente colpita per la sua immensità e densità di materiali esposti.

Oggi mi ritrovo davanti alla stessa porta d’ingresso del museo che la prima volta mi fece girare talmente tanto che entrai quasi capovolta.

Raggiungo la biglietteria costeggiando un lungo muro di mattoni a vista. Dopo aver ritirato il biglietto osservo un modellino in scala dell’edificio che mi espone le diverse sezioni ospitate sui tre livelli del museo e mi incammino per visitare il secondo piano.

Giunta a destinazione seguo il percorso dove modelli, ricostruzioni e strutture audio-video mi mostrano l’ingegnoso sistema idraulico artificiale della città che permise a Bologna di diventare, nel XV secolo, leader nella produzione della seta. Mentre sono attenta ad osservare un dettagliato modellino della città e dei suoi canali vengo sopraffatta dal rumore del modello, in scala 1:2, del mulino da sete bolognese. Mi avvicino al modello funzionante e rimango, ancora una volta, colpita da come il mulino e i bacchi da seta siano stati perfettamente riprodotti.

Quando il mulino cessa di funzionare proseguo nel percorso. La sala successiva è così grande e ricca di oggetti da dovermi fermare e riflettere per scegliere dove posare lo sguardo per prima. Decido di avvicinarmi ad una fotografia in bianco e nero riprodotta su un pannello espositivo nella quale occhi di operai sembravano osservarmi. Riconosco di poter dare un volto ai grandi imprenditori bolognesi di cui lo spazio ospita anche alcuni dei loro prodotti, diventati oggi simbolo della moderna città industriale: la macchina da tortellini Zamboni-Troncon, la moto FBM “Gabbiano” e le auto da corsa dei Fratelli Maserati.

Arrivata alla fine del percorso espositivo mi incammino all’uscita e salendo le scale, costeggiate da vetrate che mi permettono di osservare la zona circostante il museo, raggiungo il terzo piano. Un audio proveniente dalla “camera a tubi” — come gli addetti al museo la nominano — mi invita ad entrare nello spazio buio strutturato come un piccolo anfiteatro ed illuminato solo dai video didattici proiettati e da una luce indirizzata verso la riproduzione di un sole seguito dai pianeti.

Dopo aver appreso notizie sulla robotica decido di raggiungere il piano terra. Scendendo le scale e costeggiando il forno Hoffmann, raggiungo un grande macchina che in passato impacchettava medicinali. Accanto al macchinario è posizionata una colonnina con un bottone rosso, lo premo e la macchina prende vita per alcuni secondi. Successivamente attraverso una porta del forno e mi ritrovo al suo interno: nel lungo e soffuso corridoio cammino accanto a modelli, macchine e strumentazioni tecnico-scientifiche, provenienti dalle collezioni Aldini-Valeriani, la scuola tecnica più antica di Bologna, e grazie ai quali molti studenti appresero in passato la cultura meccanica.

Giunta sul lato opposto del forno attraverso una bassissima porta e mi ritrovo nel portico del forno Hoffmann: sette macchine funzionanti mi presentano la produzione bolognese tra gli anni 1940 e 1970, periodo in cui la città divenne leader interazione nel comparto del packaging. Mi avvicino a tutti i macchinari ed aziono i bottoni posizionati al loro fianco. Come la prima volta rimango affascinata dai molteplici movimenti che gli ingranaggi effettuano e li ascolto come se stessi udendo una melodia musicale. Mentre cammino nel portico mi sembra di osservare sculture sonore, ognuna con una storia diversa da raccontare.

Mi accorgo che la mia visita al museo è sempre stata accompagnata, oltre che dall’elemento visivo, anche e soprattutto, da quello sonoro. Qui, ho trovato la ‘narrazione’ che cercavo, tanto da essere spinta a creare un progetto di valorizzazione delle istituzioni museali storiche. Ho realizzato un dialogo tra passato e presente a partire proprio dai suoni industriali del museo, in quanto, come afferma il filosofo Giuseppe di Giacomo ≪(…) il patrimonio storico custodito in ogni museo è l’eredità dell’avvenire di un popolo; in tal senso, il museo deve essere inteso come “passaggio” tra una dimensione passata e un’apertura sul futuro≫.

Con il coinvolgimento del sound artist Francesco Privato a relazionarsi alla collezione museale e con l’interesse della Dott.ssa Maura Grandi, direttrice del Museo del patrimonio industriale, ad accogliere il contemporaneo nelle sale istituzionali, il progetto artistico, dal titolo IndustrialSoundMachine, ha preso vita. Francesco Privato si è dedicato alla registrazione dei linguaggi di sei macchinari di fabbrica esposti nel forno Hoffmann, trascrivendo la profondità dei diversi corpi sonori. I suoni sono oggi conservati nell’archivio sonoro consultabile al sito https://fuorifase.wixsite.com/fuorifase/fuorifase-archive con la finalità di amplificare le ‘narrazioni’ degli oggetti oltre le sale museali. I suoni meccanici prendono nuova vita anche nelle performance live dell’artista, dal titolo IndustrialSoundMachine — Evolution, che unisce ai loop industriali suoni contemporanei creando composizioni sonore di rilettura del museo.

Nel Museo del patrimonio industriale di Bologna si può creare un ponte di rapporti temporali diversificati e vivere esperienze sensoriali impreviste lasciandosi trasportare in un mondo che parla della storia del progresso tecnologico ma anche della nostra contemporaneità.

Articolo di Mara Vittoria Tagliati.


Museo del Patrimonio Industriale di Bologna

Via della Beverara, 123 // Orari: Dal 16 Luglio al 15 Settembre. Apertura solo su prenotazione per gruppi telefonando almeno 3 giorni prima dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 14:00 al 051.6356611. // Martedì-venerdì ore 9:00–13:00; Sabato e domenica ore 10:00–18:30 // Chiusura: Tutti i lunedì, 25 dicembre, 1° gennaio, 1° maggio e festività infrasettimanali.

IndustrialSoundMachine

progetto a cura di Mara Vittoria Tagliati e promosso dall’organizzazione artistica FUORI FASE — www.fuorifase.wixsite.com/fuorifase

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