Le Olimpiadi, lo so, eppure…

The Museum of Tomorrow — Rio de Janeiro — Photo © Getty Images/Mario Tama on rio.2016.com

Eppure premetto che questo post sarà un po’ bilioso, così, per fatti miei. Oppure perché di queste Olimpiadi vedrò davvero poco.

In famiglia abbiamo fatto una scelta, sul tema della televisione, per cui non abbiamo più alcun abbonamento, né abbiamo il digitale terrestre. Lo schermo, ormai non più catodico, si accende soltanto per servizi in streaming ma dove non ho lo sport.

Quindi a questo giro per me non sarà come con Londra, dove settantacinquemilioni di Canali messi a disposizione dalla TV digitale mi permettevano di seguire qualsiasi disciplina: dagli scontati 100m di Usain alla pistola ad aria compressa passando per tutto il resto e poi i commenti, gli approfondimenti, le curiosità, le amenità, le oscenità tanto deliziose che fanno parte della fiera olimpica.

Le Olimpiadi, lo so… ma pure il fuso orario non aiuta. Pur essendo abituato a seguire il baseball americano da Aprile a Novembre, e quindi a far tardi la sera, con Rio non posso permettermi di continuare il giorno dopo.

Un evento olimpico è un evento olimpico — perbacco — non puoi sperare di rimanere all’oscuro su quanto succede e guardare la differita. Ma scherzi? Io lavoro sui Social Media. Basterebbe anche soltanto Twitter per scardinare qualsiasi possibilità di demandare la visione…

E i più grandi eventi sono proprio la sera tardi, dopo cena.

Toc toc, dopo cena a Rio, che sta 5 ore indietro. A molti toccherà far tardi, mi sa.

E poi, sempre in mancanza dei milioni di Canali televisivi di cui sopra, mi perderò tutti gli eventi minori, quelli che se proprio proprio ci pensi bene incarnano il vero spirito olimpico.

Che cazzo te ne fai di guardare il torneo di Basket o quello di Tennis, ormai aperti ai professionisti che vivono i Giochi come una vacanza tra una stagione e l’altra?

È sulla maratona, l’hockey su prato, la scherma, il piattello, il lancio del martello, il salto triplo, il Taekwondo che si esaltano le Olimpiadi.

Quanti di voi diventano esperti come me di lotta greco-romana per due giorni? O che conoscono benissimo tutti gli Strasvaszviliii che sollevano pesi crescenti e provengono da quella parte d’Asia, o ex Unione Sovietica, che devi sforzarti per geolocalizzare sul tuo mappamondo mentale? Quanti fremono per l’incontro dei pesi medi tra il pugile cubano e quello irlandese, perché han visto l’incontro prima e il cubano è sicuramente un futuro campione?

Le medaglie ufficiali delle Olimpiadi di Rio 2016

Perché ve lo giuro, io adoro le Medaglie d’Oro, ma anche gli altri due sul podio non li schifo, per non parlar del quarto…

Ma sono comunque le medaglie degli sport minori che mi commuovono inevitabilmente, a volte straziandomi con lacrimoni da uragano tropicale, facendomi stritolare il cuscino del divano e mordere con rabbia il panino di supporto alla dodicesima ora di diretta.

Storie incredibili di sacrifici, di fatica e di preparazione senza uno straccio di appoggio economico. Ore, ore e ore di allenamenti, di gare su campi minori di fronte a un pubblico risibile.

Tutto per quella splendida, indimenticabile giornata in cui si partecipa alle Olimpiadi.

Amo le Medaglie d’Oro, e anche quelli sul podio, soprattutto certi argenti che, accidenti, non volevi che arrivassero Argento, perché avevano investito tutta una vita per stare un gradino più su ma poi, sul più bello, si son fatti soffiare il fato da uno scarto di centimetri, di secondi, di percentuali di voto.

Non parlo dei quarti classificati.

Di quelli ne ho sepolti nello stomaco a centinaia, forse migliaia. Ogni volta con loro ho perso anni di vita, maledicendo la spietata legge dello sport che in alcuni casi dovrebbe essere davvero decoupertiana fino in fondo e premiare tutti. Sì, tutti. Volemose bene. Bravi, tutti bravi. Venite, abbracciamoci…

E poi i retroscena che valgono più della gara stessa, che ne aumentano il sapore, la mettono in risalto scavandoti fuori tutto il pathos che avevi riposto quattro anni prima. Tutti quei retroscena con Rio non li saprò perché non avrò il ventitreesimo Canale olimpico dove seguire il palpitante racconto del canottaggio, o del surf.

Quel poco che riuscirò a vedere sarà tramite un Canale per noi poveracci mortali, che trasmetterà quello che per l’opinione comune sarà il meglio delle Olimpiadi, intendendo però gli eventi più commerciali delle Olimpiadi.


La polizia irrompe spesso nelle favelas. Photograph: Mario Tama/Getty Images © The Guardian

Quindi sono bilioso, stizzito, irritato e allora vado a scavare.

E scavando, senza tanto voler disturbare la gioia che normalmente si spande urbi et orbi dalle città olimpiche, si trova con molta facilità tutta la contraddizione tra una kermesse di luci, fasti e gloria e una realtà che la ospita dove invece miseria, malattie e corruzione la fanno da padrona.

È noto che le città olimpiche molto raramente abbiano goduto fino in fondo degli effetti di ospitare i Giochi. Tranne rari casi, di oculata programmazione, le Olimpiadi hanno a volte addirittura messo interi Paesi in ginocchio, basti pensare a quanto abbiano influito sulla crisi greca i Giochi di Atene.

Il Brasile del 2016 è, se vogliamo, ancor peggiore di quello che avevamo lasciato ai Mondiali di Calcio del 2014. Non mi voglio addentrare qui e adesso sulla situazione politica brasiliana ma vorrei ricordare: l’impeachment della presidentessa Dilma Rousseff, ormai alle porte dopo essere passato in Senato; la grave epidemia di zika, i cui effetti devastanti si vedranno davvero soltanto nei prossimi mesi e le costanti situazioni di estrema povertà, scontro sociale, che rendono questa nazione ogni giorno che passa sempre più uno Stato di Polizia. Su questo vi rimando al Guardian che ha pubblicato uno splendido reportage scritto da tre giovani brasiliani nel corso dell’ultimo anno di avvicinamento ai Giochi Olimpici.

Corruzione, sprechi economici, mancato impatto sociale.

Perché allora insistere? Perché, quando alcune nazioni e città hanno finalmente capito che il gioco non vale la candela e che il CIO adotta criteri di selezione delle sedi ospitanti che mirano soltanto al suo vantaggio? Norvegia, Boston e tanti altri hanno fatto passi indietro, si sono ritirate dalla candidatura, hanno detto NO!

Il CIO è padre e padrone della competizione, come è normale che sia, eppure dovrebbero cambiare i metodi di scelta della città ospitante, lasciando che a contribuire alla selezione vi siano anche organismi di controllo che valutino il contesto politico, le reali capacità organizzative e di assorbimento dell’impatto economico, per poi vigilare negli anni successivi che tutto venga portato avanti senza gravare sui soliti noti: i cittadini comuni.

E se facessimo le Olimpiadi ogni volta nello stesso posto?

Questa proposta è saltata fuori già da tempo, ma con Rio è tornata alla ribalta, ancor di più in questi giorni dove l’impatto dell’arrivo di tutto il carrozzone con la realtà esistente è davvero impietoso.

Lo so che non piacerà ai puristi, a quelli che la torcia deve viaggiare per il mondo e viaggiando unire i popoli.

Ma dove? Su quale pianeta? Questo dove domani saremo tutti collegati a naso all'insù per guardare la Cerimonia di Apertura tra sfarzi, colori e musiche mentre il numero di conflitti globali è in aumento, il numero dei morti in Siria non si riesce più a tenere e noi stessi, l’Italia, stiamo tornando in guerra, in Libia, per dare una mano a non ho capito bene chi e contro lo spettro di una holding del terrore che sa mimetizzarsi molto bene ovunque si trovi?

Insomma le Olimpiadi in un’unica città, sempre la stessa, non sono una cattiva idea. Pensateci bene: manterrebbero intatto il nostro spirito di sportivi, l’etica e l’epica delle varie discipline sarebbe tutelata e la location fissa permetterebbe di ottimizzare tutti i costi e i benefici dei Giochi, per l’ovvia ragione che mantenere e migliorare un impianto sportivo è molto meno costoso che costruirlo o riedificarlo ex-novo.

Non sta a me qui, oggi, anticipare come si potrebbe mai decidere quale sede sia la più idonea per ospitare le Olimpiadi ogni quattro anni, ma credo che sia davvero qualcosa di sensato, che impatterebbe sul mondo dello show business ma che mi pare più rispettoso di chi il mondo lo abita in maggioranza.

Ad ogni modo io non conto niente, quindi questa rimane un’opinione su un argomento temo che la maggior parte di voi la pensi diversamente da me.

E comunque domani i Giochi ci faranno dimenticare le crisi, le difficoltà, le paure, il dolore, le macerie… domani il mondo sfilerà, tutto, su una pista d’atletica, in una raffigurazione della pace che vorremmo e che per 17 giorni simuleremo lanciando attrezzi, correndo, nuotando e piangendo di gioia e di disperazione per un risultato sportivo.

Io, malgrado la mai tanto compianta scelta di tagliare con la televisione, so già che rincorrerò qualsiasi scampolo di questo evento sulle peggiori piattaforme di streaming. Drogato di sport e con un po’ di sana voglia di staccare la spina, che ogni tanto serve alla salute, così come soltanto lo sport riesce a farti fare.

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