Non so come gestire il futuro e qualcuno deve prendersene la colpa

La soluzione per un mondo complesso? Tornare indietro di 20 anni.

Oh voi non ci crederete, sembra incredibile anche a me, ma per l’ennesima volta qualche mamma preoccupata con molto tempo a disposizione ha ritenuto necessario dirci che l’abuso di qualcosa fa male.

Stavolta sul pulpito sale Linda Maggiori, che si definisce “mamma e scrittrice impegnata nella difesa dell’ambiente”, è sempre bello quando qualcuno dà senso alla propria esistenza soprattutto perché è riuscita a riprodursi. Linda ha la mia stessa età, tre figli, vive un’esistenza lontana dal logorio della vita moderna (ma col PC) ed è laureata in “ Scienze dell’educazione e Servizio sociale”, quindi immagino che sappia come crescere un bambino, io non ho certo una laurea triennale che lo attesta. Insomma, anche se siamo coetanei e viviamo in Italia non potremmo essere più lontani.

Linda ha un blog sul Fatto Quotidiano in cui scrive spesso di ambiente e sostenibilità, stavolta però ha deciso di farsi quattro passi nel luddismo, nella finta nostalgia dei bei tempi andati nel terrorismo psicologico.

Il nome dell’articolo è Tv e videogame: bambini dipendenti come alcolisti. L’alternativa?

Se un tempo i ragazzini invitavano i loro amici per fare torri con le costruzioni, leggere giornalini, razzolare per i prati, arrampicarsi sugli alberi, correre con le bici, oggi i bimbi si invitano a casa l’uno dell’altro per guardare uno schermo (tv, videogiochi, tablet o pc).

Di che tempo parliamo per curiosità Linda? Perché io ho 35 anni e ti posso assicurare che già in tenera età capitava di andare dall’amico col Nintendo per giocare un po’. Forse sto usando le mie esperienze personali per perorare una causa, ma è innegabile che i videogiochi siano in giro da qualche anno, eppure i bambini nei parchi ci vanno comunque. Permettimi inoltre di aggiungere che la situazione da te dipinta è anacronistica: i bambini oggi giocano in rete, forse neanche ci vanno dagli amichetti.

Si calcola che in media i bambini passano dalle 2 alle 6 ore al giorno davanti uno schermo (piccolo o grande che sia), e questo provoca dei cambiamenti nel cervello molto simili a quelli che si riscontrano in alcolisti e consumatori abituali di cocaina

Woah Linda, la tocchi piano.

Forse però è il caso di andare oltre le affermazioni semplicistiche che uno avrebbe tutto il diritto di sparare nel parchetto con le altre mamme, ma che non dovrebbero trovare spazio su sito internet letto ogni giorno da migliaia di persone.

Tutto si baserebbe sulla ricerca di Aric Sigman (uno famoso per vedere solo ciò che gli piace), ma credo che qua si sia fatta un po’ di confusione. Sigman ha affermato qualcosa del genere, ma è più noto per il suo allarme contro l’eccessivo tempo che i bambini passano di fronte a uno schermo.

L’analogia fra videogiochi e cocaina è un altro psicologo Steve Pope, che ha fatto questa sparata nel 2010. Gli ha riso dietro persino il TIME, citando articoli che mostrano come i videogiochi possano aiutare nella depressione, migliorare la vista, aiutare i soldati affetti da stress post traumatico, rendere meno ansiosi, violenti e asociali i bambini che giocano con i genitori… devo continuare?

E non voglio neppure iniziare a parlare dei videogiochi potenzialmente educativi o semplicemente molto belli e appassionanti, fidati, è meglio così.

Sigman viene anche citato in un articolo del Telegraph in cui invece si fa notare come i tablet possono aiutare a sconfiggere la scarsa propensione giovanile per la lettura. Secondo uno studio del National Literacy Trust i bambini che hanno accesso alla tecnologia e agli schermi touch hanno un vocabolario migliore e leggono di più.

Ma poi questa ricerca quanto è durata? Ha subito una peer review? Quali altri studi sull’argomento cita? Perché se vogliamo fare a gara di ricerche ho solo l’imbarazzo della scelta.

Ma torniamo all'articolo di Linda, per cui dopo due ore di televisione o videogiochi i bambini sono già sulla strada per diventare obesi, depressi e con il colesterolo degno di un sessantenne che mangia fuori tutte le sere. Secondo Linda una volta che avete trasformato vostro figlio in una specie di crackhead alla continua ricerca di stimoli, appena vi dirà che si annoia voi avrete fallito come genitori.

I bambini, come bulimici, ci chiedono di riempirgli il tempo di stimoli. Sentire un bambino che dice “che noia, e adesso che faccio?” è un campanello d’allarme. Vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa.

Ebbene sì cari genitori è solo colpa vostra se vostro figlio si annoia, sempre e solo colpa vostra che lo avete fatto giocare coi videogiochi invece di farlo correre libero nei prati! Perché è ovvio che un bambino alla continua ricerca di qualcosa da fare è un bambino malato, non una persona con una grande curiosità verso il mondo!

Parte poi l’inevitabile filippica contro la grande cattiva maestra: la TV. Rea di offrire programmi stupidi e bombardamenti pubblicitari, come se non esistessero programmi on demand, canali tematici interessanti o cose così. In una sorta di concetto binario dell’informazione in TV trovi solo roba tipo Ciao Darwin o lo schermo nero, nessuna sfumatura. Avete presente quelli che affermano tutti tronfi “Io non guardo la TV” e poi si spaccano di serie TV e filmati su YouTube? Qualcosa di simile.

Per fortuna poi qua Linda si rende conto di averla sparata troppo grossa e afferma che ogni tanto qualche DVD e un documentario ci scappano, perché lei l’informazione non la subisce passivamente, si informa. Ecco forse se si informava meglio evitata tutto il terrorismo psicologico della prima parte della sua bloggata.

Per fortuna c’è un momento in cui a Linda cade la maschera della famiglia felice del mulino bianco che preferisce impastare la farina che giocare tutti assieme a un videogioco e mostra il vero motivo di certe scelte.

Senza tv non ci sono limiti da dare, scenate da fare, pulsanti da spegnere.

Ah ora ho capito, non ti scoccia fare il genitore, ti scoccia fare il genitore moderno, ecco perché i tuoi figli vivono 20 anni nel passato.

Genitori, non cercate di far crescere i vostri figli in un ambiente ricco di stimoli e ambiguità, non professate una conoscenza basata sulla moderazione, sulla fiducia e sul rispetto, non insegnate il concetto di uso consapevole e di limite, non gestite il loro dissenso. Se non sanno che ci possono essere altre cose divertenti non dovrete sopportare le loro urla quando gliele toglierete.

L’ignoranza è felicità, come no, molto meglio se le cose uno le scopre da solo, senza che nessuno l’abbia mai avvertito di niente.

Tutto può far male, anche l’acqua, se ne abusiamo può uccidere. Quando questi bambini si troveranno di fronte alla realtà negata loro fino a quel momento c’è il serio rischio che facciano come gli studenti americani sedicenni che vengono in Italia e scoprono di poter bere liberamente.

Cercate di crescere bevitori responsabili e non potenziali ubriaconi che si credono astemi solo perché non hanno mai bevuto.

Che poi il problema è anche Il Fatto Quotidiano, che dà a queste opinioni poco informate e vagamente hipster lo status di cosa che è degna di essere pubblicata su uno spazio così visitato.