Perché ho sempre odiato Sonic

25 anni di relazioni complicate

In questi giorni Sonic compie 25 anni, il che vuol dire che avevo più o meno 10 anni la prima volta che sono entrato in contatto col porcospino blu e sono 25 anni che lo odio profondamente.

Fino al suo arrivo il mondo delle mascotte videoludiche era stato dominato da Mario. Un personaggio tranquillo, positivo, calmo e rassicurante che si muoveva a una velocità normale. Coi suoi baffoni, il suo positivismo, Mario era lo spirito degli anni ’80 e io gli rendevo onore giocando e rigiocando Super Mario World su Game Boy, quello vecchio, monocromatico, che se giocavi in auto la sera dovevi usare i lampioni per orientarti.

Poi arrivò questo tizio sbruffone, velocissimo, arrogante, che nei progetti originali doveva anche avere una ragazza, ma non una principessina rosa, una sventolona bionda di nome Madonna (giuro che è così). Sonic era il guanto sfida a Nintendo, era il nuovo, il rompere col passato, addio monetine colorate, avanti con gli anelli. Addio il saltellare sulle piattaforme, ora si corre. Sonic era la voglia di rompere col passato degli anni ’90.

Fu amore a prima vista, un amore, come spesso accade, intralciato dai genitori.

Dovete sapere che mio padre era uno molto avanti, uno che sosteneva la PC Master Race ancora prima che voi montaste la vostra prima scheda madre. Lui “non credeva nella console”, il suo univo vezzo fu l’Atari in finta radica, poi acquistò il Commodore 64, l’Amiga e infine i primi PC. La sua unica concessione fu, appunto, il Game Boy.

Per mesi lo trascinai in giro per negozi, mostrandogli le potenzialità del Mega Drive, decantando le doti della grafica e sottolineando la mancanza di titoli simili nel mondo PC. Non ci fu niente da fare.

Col tempo ha avuto ragione, peccato che in quegli anni non avere le console voleva dire davvero perdersi qualcosa, non come oggi che al massimo ti scappano un paio di titoli esclusiva, e questo volle dire anche passare la mia preadolscenza a elemosinare partite dagli amici e nei negozi (“Signore mi fa provare il gioco per vedere se comprarlo?”).

Col tempo Sonic diventò il simbolo della negazione, una parte della storia del videogioco che ho potuto vedere soltanto dalla finestra, facendomi stare simpatico l’odioso figlio dei nostri vicini al mare, un ragazzino ricchissimo e spocchioso che poteva contare su un parco titoli Sega invidiabile.

Per questo ogni volta che vedo Sonic mi sale nuovamente quel senso di frustrazione, per questo tutto sommato sono felicissimo che dopo gli esordi abbia incocciato una serie di fallimenti uno peggiore dell’altro, che ne hanno decretato la sconfitta e la sostanziale scomparsa dal mondo dei videogiochi che contano. Adesso è soltanto una vecchia gloria del passato, un periodo della nostra vita un po’ diverso che difficilmente tornerà, proprio come gli anni ‘90.

È un po’ come vedere che la ragazzina che tanto ti piaceva alle medie (e che ovviamente faceva gli occhi dolci a quelli più grandi) e diventata una gattara obesa con due divorzi alle spalle che condivide post sulle scie chimiche e su come gli animali la capiscano meglio degli uomini.

Maledetto bastardo blu.

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