Il Capodanno, un mese prima

Se è vero che tre indizi fanno una prova, posso provare che per me il Capodanno arriva un mese prima.

L’inizio del mio anno non è il 1 gennaio, come lo è per convenzione, né è il 1 settembre, come lo è per abitudine. In un modo un po’ misterioso, è il 1 dicembre che si mettono in moto le cose: vai a dormire che è tutto tranquillo e ti svegli che qualcosa è cambiato. E in una sorta di effetto valanga, le novità travolgono tutto rapidamente.

Se a dicembre 2013 ho dovuto fare marcia indietro — mio malgrado — e iniziare a smontare pezzo per pezzo tutti i miei piani, per ricostruirmi in un altro posto, a dicembre 2014 ho preso in mano il mio futuro e ho deciso di diventare freelance.

Dicembre 2015 è stato meno irruente e più saggio, mi ha invitato a rallentare, ad aspettare, a ragionare. Così mi sono ritagliata del tempo per ammassare idee e appunti, obiettivi e sogni, piani e desideri che a stare confinati in un piano proprio non ce la fanno. Ho fatto ordine, ho fatto spazio, ho sparso colori qua e là, ho ricevuto pochi regali ma tante sorprese.

Tirando le fila, ne è venuta fuori un sacco di roba, #tantaroba. Ciò su cui lavorare da domani, la parola d’ordine per tutto quello che farò nell’anno che verrà.

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